CATANIA – Si avvicina sempre di più il voto referendario sulla riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio e molti italiani decideranno alle urne se bocciare o confermare la riforma della giustizia promulgata dal governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni.
Nell’aula magna del Convitto nazionale Mario Cutelli a Catania, si è tenuto un incontro organizzato dal Lions club Catania host, guidato dal presidente Gaetano Aloisi, sul merito della riforma. Sono intervenuti l’ex sindaco di Catania ed esponente del Partito democratico Enzo Bianco, il professore Maurizio Caserta consigliere comunale del Partito democratico, Sebastiano Mignemi presidente della Prima Sezione Penale Corte di Appello di Catania, il professore Giovanni Grasso docente ordinario di Diritto penale e il professore Tommaso Rafaraci docente di Diritto processuale penale presso Unict e l’avvocato penalista Francesco Antille, presidente della Camera Penale di Catania.
Presente anche il sindaco di Catania Enrico Trantino. A moderare l’incontro è stato Carlo Alberto Tregua, direttore del QdS e decano dei direttori dei quotidiani italiani che ha commentato: “Comincia questa competizione ed è giusto che i cittadini vadano a votare. Secondo l’art. 48 della Costituzione votare è un dovere civico. Prima vengono i doveri e poi i diritti”.
Referendum sulla riforma della giustizia: il dibattito a Catania
A fare gli onori di casa Gaetano Aloisi, presidente del Lions club Catania host: “La nostra riunione non vuole essere istituzionale ma un qualcosa di servizio in vista della campagna referendaria. Noi vogliamo fare chiarezza in un momento importante per il cittadino, un argomento importante per tutti. Noi abbiamo a che fare con la giustizia che ci aspettiamo che sia giusta. Noi vogliamo una difesa pari e uguale all’istruzione della causa per un giusto processo. Il voto deve essere una convinzione nostra e non urlata”.
Separazione delle carriere e Csm: le critiche alla riforma
Ad aprire i lavori è stato il professore Giovanni Grasso, docente di Diritto penale e schierato per il “no” al referendum: “Innanzitutto vorrei dire che questo è il primo caso che una riforma costituzionale che prevede la modifica di sette articoli della Costituzione viene approvata senza una discussione parlamentare. Si è sempre detto che le riforme costituzionali devono avere un consenso più ampio rispetto alla maggioranza governativa. Per dichiarazione dei proponenti sulla riforma giustizia, questa non incide sui tempi della giustizia. Per la separazione delle carriere la Costituzione non dice nulla su questo. Se la Costituzione si è riformata si sono perseguiti altri obiettivi, come la scissione del Csm e istituita un’Alta corta disciplinare con criteri assai discutibili. Due magistrati saranno estratti a sorte e un altro terzo dal Parlamento in seduta comune. L’autonomia della magistratura è un bene prezioso ed è affidata al Csm. Il sorteggio fa perdere la rappresentatività dell’organo. Si tratta di una scelta discutibile e non accettabile e penalizzante per la magistratura togliendogli rappresentatività all’organo costituzionale. Strano nominarlo per sorteggio. Per i membri laici i problemi sono maggiori, perché vengono eletti con la maggioranza dei 3/5. Con la nuova norma non è più previsto e bisognerà fornire un elenco di magistrati a maggioranza. L’Alta corte disciplinare sarà penalizzante per i magistrati, si creerà una giurisdizione speciale con norme farraginose e discutibili. Abbiamo tanti profili di incostituzionalità della nuova disciplina. La riforma costituzionale deve rispettare i principi fondamentali della Costituzione. Tutto questo appare molto discutibile e gli organi di garanzia saranno indeboliti, indebolito lo stato di diritto che non può essere accettato”.
Di parere positivo il professore Francesco Antille, presidente della Camera Penale di Catania: “La massima garanzia è stata fatta quando il Parlamento ha scelto di evitare il colpo di mano, scegliendo di affidare la parola al popolo. Nessuno di noi potrebbe mai accettare che una partita di calcio, ad esempio, che in Italia Germania possa arbitrare un tedesco. Il cittadino deve essere giudicato da un giudice terzo e imparziale, libero da condizionamenti che garantisce garanzia rispetto ai suoi provvedimenti. Questa scelta, che qualche anno fa era avvenuta con la separazione delle funzioni, non c’era stata alcuna sollevazione popolare. Il sorteggio? Sono concorde che questa è una soluzione estrema ma è dettata dagli scandali, ma sono obiettivo e non dico che la magistratura è stata coinvolta, ma molti avvocati sì. In questo sottobosco verrebbe così molto limitato col sorteggio. Esso sembrava risolutivo e una soluzione radicalmente migliore per evitare veti incrociati e raccomandazione. Non si va in favore degli avvocati? No. Ai criminali? No, questa riforma va a favore della legalità. La riforma Nordio va approvata perché i magistrati vengono garantiti per la loro autonomie e il Presidente della Repubblica sarà a capo dei Csm. Questa riforma risolverebbe la tutela della autorità giudicante”.
Riforma Nordio: i dubbi sull’efficacia e sull’indipendenza della magistratura
è intervenuto anche il professore Maurizio Caserta, docente e consigliere comunale del Pd che ha alimentato i dubbi sull’efficacia della riforma Nordio: “Io sono qui perché esiste una disciplina chiamata economia costituzionale che spiega e dà valore alle norme costituzionali. È possibile dare valore alle norme, alcune ne possono avere un valore superiore alle altre. Gli indicatori ci sono su questa riforma della giustizia, tra questi l’efficienza, l’accessibilità e l’indipendenza. Questa riforma, per ammissione di Nordio, non ha nulla a che fare sui tempi della giustizia. Quanto costa l’accesso alla giustizia? Il linguaggio delle sentenze è oggetto di critiche da parte degli operatori del diritto. Sull’indipendenza ci sono due indicatori: interna ed esterna. Sull’indipendenza interna riguarda il rapporto tra i magistrati ed esterna invece il rapporto con la stampa e la classe politica. Chi sostiene la riforma ritiene che l’incremento di indipendenza sia positivo. Ognuno farà i suoi calcoli ovviamente. Il sorteggio? Penso che abbia vizi e virtù. Tra i vizi può succedere che tanti soggetti diversi con sensibilità e competenze molto diverse tra loro, una massa di soggetti molto diversi tra loro. Mentre il sistema elettivo si riunisce in gruppi per interesse, col sorteggio non ci sono maggioranze. Cosa succede? Il fenomeno della “cattura”. Chi è più forte o scaltro cattura tutti gli altri e fa una fazione. Il rimedio può essere peggiore del male e può comportare fazioni sulla base del potere. A mio giudizio questo comporta un meccanismo perverso che peggiora il male da cui si è partiti”.
Per confermare la riforma della giustizia il professore Rafaraci: “Non sono stati sottolineati i motivi sul perché è stata fatta la riforma Nordio. La separazione delle carriere è un tema che fu messo da parte. La riforma del giusto processo fu una grande riforma costituzionale. Il Pm nasce come rappresentante del potere esecutivo nella Francia illuminista poi il fascismo gli ha dato poteri giurisdizionali. Il PM non potrà mai rappresentare una terzietà se sta nella stessa carriera del giudice. Si poteva fare questa riforma sulla separazione delle carriere con una legge ordinaria? Mancava la maggioranza parlamentare per farla. La separazione delle carriere manca in Italia ed è un’eccezione negli Stati occidentali. Bisogna vedere quello che c’è scritto in questa riforma. Non c’è motivo di pensare che il Parlamento possa manipolare alcune norme. Indipendenza? Esiste quella interna ed esterna. Quella interna rende ogni magistrato libero davanti agli altri magistrati. Un giudice libero rispetto agli altri giudici. Quando un potere finisce per accorparsi si finisce con una deriva come i casi Palamara togliendo una libertà e indipendenza interna. È ridondante creare due Csm, però non si tratta di un colpo di mano. Con la Bicamerale, voluta dal centrosinistra, prevedeva la creazione della Corte disciplinare”.
Referendum riforma giustizia: perché votare sì o no
Sostenitore del no al referendum è il presidente della Prima Sezione Penale Corte di Appello di Catania, Sebastiano Mignemi che ha commentato: “Mi approccio a questa problematica come cittadino italiano. Non è tanto l’aspetto di subire una maggioranza semplice, ma la Costituzione è stata fatta per durare nel tempo. L’uso congiunturale, a seconda delle maggioranze, della Costituzione mi preoccupa fortemente. Abbiamo avuto una polarizzazione su un tema dove serviva una larga maggioranza. Ed è un forte danno verso il cittadino. La bicamerale? Non creava due Csm, che vuol dire indebolire questo organo e perde di credibilità. Il Csm ha un ruolo fondamentale per la nostra giustizia. La bicamerale prevedeva l’elezione dei magistrati. Dal 2022 abbiamo un Csm diverso, con materie adottate all’unanimità. Oggi c’è tanta unanimità perché dopo il 2019 sono cambiate le regole. La riforma Cartabia ha cambiato il regolamento con principi di trasparenza e garanzia. Il sorteggio? Se uno vale uno per i magistrati perché non vale per avvocati o docenti universitari. Il sorteggio avverrà tramite una lista fornita dal Parlamento senza esprimere un numero quantitativo di magistrati estraibili. Non è un capriccio di avere i 3/5 perché servono persone di qualità e di spessore. Il referendum c’è perché la riforma è passata con una maggioranza semplice. Serviva una maggioranza di 2/3, perché serviva ampio consenso sulle riforme costituzionali. Non è una partita di calcio questa riforma. Il Pm lo perderemo per dare una terzietà al giudice che è assoluta”.
Favorevole e per il sì al referendum l’ex sindaco di Catania ed ex senatore del Pd Enzo Bianco: “Voglio ricordare che è fondamentale andare a votare. Prima di fare propaganda elettorale, tutti abbiamo il dovere di andare a votare. È un referendum sulla giustizia che conferma una legge costituzionale su un tema centrale della giustizia e sul suo funzionamento. Non è una elezione politica. Io sono fondatore del Pd e convinto a sostenere il sì alla riforma. Questo referendum non segue le logiche d’appartenenza politica. Serve un segnale perché questa riforma della giustizia è necessaria, la situazione della giustizia non è soddisfacente. Il messaggio che deve passare è che serve una riforma. Sono convinto che il principio di una netta separazione di una magistratura requirente e giudicante sia fondamentale. Valutati i pro e i contro sono sostenitore del sì. Un cittadino non può essere indagato in maniera abnorme o essere assolto da un reato eliminato come l’abuso d’ufficio dopo sette anni”.
A intervenire anche il sindaco di Catania Enrico Trantino, schierato per il sì, ma ha avvertito: “Quello che voglio rimarcare è che molti non avvertono questa riforma come un qualcosa che ci riguarda. Moltissimi vengono imputati senza aver fatto nulla. Nel momento in cui un soggetto si rivolge al mio avvocato raggiunto da un’ordinanza restrittiva, se vado a parlare con il giudice, lui mi dice se ho parlato con il Pm. Quando si riportano le statistiche, è normale che una Costituzione con il tempo possa cambiare. Il Csm non può essere un organo rappresentativo ma un organo di alta amministrazione, perché fa gli interessi dalla società. La sentenza è la parte finale del processo. La cultura della giurisdizione deve essere di tutti, non solo dei magistrati. Purtroppo, in questo referendum si sta alzando con troppe castronerie da una parte e dall’altra. Con la separazione delle carriere e con il sorteggio decade il motivo per iscriversi all’Anm. Il sorteggio non capisco perché faccia male. Vengono sorteggiati i giudici della Corte costituzionale, perché non devono essere sorteggiati i giudici del Csm? Questa riforma non accelera i processi della giustizia, ma l’obiettivo è il riequilibrio. Molti magistrati in passato hanno sostenuto la separazione delle carriere come Gratteri o Di Matteo, oggi sono contrari. Anche io caddi in questo tranello e votai no alla riforma Renzi, il governo Meloni ci può fare antipatia, ma le riforme costituzionali restano”.

