BELPASSO – Le modifiche al progetto di coltivazione della cava Timpa di Pero dovranno passare dalla valutazione d’impatto ambientale. A deciderlo è stato nei giorni scorsi la Regione, con un decreto che fa seguito al parere dato a metà marzo dalla commissione tecnica-specialistica. L’istanza di variante era stata presentata dalla società che ha rilevato la gestione del sito contenente basalto dove a partire dalla fine degli anni Ottanta e fino a inizio anni Duemila operò una delle imprese del gruppo F.lli Costanzo, e successivamente la Siciliana Cave di Basilotta. Dal 2019, invece, a lavorare a Timpa di Pero è la Rem, impresa riconducibile all’imprenditore paternese Emanuele Caruso, attiva anche nel mondo dei rifiuti, con l’impianto di compostaggio di Catania, e nel settore delle bonifiche, con le delicate operazioni in corso a Biancavilla per la messa in sicurezza dalla fluoroedenite a monte Calvario.
Progetto di escavazione e recupero ambientale
La proposta della Rem prevede di scavare più in profondità i piazzali inferiori della cava, ricavandone ulteriore materiale da commerciare ma senza mettere a rischio la falda acquifera. Per l’impresa, i lavori, la cui durata è stimata in 15 anni e che verranno eseguiti con mezzi meccanici e soltanto in parte con esplosivo, saranno propedeutici anche alla preparazione del terreno per il futuro recupero ambientale. Terminata la coltivazione, la prospettiva è quella di trasformare la cava in un uliveto e in vigneti. Per riempire i vuoti, la società ritiene che la soluzione migliore sia quella di utilizzare rocce da scavo provenienti da altri siti, dopo avere verificato il rispetto dei parametri riguardanti le concentrazioni di inquinanti. Così facendo, tali materiali finirebbero di essere considerati rifiuto da mandare in discarica. La visione di Rem è compatibile anche con un altro progetto che la società ha presentato alla Regione per ottenere l’autorizzazione ambientale. Si tratta della realizzazione di un impianto di trattamento di rifiuti inerti.
Parere della commissione e iter VIA
“La commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale esprime parere di assoggettabilità a Via”, si legge nel parere della Cts allegato al decreto emesso dall’assessorato all’Ambiente. Quello della valutazione dell’impatto ambientale è un iter che viene avviato molto spesso quando a essere in ballo sono progetti che, per il tipo di lavorazioni che prevedono, potrebbero comportare conseguenze ai luoghi in cui saranno realizzati. Nel caso di Timpa di Pero, tuttavia, il passaggio è interessante perché nel recente passato attorno alla mancata esecuzione delle verifiche si era creata una polemica, finita anche all’attenzione dei tribunali amministrativi. La vicenda, di cui il Quotidiano di Sicilia si è occupato qualche anno fa, è ripercorsa all’interno del parere della commissione guidata da Gaetano Armao. I fatti riguardavano la fase in cui Rem, dopo essere subentrata a Siciliana Cave, ha presentato il progetto di prosieguo della coltivazione della cava a Belpasso.
Il precedente contenzioso sulla cava
Era il 2022 e la Regione, dopo avere esaminato i documenti presentati dalla società per stabilire l’esigenza o meno di sottoporre a valutazione d’impatto ambientale il progetto, aveva escluso tale necessità. L’iter in cui l’assessorato si era pronunciato era stato quello chiamato “verifica di assoggettabilità” e previsto nei casi in cui l’area oggetto delle escavazioni finalizzate alle estrazioni di materiale sia inferiore ai 20 ettari. Dai dati presentati da Rem, la soglia non veniva superata seppure per appena 750 metri quadrati. Tuttavia, successivamente la stessa Regione fece marcia indietro accusando la Rem di avere presentato dati errati.
Il provvedimento di revoca prese avvio “dalla trasmissione – viene ricordato nel parere della Cts – del Noe della determina del dirigente del Distretto minerario di Catania”, in cui si diceva che l’area destinata ai lavori di coltivazione non era di 199.250 metri quadrati, bensì di 263.324. Quindi ben oltre i 26 ettari. A quella revoca, la Rem replicò impugnando il provvedimento davanti al Tar. Il tribunale amministrativo diede ragione alla società, rimarcando da una parte che le dichiarazioni dell’impresa non potevano essere ritenute mendaci in quanto coerenti con quanto graficamente rappresentato nei documenti presentati alla Regione, ma soprattutto mise in evidenza come quest’ultima avesse agito ben oltre i tempi concessi per procedere in regime di autotutela. “Il provvedimento di annullamento avversato risulta illegittimo in quanto esercitato oltre il termine previsto dalla legge: in particolare, deve evidenziarsi che il provvedimento annullato risale al 26 aprile 2022, mentre quello che lo annulla è datato 23 aprile 2024”, scrissero i giudici.
Nuova fase per la cava Timpa di Pero
Storie ormai superate. A Timpa di Pero si è in procinto di modificare il progetto di coltivazione della cava, ma prima bisognerà valutare gli impatti ambientali. Su questo punto stavolta nessuno dovrebbe avere alcunché da obiettare.

