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Lega Nord, nuova bufera per l’affaire della Film commission lombarda

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Lega Nord, nuova bufera per l’affaire della Film commission lombarda

venerdì 11 Settembre 2020 - 09:26
Lega Nord, nuova bufera per l’affaire della Film commission lombarda

Arrestati tra gli altri i revisori contabili del partito a Camera e Senato per la compravendita di un immobile per ottocentomila euro. Salvini "Tranquillissimo: sono persone oneste e corrette". Tutte le inchieste sul Carroccio

Nuova bufera sulla Lega Nord: dopo la condanna per i 49 milioni di euro truffati agli italiani, lo scandalo dei camici nella Regione Lombardia e i vari arresti che sintetizziamo in fondo all’articolo, ieri sono stati arrestati tre commercialisti finiti ai domiciliari per la vicenda della Film commission lombarda.

“Siamo tranquillissimi – ha dichiarato con la consueta spocchia il capo del Carroccio Matteo Salvini – da anni cercano soldi in Russia, in Svizzera, a San Marino, in Lussemburgo, Liechtenstein, ma non ci sono. Conosco due delle tre persone, sono persone oneste, corrette e quindi dubito che abbiano chiesto o fatto qualcosa di sbagliato. Però, ho piena fiducia nella magistratura”.

E ha fatto la vittima dichiarando, a proposito del processo che lo attende il tre ottobre a Catania per sequestro di persona e abuso d’ufficio per la vicenda Open arms, “Io stesso vado a processo e sarà un processo politico”.

Poi, scordando la condanna per i 49 milioni truffati, ha dichiarato che la Lega Nord “i soldi che prende, li prende per le donazioni degli italiani, non andiamo a chiedere soldi ai russi, ai film… ma rispetto tutti e siamo tranquilli”.

I commercialisti ai domiciliari

Comunque i tre commercialisti vicini alle Lega Nord – Arturo Maria Scillieri, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, accusati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nell’ambito dell’inchiesta milanese sulla Lombardia Film commission per la compravendita di un immobile a Cormano nel Milanese -, sono da ieri agli arresti domiciliari. Con il cognato di Scillieri, Fabio Giuseppe Barbarossa.

Già in carcere da luglio per la vicenda Luca Sostegni – sottoposto a fermo quando si era scoperto che stava per fuggire in Brasile dopo aver tentato di estorcere trentamila euro ai tre commercialisti minacciandoli di rivelare ciò che sapeva – indicato come prestanome di Scillieri nell’affare da ottocentomila euro, gran parte dei quali sarebbero finiti ai tre professionisti contigui al partito di Matteo Salvini.

Di Rubba è infatti il revisore contabile del gruppo della Lega in Senato, Manzoni, svolge lo stesso ruolo alla Camera, mentre nello studio di Scillieri nel 2017 era domiciliata la Lega.

Tutte le inchieste sulla Lega Nord

Tra le ultime inchieste che hanno riguardato la Lega Nord quella su Paolo Arata – socio occulto del re dell’eolico Vito Nicastri, considerato tra i finanziatori della latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro -, indagato per corruzione insieme al sottosegretario leghista Armando Siri, che già nel 2014 aveva già patteggiato un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta.

Della Lega Nord è anche Edoardo Rixi, condannato in primo grado a tre anni e cinque mesi di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per l’accusa di peculato e falso nell’ambito dell’indagine sulle “spese pazze” in Regione Liguria.

I capigruppo leghisti alla Camera Riccardo Molinari e Paolo Tiramani, piemontesi condannati rispettivamente in Cassazione e Appello per le “spese pazze” alla Regione Piemonte. Mentre per quelle in Lombardia il monzese Massimiliano Romeo, ex consigliere lombardo e attuale capogruppo al Senato della Lega, è stato condannato in primo grado a un anno e otto mesi.

Il viceministro leghista all’Economia, Massimo Garavaglia, è indagato per danno erariale, e Gianbattista Fratus, sindaco di Legnano, è stato arrestato il 16 maggio scorso per corruzione elettorale e nomine pilotate.

Per la storiaccia dei 49 milioni di rimborsi elettorali truffati, poi, non solo la Lega Nord potrà restituirli in ottant’anni, ma chi ha commesso il reato, ossia Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito, non hanno pagato per via della prescrizione.

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