La fine del fermo biologico non ha riportato i pescherecci di Mazara del Vallo in mare. Per la marineria siciliana, infatti, la ripresa delle attività resta ancora lontana, frenata da una situazione economica che, secondo i sindacati, rende difficile per le imprese sostenere i costi necessari per tornare a operare.
A lanciare l’allarme sono i segretari generali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Trapani, Giovanni Di Dia, Massimo Santoro e Leonardo Falco. Per le organizzazioni dei lavoratori, il termine del periodo di fermo non ha prodotto quella ripartenza che avrebbe dovuto rappresentare un momento di sollievo per il comparto.
Il caro carburante pesa sulle imprese
A incidere sulla situazione sono soprattutto i costi del carburante, insieme alle difficoltà economiche che interessano da tempo il settore e alle criticità strutturali rimaste senza soluzione. Il risultato è che la conclusione del fermo biologico, che avrebbe dovuto consentire alle attività di riprendere, non è stata sufficiente a rimettere in moto la flotta mazarese.
“Nonostante la conclusione del periodo di fermo biologico, per la marineria mazarese nulla è cambiato. Le attività non sono riprese perché non ci sono le condizioni economiche per farlo”, spiegano Di Dia, Santoro e Falco. Secondo i sindacati, il quadro mette sotto pressione non soltanto le imprese di pesca, ma anche l’occupazione collegata al comparto, in un territorio nel quale la marineria rappresenta da decenni una componente importante dell’economia locale.
I sindacati chiedono un confronto
Le organizzazioni sindacali contestano anche l’assenza di un confronto con le rappresentanze datoriali. Secondo Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, era stata richiesta l’apertura urgente di un tavolo per affrontare le difficoltà della categoria, ma senza ottenere finora risposte. Nel mirino c’è anche la gestione delle risorse che la Regione dovrebbe destinare alle parti datoriali per fronteggiare il caro gasolio. I sindacati chiedono che una quota significativa di questi fondi arrivi concretamente ai lavoratori.
“Vogliamo sottolineare il silenzio assordante delle parti datoriali, alle quali era stato richiesto con urgenza un tavolo di confronto per affrontare le emergenze del comparto“, affermano i tre segretari. E aggiungono: “Auspichiamo che, quando arriveranno i fondi da parte della Regione nei confronti delle parti datoriali per far fronte al caro gasolio, il 50 per cento vada ai pescatori visto il contratto alla parte”.
Confermato lo stato di agitazione
Di fronte allo stallo, i sindacati hanno deciso di mantenere lo stato di agitazione della marineria mazarese. Non viene quindi esclusa la possibilità di nuove iniziative di mobilitazione qualora non arrivino risposte alle richieste avanzate.
“Il fermo biologico è terminato, ma per i nostri pescatori e per le imprese non è cambiato assolutamente nulla”, sottolineano Di Dia, Santoro e Falco. Per le sigle sindacali, il problema non può essere affrontato soltanto attraverso interventi temporanei, ma richiede un piano capace di intervenire sulle difficoltà che stanno mettendo a rischio la tenuta economica del comparto.
“Ci ritroviamo con gli stessi problemi di prima, aggravati da un silenzio imbarazzante da parte delle associazioni datoriali che continuano a ignorare le nostre richieste di incontro. Non possiamo tollerare che si continui a fare orecchie da mercante sulla pelle di chi vive di mare”. La richiesta è quindi quella di un intervento immediato per evitare che la crisi si traduca in ulteriori conseguenze per imprese, lavoratori e famiglie. “Lo stato di agitazione resta fermamente confermato: pretendiamo risposte concrete e un piano d’azione immediato per salvare la marineria di Mazara del Vallo dal collasso”, concludono i rappresentanti di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil.
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