Sono già trascorsi mille giorni dal maledettissimo 7 ottobre 2023, da quando Hamas e i suoi accoliti hanno attaccato Israele, penetrando nel suo territorio, commettendo brutalità inaudite, soprattutto su donne, bambini e anziani, facendo uso dello stupro unitamente alle più efferate violenze come strumento d’offesa. Sul terreno restarono 1200 vittime, di cui 859 erano civili inermi. Gli aggressori ritirandosi a Gaza, da dove erano venuti, portarono con loro nei tunnel 251 ostaggi, di cui 30 erano bambini. Le motivazioni del turpe gesto, offerte dai terroristi, furono una severa reazione alla politica attuata dallo Stato di Israele.
Antisemitismo e tensioni internazionali dopo il 7 ottobre
Nei mesi successivi i terroristi, smentendo loro stessi, tornarono subito a sporcarsi le mani di sangue, in tutto il mondo, commettendo violenza contro cittadini di altri stati, di fede ebraica. Dall’attacco alla Sinagoga di Toronto, al pestaggio dello studente avvenuto a Londra, alle famiglie massacrate su una spiaggia di Sydney ed in altri tantissimi posti nel mondo. Questi mille giorni, già trascorsi, sono serviti a dimostrare almeno due cose. La prima è che l’enorme rigurgito di antisemitismo in atto in tutto il mondo occidentale, relativamente poco ha a che vedere con quanto successo e succede a Gaza e quindi con la politica internazionale di Israele, certamente discutibile, ma sicuramente non unica causa dell’odio generalizzato contro gli ebrei e della conseguente determinazione di cancellare lo Stato ebraico.
Gli Accordi di Abramo e il nuovo equilibrio in Medio Oriente
Nazione che, invece, con gli Accordi di Abramo si è assunta l’iniziativa di voler imprimere un diverso assetto al Medio Oriente, con la normalizzazione dei rapporti con parecchi Stati Arabi, intralciando il disegno di islamizzazione che vede l’Iran capo fila, seguita dai gruppi terroristici in armi di Hamas insediati a Gaza, Hezbollah in Libano, Huthi di base in Yemen ed altri non meno sanguinari. Tutti uniti dall’ impegno di distruggere Israele. In molti ritengono evidente che l’Occidente prima si sia lasciato penetrare da informazioni sulla guerra e sulle sue vittime false e tendenziose, e poi pervadere da un rinnovato spirito antisemita. Sentimenti che sembravano una prerogativa esclusiva del secolo scorso. Invece non è così.
Il ruolo dell’Onu e le accuse sulle violenze del 7 ottobre
Il secondo evento è il cortocircuito che si registra ai livelli più alti delle Istituzioni sovranazionali, provocando dichiarazioni che devono far riflettere. Alice Edwards, giurista australiana e relatrice speciale dell’Onu sulla tortura ed altri trattamenti disumani e degradanti, di recente ha accusato alcuni colleghi del sistema delle Nazioni unite di aver tentato di bloccarla, anche intimidendola, per impedirle di pubblicare un documento nel quale venivano raccolte le accuse di torture, violenze sessuali ed altri atroci abusi, commessi in danno di donne israeliane durante l’attacco del 7 ottobre 2023. Lasciando sorgere il sospetto che presso l’Onu la tutela delle donne non sia per tutte sullo stesso piano.
Le polemiche sull’Iran e la tutela dei diritti umani
Del resto all’inizio dell’anno in corso non sono state poche le polemiche suscitate dalla elezione alla vicepresidenza della Commissione delle Nazioni unite per lo Sviluppo sociale, di una rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran, malgrado il noto atteggiamento del governo di Teheran nei confronti degli oppositori, nei confronti delle donne e dei soggetti a rischio di esclusione. Le reazioni di dissenso, anche molto colorate, non potevano mancare. Il vice direttore dell’Ufficio statunitense del Consiglio nazionale della Resistenza Iraniana ha detto che era stata posta una volpe a guardia delle galline.
Le riflessioni finali sui mille giorni dal 7 ottobre
La giornalista investigativa americana Lisa Daftari, specialista in affari esteri e politica mediorientale ha concluso un suo intervento ricordando che l’immagine dell’Iran come leader di una commissione sullo sviluppo e sulla tutela dei diritti è come uno schiaffo in faccia, per le donne iraniane che rischiano la prigione o peggio, solo per essersi tolte il velo. Il cortocircuito all’interno del sistema occidentale è emerso chiaro in questi mille giorni, ora occorre correre ai ripari se si vogliono evitare altri rischi di pericolosi incendi che partano dall’interno delle mura domestiche.

