Home » Askanews » Stabilicum a rischio paradosso, potrebbe produrre stallo

Stabilicum a rischio paradosso, potrebbe produrre stallo

Stabilicum a rischio paradosso, potrebbe produrre stallo

Legge pare garantire maggioranza chiara solo con assetti e dati attuali (dei sondaggi)

Roma, 26 mag. (askanews) – C’è un possibile paradosso nella legge elettorale disegnata dalla maggioranza di governo, un sistema pensato per garantire stabilità che invece rischia di produrre stallo e larghe intese come il meccanismo attualmente in vigore. Le opposizioni denunciano il rischio di un premio “sproporzionato” e di fatto incostituzionale, se il vincitore dovesse avvicinarsi al 50%, ma a fronte di questo è possibile, curiosamente, anche uno scenario opposto, cioè quello di un sistema scritto per dare governabilità e che, invece, produce un ‘pareggio’. Di fatto, leggendo la relazione dell’ufficio studi parlamentare e incrociandola con i risultati delle due ultime elezioni politiche, sembra di capire che “Stabilicum” non avrebbe superato la prova né nel 2018, né nel 2022, almeno rispetto all’obiettivo dichiarato di garantire la stabilità. Il premio delineato nella proposta di legge all’esame del Parlamento sembra efficace solo ed esclusivamente nella situazione attuale, quella descritta dai sondaggi: un sistema di fatto bipolare, con due coalizioni sopra il 40% e quasi appaiate intorno al 45%.

Se si guarda alle elezioni 2022 è facile constatare che non solo il premio era inutile, ma sarebbe stato addirittura controproducente: il governo attuale è già ora il secondo più longevo di tutta la storia della Repubblica e si avvia ragionevolmente a diventare il più duraturo in assoluto, pur in assenza di “premi”. Non c’era bisogno di nessun ‘bonus’ al vincitore per garantire stabilità. Anzi, è vero il contrario: lo “Stabilicum” avrebbe dato all’attuale maggioranza di centrodestra meno deputati rispetto agli attuali 237, si sarebbe fermata intorno ai 220.

Ma, soprattutto, la legge disegnata dal centrodestra non avrebbe risolto i problemi nel 2018, quando dalle urne uscì uno stallo che produsse ben tre governi con maggioranze ogni volta diverse e che, poi, portò alla fine anticipata della legislatura. Lo “Stabilicum”, infatti, prevede un premio per la coalizione più votata, ma solo a condizione che superi il 40% dei voti. Sotto quella soglia, invece, si va al ballottaggio tra i primi due ma, di nuovo, solo se entrambi sono tra il 35% e il 40%. Se non si verificano queste condizioni il ddl prevede una ripartizione totalmente proporzionale dei seggi e, dunque, una situazione di stallo. Ora, nel 2018 la coalizione più votata fu quella di centrodestra, che però si fermò al 37% dei voti. Al secondo posto c’era M5s, con il 32% dei voti, quindi il centrosinistra intorno al 22%. Esattamente lo scenario che, nello “Stabilicum” porta alla ripartizione proporzionale, senza nessun ballottaggio e senza nessun premio.

E’ vero che le leggi elettorali condizionano anche l’assetto delle alleanze: i partiti tendono a decidere se correre da soli o meno anche in base alle “regole del gioco”. Ma la corsa solitaria del Movimento 5 stelle nel 2018 era dovuta ad una scelta identitaria che escludeva a priori alleanze con altri partiti: non c’erano le condizioni politiche per un accordo pre-elettorale tra i 5 stelle e una delle altre coalizioni in campo.

Di fatto la legge disegnata dal centrodestra sembra quasi “usa e getta”, nel senso che pare funzionare solo nella situazione attuale di sostanziale bipolarismo con le due coalizioni più o meno appaiate, almeno secondo i sondaggi. In questo contesto lo “Stabilicum” consentirebbe di evitare lo stallo – possibile con il Rosatellum, ma non scontato – attribuendo un premio allo schieramento che prende anche un solo voto in più dell’altro. Se poi i due schieramenti dovessero in futuro tornare a scomporsi si ricadrebbe in uno dei due scenari descritti sopra: o lo stallo del 2018 o, paradossalmente, la “riduzione” della vittoria come sarebbe capitato 4 anni fa.