Per uno studente che vive in un piccolo comune dell’entroterra etneo, andare a scuola può significare organizzare l’intera giornata attorno agli orari degli autobus. Bisogna raggiungere la fermata, calcolare i tempi di percorrenza e, una volta terminate le lezioni, riuscire a prendere una corsa che permetta di tornare a casa senza attese eccessive. Un’organizzazione che può diventare ancora più complicata quando gli orari dei mezzi non coincidono con quelli scolastici. È una realtà che riguarda anche l’Istituto di istruzione superiore “Ven. Ignazio Capizzi” di Bronte, dove 183 studenti su circa 700 provengono da altri comuni, oltre un quarto della popolazione scolastica. Una situazione che pone interrogativi sull’accessibilità dell’istruzione nelle aree interne e sulle possibilità di garantire a tutti le stesse opportunità formative.
Eppure, nonostante le difficoltà logistiche, il quadro che emerge dall’esperienza dell’istituto è quello di una scuola che cerca e trova soluzioni per non lasciare che la distanza diventi un ostacolo. Ne abbiamo parlato con Maria Gabriella Spitaleri, dirigente scolastica del “Capizzi”.
La vita degli studenti pendolari del dell’istituto Capizzi di Bronte
Gli studenti pendolari arrivano principalmente da Randazzo, Maletto, Cesarò, San Teodoro, Maniace e Adrano e, in misura più contenuta, da Biancavilla. Per alcuni di loro frequentare una scuola superiore significa necessariamente spostarsi fuori dal comune di residenza, dove non sono presenti istituti di secondo grado; per altri, il viaggio è legato alla scelta di un indirizzo specifico, non disponibile nel proprio comune.
“Le principali difficoltà le riscontriamo soprattutto con le linee di trasporto pubblico, che non offrono un servizio dedicato alle scuole ma hanno orari prestabiliti a livello ministeriale”, spiega Spitaleri. Il problema riguarda soprattutto gli studenti provenienti da Adrano che frequentano il liceo artistico e l’istituto professionale.
“Da noi le lezioni iniziano alle 8, ma questi ragazzi arrivano tra le 8:20 e le 8:30. Talvolta, se il pullman che li porta, proveniente da Catania, incontra traffico o altre difficoltà, arrivano anche alle 8:40”. Il risultato è che gli studenti rischiano di perdere buona parte della prima ora. L’alternativa sarebbe utilizzare una corsa precedente, che arriva a Bronte alle 7:10. “I ragazzi non possono stare in giro un’ora“, osserva la dirigente, sottolineando come questa soluzione sia difficilmente praticabile.
Per gestire i ritardi legati ai collegamenti, l’istituto tiene conto delle difficoltà dei pendolari. “I ragazzi sono autorizzati dai genitori e noi giustifichiamo il ritardo per pendolarismo“, spiega Spitaleri.
Le difficoltà non riguardano soltanto l’ingresso. Anche il rientro deve fare i conti con collegamenti che non sempre seguono gli orari delle lezioni. Per questo l’istituto concede agli studenti pendolari un’uscita anticipata di 10 minuti.
La situazione è ancora più delicata per alcune classi del professionale, che svolgono 40 ore settimanali e in determinati giorni terminano le lezioni alle 15 o alle 16. “Quando escono alle 15, l’ultimo pullman utile per quella fascia oraria passa alle 14:40. Questi ragazzi sono autorizzati a uscire quaranta minuti prima, perché altrimenti dovrebbero aspettare il pullman delle 16:30”.
Le difficoltà per partecipare alle attività scolastiche
La distanza può incidere anche sulla possibilità di partecipare alle attività che si svolgono oltre l’orario curricolare. Progetti, corsi di recupero e iniziative di potenziamento richiedono infatti tempi aggiuntivi e alcuni ragazzi devono utilizzare le ultime corse disponibili o organizzarsi con le famiglie per il rientro. Il “Capizzi” cerca di tenere conto di queste esigenze già nella programmazione.
“Facciamo in modo che i progetti inizino sempre subito dopo la fine delle lezioni, lasciando il tempo di fare una pausa insieme ai docenti, mangiare qualcosa e poi cominciare. Cerchiamo di dare a tutti la possibilità di partecipare“, racconta Spitaleri.
Nel frattempo, la scuola mantiene un confronto continuo con le aziende di trasporto per cercare soluzioni più compatibili con l’orario scolastico. “Ci confrontiamo sempre, ogni anno, sia con il trasporto pubblico sia con quelli dedicati. L’anno scorso c’erano degli orari molto difficili e siamo un po’ riusciti a trovare una via di mezzo”, spiega la dirigente.
Uno sguardo all’impatto sul futuro degli studenti
Nonostante le criticità, la dirigente Spitaleri non ritiene che il pendolarismo abbia un impatto determinante sulla scelta degli indirizzi o sulla continuità dei percorsi scolastici.
“Non abbiamo riscontrato casi in cui queste difficoltà logistiche abbiano inciso sulla frequenza o sulla motivazione. Non ci sono ragazzi che non vengono più a scuola perché devono viaggiare”, afferma. Anche la dispersione scolastica, precisa, registra numeri molto bassi nell’istituto: “Un’eventuale dispersione è dovuta a tutt’altri motivi, non agli spostamenti. Non c’è un impatto che incide sul fenomeno dell’insuccesso formativo o della dispersione“.
Il caso del “Capizzi” restituisce così un quadro in cui le difficoltà del trasporto pubblico convivono con la capacità della scuola di trovare soluzioni e mantenere aperte le opportunità formative. La flessibilità degli orari, le autorizzazioni concordate con le famiglie e il dialogo con le aziende consentono di affrontare molti dei problemi quotidiani. Resta, tuttavia, l’esigenza di un coordinamento più efficace tra istituzioni scolastiche, gestori dei trasporti ed enti pubblici, affinché chi vive nei comuni più distanti possa raggiungere la scuola e tornare a casa con tempi e modalità compatibili con le lezioni.
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