Le interdittive antimafia salgono al Nord, la Sicilia è seconda - QdS

Le interdittive antimafia salgono al Nord, la Sicilia è seconda

Serena Giovanna Grasso

Le interdittive antimafia salgono al Nord, la Sicilia è seconda

sabato 19 Ottobre 2019 - 00:00
Le interdittive antimafia salgono al Nord, la Sicilia è seconda

Secondo elaborazioni Sole 24 ore, su dati Anac e ministero Interno, l’Isola con Calabria e Campania concentra il 57% del totale. Tra il 2016 e settembre 2019 sono stati emessi nei confronti delle imprese italiane quasi 3.800 provvedimenti

PALERMO – Oltre il 50% delle interdittive antimafia emesse dal 2016 allo scorso mese di settembre si è concentrato in sole tre regioni: in particolare, si tratta di Calabria (909), Sicilia (655) e Campania (610), quelle tradizionalmente più colpite dalle mafie; per un totale di 2.174, esattamente il 57% delle 3.782 interdittive emesse nelle venti regioni italiane. Dunque, secondo le elaborazioni condotte dal Sole 24 ore, incrociando i dati del ministero dell’Interno con quelli dell’Autorità nazionale anticorruzione (l’Anac, però, censisce solo le aziende che possono partecipare a gare pubbliche), nell’Isola si rileva il secondo dato maggiormente elevato a livello nazionale.

Sono particolarmente alti anche i numeri delle regioni del Nord: in particolare, Lombardia (263 provvedimenti), Emilia Romagna (234), e Piemonte (216). Circa il 50% delle interdittive totali hanno toccato aziende coinvolte in appalti pubblici. Le altre hanno riguardato imprese che non lavorano direttamente con la Pubblica amministrazione, come ad esempio ristoranti, bar e pizzerie.

Le interdittive sono uno strumento di prevenzione amministrativa di competenza del Prefetto, regolate dal Codice antimafia del 2011, in particolare dall’articolo 89 bis introdotto nel 2014. Sono state introdotte per impedire che la mafia e, in generale, la criminalità organizzata penetrino all’interno dell’economia legale. All’impresa colpita è vietato avere qualsiasi rapporto con la Pubblica amministrazione: dalla partecipazione agli appalti alla percezione di fondi o contributi, fino alle autorizzazioni commerciali; anzi, vengono meno anche le licenze già esistenti.

Il controllo del Prefetto scatta nel momento in cui un’impresa, che entra in contatto con la pubblica amministrazione, risulta sospetta. Le prefetture conducono un’istruttoria lunga mesi che mette sotto la lente d’ingrandimento vari aspetti: dalla parentela di amministratori o dipendenti con famiglie criminali ai rapporti economici, fino ai possibili condizionamenti. Ad ogni modo, occorre specificare che un’interdittiva è un provvedimento amministrativo che non si basa sulla certezza dell’infiltrazione mafiosa, ma su una valutazione probabilistica fondata su elementi di fatto specifici, concreti e rilevanti. Solo la certezza dell’infiltrazione mafiosa conduce, poi, alla condanna penale.

Negli ultimi anni, è aumentato in modo esponenziale il numero di imprese soggette ad interdittiva antimafia. Tra le regioni che hanno determinato l’incremento troviamo il ricorso maggiormente intensivo allo strumento da parte delle prefetture che hanno incrementato la collaborazione con pubbliche amministrazioni e procure. Inoltre, in questi anni sono aumentate le richieste di documentazione antimafia, sia per una maggiore attenzione delle pubbliche amministrazioni, sia perché è cresciuta la casistica delle attività per cui è obbligatoria la certificazione antimafia.

Le aziende colpite da interdittiva possono impugnare il provvedimento di fronte a Tar e Consigio di Stato. In questi anni, i provvedimenti adottati dalle prefetture sono stati in larga parte confermati dai giudici sia di primo sia di secondo grado.

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