ROMA – La Sicilia si conferma al centro delle politiche nazionali di contrasto alla povertà. I nuovi dati diffusi dall’Inps, nel report pubblicato nel 2026 con aggiornamento dell’anno solare 2025, raccontano una realtà chiara: nell’Isola cresce in modo significativo il numero di famiglie che ricevono sostegno economico, ma cresce anche l’intensità degli aiuti.
Povertà e sostegno economico: come funziona l’Assegno di inclusione
È una fotografia complessa, che parla contemporaneamente di maggiore bisogno e di interventi pubblici più estesi. L’Assegno di inclusione, che ha sostituito il Reddito di cittadinanza, rappresenta oggi la principale misura di supporto alle famiglie fragili. Si tratta di un contributo economico destinato a nuclei in difficoltà, nei quali siano presenti minori, anziani, persone con disabilità o situazioni certificate di svantaggio sociale. Non è solo un sussidio: è legato a un percorso di reinserimento sociale e lavorativo, basato su requisiti economici e sull’adesione a programmi di attivazione.
Numeri record in Sicilia: quasi mezzo milione di persone coinvolte
In Sicilia i numeri sono particolarmente rilevanti. Nel periodo che va da gennaio 2024 a dicembre 2025, le famiglie che hanno ricevuto almeno una mensilità di assegno di inclusione sono state 187.323, per un totale di 494.256 persone coinvolte. Si tratta di quasi mezzo milione di cittadini, un dato che colloca l’Isola tra le aree con la maggiore incidenza di beneficiari in Italia. L’importo medio mensile si attesta intorno ai 716 euro, segno di un sostegno economico non marginale per i bilanci familiari. Il confronto con il 2024 aiuta a comprendere l’evoluzione del fenomeno. L’anno precedente le famiglie beneficiarie erano 156.204, per circa 414 mila persone, con un assegno medio di 643 euro. In un solo anno si registra quindi un aumento di oltre 30 mila nuclei e circa 80 mila persone coinvolte, accompagnato anche da un incremento dell’importo medio. Non si tratta solo di un ampliamento della platea, ma anche di un rafforzamento dell’intervento economico. Parallelamente cresce anche il supporto per la formazione e il lavoro, la seconda misura introdotta per accompagnare verso l’occupazione le persone tra i 18 e i 59 anni che non rientrano nei requisiti dell’assegno di inclusione. In questo caso il contributo è vincolato alla partecipazione a corsi, tirocini o percorsi di orientamento e ammonta a 500 euro mensili. In Sicilia i beneficiari sono passati da 23.663 nel 2024 a 37.779 nel 2025 , con una crescita vicina al 60%. È un dato che indica una maggiore attivazione, ma anche una domanda crescente di inserimento lavorativo.
Mezzogiorno e divari sociali: perché il Sud concentra più beneficiari
L’analisi complessiva dei dati mostra come la Sicilia si inserisca in un quadro nazionale fortemente sbilanciato verso il Mezzogiorno. Oltre due terzi dei nuclei che percepiscono l’assegno di inclusione si concentrano nel Sud e nelle Isole, e la quota sale ulteriormente se si considerano le persone coinvolte. Non è un caso: qui si registrano livelli più alti di disoccupazione, redditi medi più bassi e una maggiore presenza di famiglie numerose. A incidere sull’aumento dei beneficiari è anche il cambiamento delle regole introdotto nel 2025. L’innalzamento della soglia Isee a 10.140 euro ha permesso a più famiglie di accedere alle misure, ampliando la platea dei potenziali beneficiari. Allo stesso tempo, l’aumento degli importi, in particolare per il supporto formazione e lavoro passato da 350 a 500 euro, ha reso gli strumenti più incisivi. La lettura dei dati, però, non può fermarsi ai numeri.
Inclusione sociale e lavoro: la sfida per il futuro in Sicilia
Dietro le cifre emerge un quadro sociale articolato. Una parte significativa dei nuclei beneficiari include minori, anziani o persone con disabilità, segno che il sostegno pubblico interviene spesso in situazioni di fragilità strutturale e non temporanea. Inoltre, la dimensione media delle famiglie nel Sud è più alta rispetto al Nord, e questo incide sia sull’accesso alle misure sia sull’importo erogato. La crescita degli aiuti in Sicilia può essere interpretata in due modi complementari. Da un lato indica un aumento del bisogno sociale, legato a condizioni economiche ancora difficili. Dall’altro segnala una maggiore capacità dello Stato di intercettare queste situazioni e fornire risposte più adeguate.
Il vero nodo resta la prospettiva futura: trasformare il sostegno economico in opportunità concreta di lavoro e inclusione. In questo senso, il rafforzamento del supporto formazione e lavoro rappresenta una sfida decisiva. Se da una parte cresce il numero di persone coinvolte, dall’altra sarà fondamentale verificare quanti di questi percorsi si tradurranno in occupazione stabile. Per la Sicilia, più che altrove, il passaggio dagli aiuti all’autonomia economica resta la chiave per invertire una tendenza che, numeri alla mano, continua a essere profondamente radicata.

