Musei siciliani fermi a 30 anni fa: innovazione ancora una "chimera" - QdS

Musei siciliani fermi a 30 anni fa, così l’elefante Regione ha partorito il topolino

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Musei siciliani fermi a 30 anni fa, così l’elefante Regione ha partorito il topolino

Dario Raffaele  |
lunedì 30 Maggio 2022 - 12:52

Musumeci ha parlato di musei fermi a 30 anni fa. Ne abbiamo parlato con l'assessore ai BBCC Samonà e il dirigente generale Calogero Fazio

Anche il presidente della Regione Nello Musumeci se ne è accorto: “I Musei siciliani, tranne qualcuno, sono fermi a 30 anni fa, dobbiamo smettere di nascondere la polvere sotto il tappeto. Basta piangerci addosso”.

Aveva detto così pochi giorni fa intervenendo alla cerimonia d’inaugurazione del nuovo allestimento del Castello Grifeo di Partanna, nel Trapanese.

Musei siciliani: un’App per le prenotazioni

Noi del QdS ne avevamo parlato solo pochi giorni fa con l’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà: “Durante il periodo della pandemia abbiamo migliorato la qualità complessiva dei servizi dei parchi archeologici e dei musei, potenziando l’accessibilità, le proposte culturali e la tipologia dei servizi offerti. Per accedervi, abbiamo realizzato una app di prenotazione, tuttora attiva, grazie alla quale i visitatori possono prenotare l’orario e il giorno della visita, per evitare sovraffollamenti e rischi di restare fuori, ma anche per garantire visite contingentate e in sicurezza nel periodo più duro dell’emergenza pandemica”.

Ma se i Parchi archeologici si stanno mettendo al passo per offrire servizi adeguati e una esperienza di prenotazione immediata attraverso le App, lo stesso non si può dire per la maggioranza del sistema museale siciliano: tantissimi piccoli musei disseminati per il territorio, la maggior parte poco conosciuti agli stessi siciliani, difficili da raggiungere (nonostante gli immensi tesori contenuti).

Servizi aggiuntivi nei musei, nel 2022 attese le procedure per le nuove gare

Proprio in merito ai servizi aggiuntivi dei musei siciliani l’assessore Samonà ci diceva: “negli scorsi mesi si è definita la situazione dei Parchi archeologici di Segesta e Selinunte, dove adesso opera Coopculture. Ed è nostra intenzione affrontare la disciplina dei servizi aggiuntivi anche per i Parchi minori. Inoltre, nel 2022 partiranno le procedure delle nuove gare per i servizi aggiuntivi di quei luoghi che sono già scaduti”.

Indietro anche per le audioguide multilingua. “Tali servizi sono attualmente disponibili all’interno dei Parchi archeologici nei quali esiste una gestione dei servizi aggiuntivi; in particolare ad Agrigento, Naxos-Tarmina, Siracusa, Piazza Armerina, Segesta, Selinunte. In fase di perfezionamento negli altri siti”, ci dice l’assessore.

Biglietti integrati interprovinciali ancora una chimera

Ancora lontana poi la possibilità di avere biglietti integrati tra più musei (una realtà consolidata all’estero, quasi ignorata in Sicilia). Anche qui qualcosa si muove, ma è ancora troppo poco: “Si sta lavorando alla realizzazione di biglietti cumulativi anche tra enti diversi. Esemplare, in tal senso il biglietto unico per visitare a Palermo il Museo archeologico regionale Salinas e l’Orto Botanico che dipende dall’Università o, nella provincia di Enna, il biglietto cumulativo che prevede la visita dei siti archeologici che rientrano nel Parco di Morgantina e della Villa Romana del Casale insieme al Museo di Palazzo Trigona. Lo scopo finale, però, è prevedere biglietti integrati per più siti culturali anche di diverse provincie, in modo da permettere a tutti la possibilità di programmare al meglio la propria visita”.

Musei siciliani: una struttura pachidermica che partorisce un topolino

E se l’assessore definisce la politica dei Beni culturali in Sicilia, è il dirigente generale che gestisce tutta la parte organizzativa grazie al personale presente. Ne abbiamo parlato con il dirigente generale Calogero Franco Fazio. Dirigente che deve gestire una macchina composta da 2.096 dipendenti, di cui 797 custodi. Con una spesa per il personale che in questa maniera va a superare di gran lunga quella per la valorizzazione di musei e parchi archeologici. Considerando uno stipendio medio di 35.000 euro, è facile calcolare una spesa di più di 70 milioni di euro per il personale del dipartimento dei Beni culturali. E la spesa per la valorizzazione dei nostri tesori? Otto milioni e mezzo l’anno…

Di seguito l’intervista integrale al dirigente generale Fazio.

Quanti sono attualmente i custodi dei musei gestiti dalla Regione siciliana?

“La dotazione di personale di custodia al 1° semestre 2021 era costituita da 797 unità, di cui 521 impegnati in strutture dove è prevista attività notturna e festiva. Tale numero va decurtato di un 10% circa di personale che è andato in pensione alla fine dello scorso anno. Va rilevato che il numero dei custodi è, ad oggi, sottodimensionato in quanto deve coprire l’intero territorio regionale che, come si è già avuto modo di evidenziare, è costituito oltre che dalle grandi aree monumentali anche da numerosissimi siti dislocati su tutto il territorio regionale”.

È possibile una loro redistribuzione per garantire le aperture dei sabati e delle domeniche e dei giorni festivi? Quanti siti museali/archeologici regionali prevedono l’apertura nei giorni di sabato/domenica e festivi?

Il personale è attualmente distribuito su 6 giorni lavorativi con garanzia di presenza anche nei giorni festivi. Il sabato è giorno lavorativo soggetto a turnazione. L’apertura domenicale è ordinariamente soggetta a turnazione. Il personale, ad ogni modo, risulta sottodimensionato rispetto alle reali esigenze”.

Quanti sono i dipendenti dell’assessorato ai Beni culturali?

“Il totale dei dipendenti dell’Assessorato dei Beni culturali (Dipartimento, Soprintendenze, Parchi archeologici e Musei) risulta, al primo semestre 2021, di 2096 unità. Queste le indennità per previste per i custodi: 1) € 3.200.000 (vigilanza, turnazione, reperibilità, cambio turno), 2) € 800.000 straordinario”.

A quanto ammonta nel bilancio della Regione la spesa per la manutenzione?

“Per far fronte alle spese di manutenzione e valorizzazione il bilancio dell’Assessorato ha previsto, fino al 2021, tre capitoli di spesa: i capitoli 600 e 601 con una dotazione di 2.500.000/3.000.000,00 di euro e il capitolo 599 con una dotazione di € 3.000.000 per la valorizzazione”.

Dario Raffaele

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