Partecipate regionali, il lato più “oscuro” e insopportabile dello spreco pubblico - QdS

Partecipate regionali, il lato più “oscuro” e insopportabile dello spreco pubblico

Raffaella Pessina

Partecipate regionali, il lato più “oscuro” e insopportabile dello spreco pubblico

martedì 24 Gennaio 2023 - 06:00

Sui famigerati “carrozzoni mangiasoldi”, in Sicilia la politica non ha mosso un dito. Ignorato il monito della Corte dei conti: “Enti privi di sostenibilità economica”

Bocce ferme per tutte le società partecipate a partecipazione pubblica in Italia: al momento non si intravedono novità all’orizzonte.
La fotografia scattata dal Mef (ministero Economia e Finanze) resta ferma al 2019, ben tre anni fa. Eppure l’articolo 20 del dlgs. 19 agosto 2016, n. 175, “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica” (Tusp), prevede che, annualmente, entro il 31 dicembre, le amministrazioni pubbliche effettuino, con proprio provvedimento, un’analisi dell’assetto complessivo delle società in cui detengono partecipazioni, dirette o indirette, predisponendo un piano di riassetto per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione, anche mediante messa in liquidazione o cessione; approvino una relazione sull’attuazione delle misure previste nel piano di razionalizzazione adottato l’anno precedente.

In Sicilia la situazione non si discosta da quella nazionale: l’immobilismo registrato dalla politica su questo fronte non è una buona notizia dal momento che l’agognata riforma della pubblica amministrazione regionale dovrà passare necessariamente attraverso la revisione di tutti quegli enti satellite che gravitano attorno a Palazzo d’Orléans, e nei quali si perdono milioni di euro ogni anno per pagare strutture e consigli di amministrazione.

E non è un caso che sia divenuta nel tempo una consuetudine quella di riferirsi alle partecipate regionali come “carrozzoni mangiasoldi”, attorno alle quali si sono consumate le peggiori battaglie politiche, senza portare a compimento una vera riforma.

Per cercare di fare chiarezza il deputato regionale del Movimento Cinquestelle, Luigi Sunseri nel luglio 2021 ha presentato un dossier su cifre e dati inediti relativi a sprechi delle partecipate e degli enti siciliani e lo ha chiamato “Il lato oscuro della Regione”. Dal dossier emerge che in Sicilia sono 163 le aziende pubbliche controllate dalla Regione, delle quali molte hanno bilanci in passivo. L’elenco è lungo e corposo: 71 enti, 13 società partecipate, 24 organismi strumentali e 55 in liquidazione. In questo settore sono impiegati in totale 6.997 dipendenti, pari a circa la metà dei lavoratori diretti regionali.
Il solo personale delle 13 partecipate costa 235 milioni di euro, per il resto è stato difficile quantificare i costi. Per realizzare questo “Libro Bianco”, Sunseri ha dovuto girare per le sedi della Sicilia per un anno intero per raccogliere il maggior numero di dati, perché sulla carta i dati erano veramente carenti: “Siamo la Regione che probabilmente ha più enti e società di tutte le regioni d’Italia, da lì una montagna di nomine che permette alla politica di gestire il potere – aveva detto Sunseri nel corso della conferenza stampa di presentazione del 2021 – l’attività che ho portato avanti dovrebbe essere svolta dagli uffici dei dipartimenti della Regione, ma spesso sono manchevoli. Abbiamo un senso di impotenza, si tratta di un sistema che è marcio. Spesso facciamo esposti e denunce in Assemblea, ma non c’è reazione”.
Sunseri aveva anche spiegato che le maggiori difficoltà nel reperire le informazioni le aveva avute con “Sicilia digitale” e “Interporti siciliani”.

Dal dossier, insomma, è emerso che la montagna di sprechi si è reiterata nel tempo. E dire che proprio il taglio dei costi delle partecipate era una delle condizioni contenute nel famoso accordo tra Stato e Regione del 14 gennaio 2021. Se si fosse attuato la Regione avrebbe raggiunto gli obiettivi di una completa attuazione delle misure di razionalizzazione previste nel piano delle partecipazioni societarie e con la definitiva chiusura delle procedure di liquidazione coatta delle società partecipate e degli enti in via di dismissione.

Ignorato il monito della Corte dei conti: “Enti privi di sostenibilità economica”

Secondo il dossier che il Movimento Cinquestelle all’Ars ha presentato un anno fa, sono 55 gli enti in liquidazione di cui 7 società, il cui mantenimento in vita costa uno sproposito al cittadino.

Le società sono:

Cape Regione siciliana

Società partecipata posta in liquidazione nel 2012. Si occupava di gestione del risparmio costituita, nel 2006 da Cimino & Associati Private Equity (Cape) con una quota del 51 per cento e dalla Regione siciliana con il 49 per cento con l’obiettivo di investire nel capitale di rischio di aziende operanti nell’Isola.

Stretto di Messina “resuscitata”

Partecipazione minima della Regione: 2,58 per cento, in liquidazione dal 2013, la società aveva per scopo lo studio, la progettazione e costruzione di un’opera per collegamento viario e ferroviario tra Sicilia e continente. È stata riattivata dal Governo Meloni.

Biosphera

Società Gestione dei servizi pubblici, manutenzione e conservazione delle aree naturali protette, mantenimento dei servizi ambientali, partecipazione della Regione: 53,20%. In liquidazione dal 2013 e confluita nella Servizi ausiliari Sicilia, altra partecipata regionale.

Terme di Sciacca e Acireale

Entrambe a totale partecipazione regionale e sono state poste in liquidazione con la legge n. 11/2007.

Inforac

Nata nel 2007 per l’esecuzione della convenzione di Barcellona sulla protezione del Mediterraneo dai rischi dell’inquinamento e messa in liquidazione dopo soli due anni. Partecipata della regione al 100%.

Sicilia patrimonio immobiliare

La società è nata allo scopo di valorizzare il patrimonio immobiliare della Regione. Nell’era Cuffaro il governo regionale pensò di vendere una parte degli immobili di proprietà regionale utilizzando la Spi, società mista, al 75 per cento della Regione e al 25 per cento dei privati. Nel 2012, però, il governo Lombardo decise di escludere la società dalla gestione del patrimonio immobiliare. Nacque così un lungo contenzioso fra Regione e privati. Proprio a causa di questo contenzioso la Regione non poteva godere dell’uso dei dati contenuti nel censimento dei beni regionali, costato circa 100 milioni. Il costo dei commissari per sole queste 7 società è di 372 milioni annui. Inoltre restano ancora in corso le liquidazioni di: Eas, Ems, Espi, A.r.s.e.a., Aziende termali di Sciacca ed Acireale, 20 aziende di soggiorno e turismo e 10 consorzi Asi.

Questi infine i rilievi della Corte dei Conti: “Le partecipate regionali si sono dimostrate geneticamente prive di sostenibilità economica”.
E ancora: “Nonostante la consapevolezza della necessità di una priorità di razionalizzazione ‘alta’ dichiarata per quasi tutte le società partecipate nel piano, le soluzioni alle annose problematiche che persistono da tempo, continuano ad essere rinviate a futuri interventi”. Infine: “Non è ammissibile che siano mantenute società pubbliche se il mercato può rispondere in maniera adeguata ed efficiente alla domanda di beni e servizi proveniente dalla pubblica amministrazione”.

Il deputato Sunseri (M5s): “Dopo il mio dossier nulla di fatto”

Il Quotidiano di Sicilia ha sentito telefonicamente il deputato regionale pentastellato Luigi Sunseri per chiedere cosa è realmente cambiato da quando presentò un dettagliato dossier sulle partecipate regionali (ben un anno e mezzo fa), e se l’attuale governo regionale ha manifestato l’intenzione di intraprendere qualche iniziativa in merito.

“Ad oggi non è accaduto nulla – ci ha detto Sunseri – se non la nomina dei nuovi presidenti di alcuni enti e consorzi, ma di concreto sulle opere di razionalizzazione della spesa e del numero degli enti non è accaduto nulla. Venerdì scorso (13 gennaio) ho chiesto personalmente un aggiornamento in merito all’assessore Falcone in commissione Bilancio, e mi ha risposto che entro fine gennaio presenterà un documento che prevede la razionalizzazione delle società. L’occasione è stata la presentazione in commissione Bilancio del Defr, il documento di economia e finanza regionale. Ho chiesto come mai non vi fossero riferimenti in merito alle partecipate, perché solitamente si inseriscono almeno delle note nei riguardi degli enti. L’assessore ha risposto che presenterà un documento a parte a fine mese che tratterà questa materia. E sarà portato in commissione bilancio”.

Sunseri ha poi spiegato al QdS che ritiene “sia necessario un maggiore controllo da parte della Regione siciliana nei confronti di questi Enti sui quali vi è veramente poca trasparenza e che sono un enorme bacino per le nomine di presidenti e consigli di amministrazione. Comunque oltre questi dati che confermano la inattività del governo, che peraltro si è insediato da poco, bisogna capire bene come il governo vorrà muoversi e soprattutto se vi saranno novità sostanziali”.

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