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I nuovi schiavi della Sicilia: la tratta cresce e lo sfruttamento ha il volto dei braccianti

I nuovi schiavi della Sicilia: la tratta cresce e lo sfruttamento ha il volto dei braccianti

L’Isola è la prima regione italiana per persone sfruttate: 550 nel 2025. Buona parte è impiegata nell’agricoltura

PALERMO – La Sicilia è la prima regione italiana per persone registrate nel Sirit, il Sistema informativo della Rete italiana antitratta del Dipartimento delle Pari opportunità. Lo dice il rapporto Istat “La tratta degli esseri umani in Italia” che prende in considerazione il periodo tra il 2021 e il 2025, nel corso del quale la nostra Isola ha conosciuto un incremento preoccupante, passando dalle 190 persone censite nel primo anno alle 550 segnalate nell’ultimo, con un rialzo del 189,5%. La Sicilia nel 2025 ha quindi scalzato l’Emilia-Romagna, che guidava la graduatoria nel 2021 e che oggi, invece, scende in seconda posizione con 437 soggetti.

È un dato che racconta la preoccupante evoluzione del fenomeno alle nostre latitudini e che pone forti interrogativi sul destino delle vittime di schiavitù che, di fatto, si trovano nel nostro Paese e che vengono spesso impiegate in attività di sfruttamento lavorativo, in particolare nel settore dell’Agricoltura, e sessuale. Secondo i dati dell’Istat, nel 2025 in Italia sono state censite 1.964 persone vittime di tratta. E per la prima volta la componente maschile ha superato quella femminile, con 966 uomini e 915 donne indicate nel rapporto. Anche la percentuale è cresciuta radicalmente, passando dal 33,0% del 2022 al 49,2% del 2025.

Tratta di esseri umani in Sicilia, cresce il numero delle vittime maschili

“La ricomposizione di genere” indicata dall’Istat ha “intensità territorialmente molto differenziata” e vede ancora la Sicilia in primo piano. Nella regione, tra il 2021 e il 2025, la quota maschile è raddoppiata passando dal 32,6% al 66%, seguendo la tendenza generalizzata dei territori del Nord Italia. La quota, infatti, triplica in Emilia-Romagna, è il quadruplo il Lombardia e cresce di cinque volte in Toscana, dal 12,1% al 55,9%. Di contro, in altre aree del Meridione, si conserva una prevalenza femminile. In Campania si parla del 66,9% di donne contro il 31,3% di uomini, mentre in Puglia le donne sono il 58,3% contro il 39,4% di soggetti maschili.

Minori vittime di tratta in Italia, aumento del 270% in cinque anni

Un altro capitolo che merita di essere analizzato è quello relativo ai minorenni vittime di tratta nel nostro Paese. I minori registrati nel sistema di protezione sono passati dai 47 del 2021 ai 174 del 2025, con un incremento pari al 270,2%. Si tratta di un fenomeno preoccupante perché, sottolinea l’Istat, la componente dei minorenni in condizione di schiavitù è in rapida ascesa, più di qualsiasi altro indicatore. Anche la loro incidenza è cresciuta, passando dal 2,0% al 4,9%. Questo parametro, dice ancora l’Istituto di statistica è “sistematicamente” più alto fra i maschi: 3,8% contro 1,4% nel 2021, 6,4% contro 3,6% nel 2025.

“L’aumento dei minorenni sul totale delle persone registrate è attribuibile interamente ai sedicenni e diciassettenni, la cui incidenza passa dall’1,5% al 4,2%”, si legge nel rapporto. Le altre classi di età rimangono invece invariate. L’Istat, invece, segnala “una crescita dell’incidenza dei maschi di 16 e 17 anni sul totale delle persone registrate (dallo 0,8% del 2021 al 3% del 2025) che corrispondono al 60,9% di tutti i minorenni registrati nel 2025. Le femmine della stessa età aumentano dallo 0,7% all’1,2%, con un percorso non lineare nel quinquennio”.

Le nazionalità delle vittime di tratta e i cambiamenti nel sistema di sfruttamento

A cambiare sono anche le nazionalità delle persone intercettate. Particolare è il caso dei soggetti di nazionalità nigeriana, che nel 2021 rappresentavano la componente più robusta del Paese di provenienza di persone inserite nel sistema di protezione con il 57,8% (1.387 casi su 2.398) e che nel 2025, invece, si riducono drasticamente al 18,2% con 641 casi su 3.520. Al contrario, i soggetti provenienti dal Bangladesh sono cresciuti in maniera esponenziale passando da 55 a 544 casi, diventando così la seconda cittadinanza. La crescita riguarda anche il Marocco, da 70 a 368 casi, la Tunisia, da 60 a 292, l’India, da 10 a 153, e l’Egitto, da 14 a 143. Nel complesso, il numero di Paesi rappresentati nel Sirit è passato da 67 a 84.

Ancora l’Istat segnala che “le cittadinanze sono fortemente segmentate per genere”. I soggetti provenienti dall’Africa occidentale figura una composizione femminile più alta del 90% e sono associati allo sfruttamento sessuale. La Nigeria comanda la lista con il 91,4%, seguono il Camerun con il 91,0% e la Costa d’Avorio con il 90,2%. Attenzione, però. Anche in questo caso Istat segnala una trasformazione dello sfruttamento sessuale, che non avviene più sul ciglio di una strada come in passato, ma “indoor” e “online”, forme che “sfuggono alle forme di intercettazione e individuazione da parte degli operatori”.

Di contro, dall’Asia meridionale e dal Nord Africa risulta una componente maschile che varia dall’81% al 97%, legata allo sfruttamento lavorativo. È il caso del Bangladesh con il 95,6%, dell’Egitto con il 96,9%, del Pakistan con il 92,4% e il Marocco 80,8%. Il Brasile, invece, è l’unico Paese presente nelle statistiche del Sirit in cui prevalgono le persone transessuali: il 78,0%, pari a 251 su 322.

Sfruttamento lavorativo in Sicilia: agricoltura e caporalato

Il “settore di attività” è rilevato dal 2024 ed è noto per 680 degli 853 casi di sfruttamento lavorativo accertato del 2025 (79,7%) e per 560 dei 652 del 2024 (85,9%). Quello dell’Agricoltura, come anticipato, è uno settori principali in cui, a dieci anni dall’entrata in vigore della legge italiana sul caporalato, i nuovi schiavi del Ventunesimo secolo vedono ancora sfruttate le proprie forze e dove viene carcerata la loro dignità. Questo filone costituisce da solo il 47,6% dei casi, seguito dall’edilizia con il 14,6% e dal comparto alberghiero e turistico con l’8,7%.

L’Istat, inoltre, segnala “l’esistenza di canali distinti per alcuni mercati dello sfruttamento”. Nei campi, per esempio, la maggioranza delle persone sottoposto a sfruttamento è costituita da tre cittadinanze (il 63,9% dei 324 casi): Marocco con 88 casi, India con 75 e Tunisia con 44. Il pensiero corre immediatamente alle cronache provenienti dal Ragusano, dalla piana di Catania e dalle zone più interne della Sicilia, dove la filiera approfitta della fame per reclutare manovalanza a bassissimo costo. Nel settore edile le prime tre cittadinanze sono Marocco (29 persone), Egitto (27) e di nuovo Tunisia (23), che arrivano al 79,8% dei 99 casi. La distribuzione non vale invece nel settore alberghiero e turistico, dove si segnala una maggiore eterogeneità.