Roma, 26 mag. (askanews) – Rinvigorita dai risultati delle elezioni amministrative, la maggioranza tira dritto sulla riforma della legge elettorale e si prepara a chiedere, domani in conferenza dei capigruppo, la calendarizzazione del testo entro giugno in aula alla Camera. Circostanza che permetterebbe di contingentare i tempi d’esame a luglio e centrare l’obiettivo dell’approvazione in un ramo del Parlamento entro la pausa estiva. L’opposizione parla di “forzatura” e chiede al centrodestra di tirare fuori il testo che si intende adottare come testo base, ovvero la proposta di legge firmata dai capigruppo Bignami, Molinari, l’ex Barelli e Lupi ma modificata nei punti più a rischio di incostituzionalità, anche alla luce delle osservazioni raccolte durante le audizioni.
“Se c’è un nuovo testo base perché iniziamo la discussione generale su un testo che di fatto loro stessi dicono che non c’è più?”, è la richiesta di Gianni Cuperlo (Pd) in commissione Affari Costituzionali dove oggi si sono svolte le ultime due audizioni sulla riforma (è stata la volta dei rappresentanti degli studenti). Richiesta appoggiata da Avs, M5s e Più Europa ma non presa in considerazione dal presidente della commissione Nazario Pagano (Fi), uno dei quattro relatori della riforma, che avvia come da calendario dei lavori la prima delle due giornate di discussione generale. “All’esito – spiega – i relatori trarranno le loro conseguenze, hanno già fatto approfondimenti, è probabile facciano le loro proposte. Sulle modalità, se intervenire con un testo o con emendamenti, non è stata assunta nessuna decisione”.
“Se la destra intende apportare modifiche sostanziali è ovvio che bisognerà ricominciare da capo con nuove audizioni”, osserva il capogruppo di Avs nella commissione Filiberto Zaratti. L’eventualità della riapertura di una nuova fase istruttoria, ad ogni modo, non impensierisce la maggioranza: “A me non risulta che sarà stravolto questo testo ma, se invece ci saranno modifiche importanti, io non ho nulla contro nuove audizioni”, dice Pagano spiegando che saranno valutate “in sede di ufficio di presidenza perché quello è il momento nel quale discutere”.
Oggetto questa mattina di una riunione degli sherpa del centrodestra, le modifiche sono: l’innalzamento dal 40 al 42% della soglia necessaria a far scattare il premio di governabilità (70 seggi alla Camera e 35 al Senato); l’abolizione del ballottaggio previsto, nel caso in cui nessuna coalizione o lista raggiunga la soglia necessaria a ottenere il premio di maggioranza, tra le due coalizioni che abbiano superato almeno il 35% dei voti; l’abbassamento del tetto massimo dei seggi che la coalizione che ottiene il premio può raggiungere: da 230 a 220 alla Camera, da 114 a 113 al Senato; una norma che preveda il proporzionale puro (quindi la non assegnazione del premio) nel caso in cui le elezioni restituiscano due maggioranze diverse alla Camera e al Senato. Dovrebbero restare fuori dal testo base – e quindi poi essere inserite in fase emendativa – le modifiche su cui la maggioranza sta lavorando in merito alla riduzione del numero di circoscrizioni all’estero.
Nessun accordo sull’eventuale modifica delle liste bloccate, su cui durante le audizioni è piovuta la critica quasi unanime di professori e costituzionalisti. Forza Italia, nel corso della riunione di questa mattina, ha ribadito il no all’ipotesi del presidente del Senato Ignazio La Russa (capilista bloccati e preferenze per gli altri candidati): “A quel punto meglio le preferenze”, puntualizza un parlamentare azzurro che segue il dossier. Il punto sarà con ogni probabilità rinviato all’esame in aula.
Intanto, sui tempi della riforma elettorale si comincia a ragionare anche a Palazzo Madama. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, interpellato sull’eventualità che la seconda lettura possa iniziare prima della pausa estiva non chiude: “Se c’è la volontà politica ci sono i tempi: non è un problema di tempi, il percorso, l’iter delle leggi prima di tutto è sempre figlio della volontà politica”.

