PALERMO – In Sicilia i prezzi aumentano più della media nazionale e l’Isola si piazza al secondo posto tra le regioni italiane per crescita dell’inflazione ad agosto 2026. Il dato ufficiale è del 3,9%, contro il 3,3% dell’Italia. A Palermo e Catania il tasso arriva anch’esso al 3,9%. A pesare soprattutto sono energia, carburanti, casa e trasporti. È una fotografia che parla direttamente alle famiglie siciliane: ad agosto scorso il costo della vita è cresciuto più rapidamente rispetto alla media italiana.
Inflazione Sicilia, il confronto con le altre regioni
I dati definitivi dell’Istat mostrano infatti che l’inflazione nazionale è salita al 3,3% su base annua, dal 2,9% di luglio, mentre in Sicilia ha raggiunto il 3,9%. Nella graduatoria regionale riportata dall’Istat, davanti all’Isola c’è soltanto la Calabria, con il 4%. Subito dietro la Sicilia si trovano Campania, Puglia e Abruzzo, tutte al 3,7%.
La distanza con la media nazionale non è quindi marginale. Tra la Sicilia e l’Italia ci sono 0,6 punti percentuali. Può sembrare una differenza piccola, ma indica che nell’Isola i prezzi stanno crescendo a un ritmo sensibilmente più alto rispetto alla media del Paese. La classifica dell’Istat permette anche di capire quanto sia diverso il quadro nelle varie aree italiane. Dopo Calabria e Sicilia, troviamo Campania, Puglia e Abruzzo al 3,7%.
La Sardegna è al 3,5%, mentre Friuli-Venezia Giulia e Liguria sono al 3,4%. Marche e Veneto registrano anch’esse il 3,4%. Il Lazio è al 3,3%, esattamente come il dato italiano. Scendendo ancora, il Trentino-Alto Adige è al 3,3%, il Piemonte al 3,2%, Lombardia, Emilia-Romagna e Molise al 3,1%, la Toscana al 3,0%, la Basilicata al 2,9% e la Valle d’Aosta al 2,6%.
Palermo e Catania, inflazione al 3,9%
Il dato siciliano diventa ancora più interessante quando si guarda ai principali capoluoghi. L’Istat indica infatti Palermo e Catania entrambe al 3,9%. Le due città siciliane risultano quindi tra quelle con i tassi di inflazione più elevati nel confronto effettuato dall’istituto.
Il valore più alto è quello di Reggio Calabria, al 4,6%, seguito da Napoli al 4%, mentre Palermo, Catania e Rimini sono tutte al 3,9%. Ma che cosa sta facendo aumentare così tanto i prezzi? A livello nazionale, l’Istat individua soprattutto negli energetici il principale motore della crescita. I beni energetici aumentano infatti del 17,1% su base annua, dopo l’11,6% di luglio. Gli energetici regolamentati crescono del 18,6%, quelli non regolamentati del 17%.
Energia e carburanti, i rincari che pesano sulle famiglie
Alcuni aumenti sono particolarmente forti. Il gas di città e il gas naturale del mercato tutelato raggiungono il +31%, il gasolio per riscaldamento il +31,8%, la benzina il +16,3% e il gasolio per i mezzi di trasporto il +26,7%. Sono proprio queste voci a spiegare una parte importante della pressione che le famiglie avvertono sulle spese quotidiane. Non tutto, però, aumenta allo stesso modo.
Prezzi alimentari e carrello della spesa
L’alimentare continua ad avere una dinamica molto più contenuta: ad agosto i prezzi dei prodotti alimentari crescono dell’1% su base annua. Il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende anche i prodotti per la casa e per la cura della persona, sale dello 0,9%, in lieve rallentamento rispetto all’1,0% di luglio.
Trasporti e costi della casa fanno salire l’inflazione
A crescere con forza sono anche i trasporti, con un aumento del 6,1% su base annua. La divisione relativa ad abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili arriva invece al 9,1% e rappresenta il contributo più forte alla crescita generale dell’inflazione.
Costo della vita in Sicilia, la pressione sui bilanci familiari
Il quadro che emerge per la Sicilia è quindi quello di una regione nella quale l’aumento generale dei prezzi procede più rapidamente rispetto alla media italiana. Il 3,9% dell’Isola, il 3,9% di Palermo e il 3,9% di Catania fotografano una pressione sui prezzi particolarmente elevata, mentre il confronto con il resto d’Italia mostra differenze molto nette: si va dal 4% della Calabria al 2,6% della Valle d’Aosta.
E dietro quei numeri c’è una conseguenza semplice da capire: quando aumentano energia, carburanti, trasporti e costi della casa, una parte di questi rincari finisce per riflettersi sull’economia quotidiana. È per questo che il dato del 3,9% siciliano non rappresenta soltanto una percentuale statistica, ma la fotografia di una regione in cui, ad agosto 2026, il costo della vita cresce più della media italiana.
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