Mafia, interdittive +6,3%. La Sicilia si scopre, a sorpresa, in controtendenza - QdS

Mafia, interdittive +6,3%. La Sicilia si scopre, a sorpresa, in controtendenza

Maria Francesca Fisichella

Mafia, interdittive +6,3%. La Sicilia si scopre, a sorpresa, in controtendenza

giovedì 03 Dicembre 2020 - 00:10

Emesse dalle prefetture nei confronti di aziende controllate o condizionate dalla criminalità. Report Libera sui primi nove mesi del 2020: nell’Isola “appena” 178 contro le 306 del 2019

ROMA – In piena emergenza pandemica si registra un deciso aumento del numero di interdittive antimafia emesse dalle prefetture nei confronti di aziende controllate o condizionate dalle organizzazioni criminali. Nei primi nove mesi dell’anno il ministero dell’Interno ne ha registrate ben 1.637, alla media di 181 al mese, sei provvedimenti al giorno. La Sicilia ne registra 178, erano ben 306 lo scorso anno.

Nello stesso periodo del 2019 le interdittive, nel nostro Paese, erano state 1540, con un incremento del 6,2 per cento. Gli incrementi maggiori si registrano nel Molise con incremento del 366 per cento, segue la Campania con un aumento del 229 per cento. Segue la Toscana con +160 per cento, Emilia Romagna +90 per cento, Veneto +67 per cento.

In termini assoluti, prima la Campania con 468 interdittive, seconda la Calabria con 343 (in calo, erano 434 lo scorso anno). Per la prima volta l’Emilia Romagna (218 interdittive) scalza la Sicilia posizionandosi al terzo posto. Questi dati aggiornati a settembre 2020 dimostrano l’interesse delle mafie all’economia legale e ai flussi di denaro pubblico degli aiuti di Stato, con un’accelerazione negli ultimi mesi quando sono cominciati ad arrivare gli aiuti del governo alle aziende. è quanto emerge dal rapporto “La tempesta perfetta” a cura di Libera Associazioni e Lavialibera.

Cosa si intende col termine interdittive? Come spiega il rapporto: “Sono misure di prevenzione in capo ai Prefetti: quando usate con rigore, hanno fatto emergere (anche in territori di nuovi insediamenti della criminalità mafiosa e ‘ndranghetista) collusione, connivenze e frequentazioni tra imprenditori, mala politica e corrotti. Strumenti necessari che sono serviti per spezzare questi legami e per ridare respiro ai tanti imprenditori onesti nel nostro Paese.”

Ed ancora, si apprende dal rapporto, che nel primo semestre del 2020 l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia della Banca d’Italia (Uif) ha ricevuto 53.027 segnalazioni di operazioni sospette, le cosiddette “Sos”, che sono spesso l’anticamera a contestazioni più gravi in sede penale, in aumento (+3,6 per cento) rispetto a quelle pervenute nel periodo corrispondente dell’anno precedente.

La crescita complessiva del semestre è determinata dalle segnalazioni di riciclaggio, in aumento rispetto al primo semestre del precedente anno (+4,7 per cento), che hanno più che compensato le minori segnalazioni relative al finanziamento del terrorismo (da 395 a 250). L’incremento maggiore si è registrato nel numero di segnalazioni relativo a operazioni effettuate nel Lazio (da 4.905 del primo semestre 2019 a 6.759 di quello in esame, +38 per cento), in Sardegna ( da 609 a 835, + 37 per cento ), in Calabria (da 1.365 a 1.608, +17,8 per cento), in Campania (da 6.455 a 7.078, +9,7 per cento), in Puglia (da 3.017 a 3.292, +9,1 per cento), mentre registrano una diminuzione quelle relative alla Liguria (da 1415 a 1207, -14,6 per cento) e Lombardia (da 9.980 a 9.235, -8 per cento). Così anche la Sicilia che registra un -1,8 per cento di “segnalazioni sospette/riciclaggio”. Nel dettaglio, sull’Isola nel primo semestre del 2019 se ne contavano 3634, nel primo semestre 2020 se ne registrano 3565.

Dai dati la riflessione emersa, all’interno del rapporto è, che “sarà fortemente auspicabile (…) l’adozione di una strategia di prevenzione antimafia adattativa. Una strategia antimafia che tenga prioritariamente conto della necessità di non precludere o ritardare in alcun modo l’impiego delle ingenti risorse finanziarie che verranno stanziate. Si dovrà puntare a processi di lavoro in cui le Prefetture, (…) siano nelle condizioni di sviluppare opzioni (…) “adattabili”, consonanti con le esigenze che di volta in volta si prospetteranno.

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