Continuano a cambiare i criteri per le pensioni in Italia penalizzando il settore del lavoro. A fare il bilancio è la Ragioneria generale dello Stato nel consueto rapporto annuale sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario.
Pensioni, ecco come cambia fino al 2031 l’età pensionabile
Dall’anno prossimo e fino al 2031 l’età pensionabile aumenterà in maniera costante, secondo il report della Ragioneria generale dello Stato. Nel 2027 si potrà andare in pensione a 67 anni e un mese di età, nel 2028 con 67 anni e tre mesi. Nel 2029 si salirà a 67 anni e sei mesi mentre nel 2031 per poter uscire dal mondo del lavoro si dovranno compiere 67 anni e 8 mesi.
La pensione anticipata si potrà avere solamente con 42 anni e 11 mesi di contributi nel 2027, nel 2028 salirà a 43 anni e un mese, 43 anni e quattro mesi nel 2029, 43 anni e 6 mesi di contributi nel 2031, un anno in meno per le donne.
Balistreri (Cgil Sicilia): “Stipendi sempre uguali e pensioni più povere”
Sul tema è intervenuta al QdS.it Concetta Balistreri, segretaria generale del sindaco pensionati Cgil in Sicilia. “La cosa più grave è che l’età pensionabile continuerà ad aumentare – afferma – creando sicuramente un ulteriore divario tra popolazione attiva e quella pensionabile rendendo più difficile la possibilità di andare in pensione”.
Uno dei maggiori problemi riguarda gli stipendi, che si mantengono quasi sempre uguali mentre l’inflazione aumenta. “Negli ultimi 20 anni le retribuzioni non sono cresciute, solo una leggera crescita negli ultimi anni che però non è servito a recuperare il gap dell’inflazione arrivata al 13% e in alcuni casi ha sfiorato il 17% e le retribuzioni si sono fermate al 7%. Nel 2027 cominceranno ad andare in pensione quei lavoratori che hanno fatto sempre parte storicamente del precariato siciliano come LSU o ex articolo 23, che sono stati stabilizzati ma con stipendi ridotti e le pensioni saranno ancora più povere”.
Cosa fare per migliorare la situazione lavoro-pensione in Sicilia
Nell’Isola la situazione delle pensioni, in questo momento, può solo peggiorare. “Se pensiamo che già adesso tra la Sicilia e la media nazionale come pensioni c’è un gap di 3.000-5.000 euro, consideriamo quello che potrà accadere nel prossimo futuro”.
Le strategie per Balistreri sono diverse su cui intervenire come spiegato al QdS.it: “Bisogna lavorare sugli investimenti, sulle retribuzioni e sulla forza lavoro. Concretamente si rende necessario migliorare la flessibilità anagrafica sull’andare in pensione e le retribuzioni. Quest’ultime sono penalizzate da tante cose: part time, retribuzioni basse, forme contrattuali che si utilizzano come i CoCo (contratti di collaborazione) ovvero coloro che dovrebbero essere autonomi ma in realtà sono trattati come veri e propri dipendenti”.
Altro elemento importante per Balistreri è la continuità: “Avere un percorso assicurativo costante e continuo. Noi come Cgil abbiamo chiesto una pensione di garanzia per i giovani, cioè un limite nel quale non si può scendere nel calcolo delle pensioni in modo da permettere di coprire i periodi di vuoto del lavoro. Non parlo solo di Naspi, ma anche a forma di assicurazioni per gli stagionali e chi è a tempo determinato. E soprattutto per le donne che sono ‘costrette’ il più delle volte costrette a lasciare il proprio lavoro per potersi prendere cura dei figli o dei genitori anziani. Non abbiamo politiche sociali adeguate al bisogno e la Sicilia è una delle regioni che va velocemente verso il 30% della popolazione over 65″.
Sugli investimenti Balistreri precisa che bisogna “creare nuovi posti di lavoro, garantire la costanza nei posti di lavoro con retribuzioni adeguate”.
In Sicilia più pensionati che lavoratori
Altro dato allarmante in Sicilia è che la popolazione pensionata è più numerosa di quella che lavora. “C’è una differenza di 182mila lavoratori in meno. Essendo il nostro un sistema a ripartizione rischia di essere una situazione davvero insostenibile”.
Ci sono tante realtà siciliane dove over 60 sono costretti a rimettersi nel mercato del lavoro, certamente una cosa non semplice e che da un punto di vista pensionistico non aiuta. Per ultimo la vicenda del Conca d’Oro o le imprese del Sud della Sicilia. “Non ci sono politiche attive specifiche dedicate alla possibilità di reimpiego per questa categoria di lavoratori. Occorrerebbe la formazione continua per dare la possibilità a queste persone di riqualificarsi facilitando il nuovo ingresso nel mondo del lavoro. Le imprese tra un giovane da formare e un lavoratore ‘anziano’ qualificato preferiscono il primo lavoratore da formare perché costa di meno”.
“In questo modo i lavoratori saranno costretti ad andare in pensione a 70 anni e oltre“, continua Balistreri. Altro tema importante sulla situazione pensioni in Sicilia riguarda gli incidenti sul lavoro. “Se guardiamo i dati sulle vittime di incidenti sul luogo di lavoro possiamo vedere che nella maggior parte di casi si tratta di persone che hanno superato i 65 e i 67 anni. Ci sono edili o agricoli che per l’eseguita della pensione sono costretti a lavorare: un 67enne o un 70enne corre più rischi rispetto a una persona più giovane”.
“C’è una distanza, un delta – conclude Balistreri – tra le politiche attive sul lavoro e le vere esigenze del lavoro e la tutela dei lavori che preludono a un sistema di piccolo cabotaggio che non consentirà ai lavoratori di oggi di essere dei pensionati sereni domani con un impoverimento generale”.
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