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Meno lavoratori parasubordinati in Sicilia ma crescono i redditi

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Meno lavoratori parasubordinati in Sicilia ma crescono i redditi

Michele Giuliano  |
lunedì 04 Luglio 2022 - 18:17

La Sicilia perde nell’ultimo quinquennio oltre 4 mila unità tra collaboratori e professionisti. I redditi però sono lievitati di quasi 50 milioni di euro l’anno, effetto della legge Fornero.

Cambiano le proporzioni nel mondo del lavoro siciliano dei lavoratori parasubordinati. Cambiamenti che non diventano rilevanti di anno in anno, ma che acquisiscono forma e spessore se solo si guarda in una prospettiva di medio periodo: in 5 anni, secondo i dati raccolti ed elaborati dall’Inps, dal 2015 al 2020 i collaboratori in Sicilia sono diminuiti di ben 9.752 unità, per un valore percentuale del -18,7%, mentre i professionisti sono aumentati di 5.706 unità, per un aumento in percentuale del 49,6%.

In totale sono 4.046 i lavoratori “persi”, un taglio che però non ha inciso su quelle che sono le entrate economiche della categoria, anzi. I redditi totali, infatti, sono cresciuti di poco meno di 46 milioni di euro, passando da quasi 734 milioni a circa 781 annui.

Se si vanno a guardare i dati in termini percentuali, l’aumento si attesta sul 6,2%, con una perdita in termini pecuniari, nella categoria dei collaboratori, dell’1,1%, e un maggior guadagno, tra i professionisti, del 39%.

Sul processo non sembra aver inciso in particolar modo la pandemia: anche tra il 2019 e il 2020 il fenomeno ha mantenuto il suo andamento: i collaboratori sono diminuiti di 344 unità, mentre i professionisti sono aumentati di 1.248.

Anche dal punto di vista economico, nell’anno del lockdown e dell’emergenza sanitaria è stato registrato un aumento delle entrate di circa 21 milioni di euro. In Italia, secondo l’osservatorio sui lavoratori parasubordinati, i professionisti e collaboratori iscritti alla gestione separata aggiornata dall’Inps, il numero totale di lavoratori parasubordinati contribuenti (professionisti più collaboratori) è passato da 1.434.856 del 2015 a 1.351.081 nel 2020.

Dai dati si nota una riduzione dei collaboratori dal 2015 al 2016 (-17,4%), una stabilizzazione nel 2017 (+0,1%), un incremento tra il 2017 e il 2018 (+2,4%), una lieve crescita tra il 2018 e il 2019 (+0,8%) e di nuovo una riduzione tra il 2019 e il 2020 (-1,7%).

I professionisti, al contrario, registrano una crescita dal 2015 al 2020 pari al 29,6%.

Insomma, la Sicilia si pone sostanzialmente sui dati medi della penisola, sia in termini numerici che economici. Dal punto di vista geografico, infatti, tra il 2015 e il 2020 la diminuzione rispetto alle tre grandi macroaree è la seguente: -5,6% al Nord, -7,5% al Centro, -4,3% al Sud. Tali variazioni sono dovute sia alle dinamiche del mercato del lavoro sia a interventi del legislatore. Innanzitutto, la riforma Fornero (legge 92/2012), che ha introdotto restrizioni sulle collaborazioni coordinate e continuative.

A seguire, il Jobs Act (dl 81/2015), che ha limitato, nel settore privato, l’utilizzo delle collaborazioni dette “a progetto”, lasciando sopravvivere le collaborazioni coordinate e continuative solo in ambito pubblico. Un effetto sugli andamenti del numero di collaboratori e professionisti, inoltre, è dovuto anche alle continue variazioni delle aliquote di contribuzione.

Se si guarda ai dati dl punto di vista del genere, la quota di donne è diminuita nella tipologia dei collaboratori, mentre è aumentata in quella dei professionisti: nel 2015 erano il 39,1% tra i collaboratori e il 41,9% tra i professionisti; nel 2020 tali valori sono rispettivamente 36,8% e 45,3%.

Per quanto riguarda l’età, nel periodo 2015–2020 il dato aggregato dei collaboratori e professionisti rileva che sono diminuiti del 14,1% gli under 30, del 5,9% i lavoratori tra i 30 e i 59 anni, mentre per quelli da 60 in poi si è avuta una lieve crescita (+2,4%).

Michele Giuliano

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