Mobilità sanitaria, dalla Sicilia 237 milioni di euro “in fuga” verso le regioni del Nord - QdS

Mobilità sanitaria, dalla Sicilia 237 milioni di euro “in fuga” verso le regioni del Nord

Patrizia Penna

Mobilità sanitaria, dalla Sicilia 237 milioni di euro “in fuga” verso le regioni del Nord

giovedì 29 Agosto 2019 - 00:00
Mobilità sanitaria, dalla Sicilia 237 milioni di euro “in fuga” verso le regioni del Nord

In testa per indice di attrazione Lombardia ed Emilia Romagna. La nostra Isola è tra le sei Regioni col maggiore indice di fuga (6,5%). Cartabellotta (Gimbe)“Il denaro scorre da Sud a Nord”. Spampinato (Cimo) “I nostri ospedali non hanno appeal". L'impegno dell'Assessorato regionale alla Salute

I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, concretizzando il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale che include la mobilità attiva (voce di credito che identifica l’indice di attrazione di una Regione) e quella passiva (voce di debito che rappresenta l’indice di fuga da una Regione).

Le compensazioni finanziarie tra Regioni vengono effettuate secondo regole e tempistiche definite da un Intesa Stato-Regioni per rendicontare sette flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.

Nel 2017 il valore della mobilità sanitaria ammonta a euro 4.578,5 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome lo scorso 13 febbraio, previa compensazione dei saldi.

Mobilità attiva. 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a euro 200 milioni: in testa Lombardia (25,5%) ed Emilia Romagna (12,6%) che insieme contribuiscono ad oltre 1/3 della mobilità attiva. Un ulteriore 29,2% viene attratto da Veneto (8,6%), Lazio (7,8%), Toscana (7,5%) e Piemonte (5,2%). Il rimanente 32,7% della mobilità attiva si distribuisce nelle altre 15 Regioni, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (euro 217,4 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (euro 39,7). In generale emerge una forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.

Mobilità passiva. Le 6 Regioni con maggiore indice di fuga generano debiti per oltre euro 300 milioni: in testa Lazio (13,2%) e Campania (10,3%) che insieme contribuiscono a circa 1/4 della mobilità passiva; un ulteriore 28,5% riguarda Lombardia (7,9%), Puglia (7,4%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%). Il restante 48% si distribuisce nelle altre 15 Regioni. Più sfumate le differenze Nord-Sud nella mobilità passiva. In particolare, se quasi tutte le Regioni del Sud hanno elevati indici di fuga, questi sono rilevanti anche in tutte le grandi Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, testimoniando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento tra Regioni del Nord con elevata qualità dei servizi sanitari: Lombardia (-euro 362,3 milioni), Piemonte (-euro 284,9 milioni), Emilia Romagna (-euro 276 milioni), Veneto (-euro 256,6 milioni) e Toscana (-euro 205,3 milioni). Saldi. Le Regioni con saldo positivo superiore a euro 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di euro 100 milioni tutte del Centro-Sud. In particolare:

Saldo positivo rilevante: Lombardia (euro 784,1 milioni), Emilia Romagna (euro 307,5 milioni), Veneto (euro 143,1 milioni) e Toscana (euro 139,3 milioni) Saldo positivo minimo: Molise (euro 20,2 milioni), Friuli Venezia Giulia (euro 6,1 milioni), Provincia Autonoma di Bolzano (euro 1,1 milioni) Saldo negativo minimo: Provincia Autonoma di Trento (-euro 0,1 milioni), Valle d’Aosta (-euro 1,8 milioni), Umbria (-euro 4,17 milioni)

Saldo negativo moderato: Marche (-euro 43 milioni), Piemonte (-euro 51 milioni), Basilicata (-euro 53,3 milioni), Liguria (-euro 71,2 milioni), Sardegna (-euro 77,2 milioni), Abruzzo (-euro 80 milioni) Saldo negativo rilevante: Puglia (-euro 201,3 milioni), Sicilia (-euro 236,9 milioni), Lazio (-euro 239,4 milioni), Calabria (-euro 281,1 milioni), Campania (-euro 318 milioni).

 


 

Nino Cartabellotta (Gimbe)
“Il denaro scorre da Sud verso Nord”

 

“In tempi di regionalismo differenziato – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – il nostro report non solo dimostra che il denaro scorre prevalentemente da Sud a Nord, ma che l’88% del saldo in attivo alimenta proprio le casse di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, mentre il 77% del saldo passivo grava sulle spalle di Puglia, Sicilia, Lazio, Calabria e Campania. Anche se la bozza del Patto per la Salute 2019-2021 prevede numerose misure per analizzare la mobilità sanitaria e migliorarne la governance, difficilmente la ‘fuga’ in avanti delle tre Regioni potrà ridurre l’impatto di un fenomeno dalle enormi implicazioni sanitarie, sociali, etiche ed economiche”.

 


 

L’intervista del Qds al segretario regionale Cimo, Giuseppe Riccardo Spampinato
“I nostri ospedali non hanno appeal, non c’è la volontà di porre un argine”

 

La Sicilia sta certamente guadagnando terreno e, almeno sul fronte della qualità delle performance sanitarie, non è più fanalino di coda come un tempo. Eppure, i margini di miglioramento sono ancora molto ampi e c’è molto da fare.
“È di scarsissima consolazione il fatto di non essere gli ultimi. La realtà è che noi paghiamo un prezzo altissimo per la mobilità passiva e questo non da adesso ma da almeno vent’anni. Dati alla mano forniti dalla piattaforma regionale Prod siamo tornati ai livelli di mobilità passiva del 2011 per cui nessun trionfalismo. Ci siamo giocati in dieci anni circa due miliardi di euro. E ciò è tanto più evidente se andiamo a vedere quali sono le patologie per le quali i siciliani vanno a curarsi fuori regione: l’ortopedia, pediatria, l’oncologia e la chirurgia maggiore. Si tratta di un problema conosciuto. Non c’è stata la volontà di porre un argine, non si è mai programmato nulla che potesse dare una risposta ai siciliani. Ci fu un momento in cui si parlò dei poli di eccellenza: ortopedico, pediatrico e oncologico, per cui il problema era stato individuato. Solo che poi il progetto è naufragato e questi poli non sono mai decollati. Il San Marco di Catania doveva ospitare il polo ortopedico e così non è stato. Messina doveva ospitare il polo oncologico, Palermo doveva avere il polo pediatrico e così non è stato: cattiva programmazione, pessima politica, sperpero di denaro pubblico in un rivolo di ospedaletti che non si sa esattamente cosa debbano fare, ma mai connotarli con una eccellenza. Ci si chiede per quale motivo un siciliano dovrebbe scegliere di farsi operare qui quando con un semplice aereo si ritrova a Bologna, Milano dove ha certamente un parente o un amico pronto ad ospitarlo. Non c’è convenienza a restare, i nostri ospedali non hanno appeal, non si sono creati gli ospedali di riferimento. Non siamo stati capaci di creare un filtro che favorisca i siciliani a curarsi in regione e li dissuada dai viaggi della speranza. C’è un grave gap di comunicazione ed una ignoranza diffusa anche nella categoria dei medici di base: i medici che operano sul territorio svolgono un ruolo fondamentale,ma spesso non sono informati, non sono stimolati a sapere se una determinata patologia viene trattata in quel determinato ospedale. Una piaga sociale e culturale che ha prodotto una sorta di rassegnazione per cui “qui non c’è niente che funzioni”, cosa che non sempre è vera. C’è una mentalità sbagliata ma c’è anche una politica sbagliata che non ha fatto niente per correggerla”.

L’azione svolta dall’assessore Razza secondo lei sta andando nella giusta direzione?
“L’Assessore Razza ha spesso annunciato che avremmo fatto tornare in Sicilia le nostre eccellenze sanitarie che lavorano fuori regione ma oggi vedo solo un deserto da un punto di vista della capacità di attrazione sia di queste figure d’eccellenza che soprattutto di giovani medici, perché non stiamo facendo concorsi su posti di nuova istituzione, se non nelle aree di emergenza per tappare buchi storici di personale; vedo un deserto perché è vero che abbiamo fatto i concorsi ma stiamo solo stabilizzando ciò che storicamente è stato il precariato, per cui non stiamo garantendo un rinnovo generazionale. E sui primariati? Nulla che sia di vera attrattività per i nostri migliori medici che lavorano fuori regione. È come se si volesse annunciare la grande guerra per poi pretendere di farla con i fucili di plastica.

 


 

Alcuni punti fondamentali dell’attività svolta fino ad oggi
Sanità in Sicilia, l’impegno dell’assessorato alla Salute

 

Di seguito, alcuni dei risultati raggiunti dall’Assessorato per la Salute, guidato da Ruggero Razza, nel primo semestre 2019:
Lavoro, così si ripopolano gli ospedali – Va avanti la stagione dei concorsi avviata dal Governo Musumeci. Nel primo semestre 2019 è proseguito il processo di stabilizzazione dei precari (ad oggi hanno un impiego stabile oltre 4800 persone) e sono state completate le procedure concorsuali per 1274 figure professionali tra dirigenti medici, infermieri e operatori sociosanitari. Via libera anche che avvia i nuovi concorsi di bacino per ulteriori 1700 posizioni per infermieri e Oss, mentre attraverso le procedure di mobilità è in atto un progressivo rientro di professionisti che lavorano fuori dalla Sicilia.

Verso il nuovo ospedale di Siracusa, consegnata al sindaco Italia la relazione tecnica – Il documento, redatto per conto dell’Asp di Siracusa e su mandato della Regione siciliana, traccia le ipotesi delle aree da adibire a cantiere per consentire la realizzazione del nuovo nosocomio.

Il nuovo contratto dei manager del Ssr: più poteri ma maggiori responsabilità – Il documento prevede il rischio decadenza in caso di mancato conseguimento di alcuni obiettivi come lo snellimento delle liste d’attesa, misure anticorruzione, piena applicazione delle linee guida per evitare il sovraffollamento nei pronto soccorso e maggiore attenzione per tutte le attività connesse all’assistenza delle persone con disabilità.

Via libera al piano regionale delle liste d’attesa – La Sicilia è la prima regione d’Italia ad avere dato concreta attuazione agli indirizzi contenuti nel Piano Nazionale delle Liste d’Attesa, sottoscritto nel febbraio scorso in Conferenza Stato-Regioni. Il nuovo piano regionale prevede visite anche nelle strutture private, ambulatori aperti nei week end e in caso di necessità nelle ore serali, ma soprattutto totale trasparenza nella gestione dei tempi di prenotazione mediante un Cup per gestire le scadenze, mettendo in sinergia tutte le realtà anche operano in una provincia

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