Un’integrazione di sei giornate lavorative, in attesa di capire se a livello nazionale e regionale si troverà il modo di valutare la possibilità di proseguire nel rapporto di consulenza che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni.
C’è questo all’interno delle decine di decreti pubblicati nei giorni scorsi dal dipartimento regionale della Funzione pubblica nell’ambito del progetto Mille esperti Pnrr. I provvedimenti interessano quegli esperti che nei mesi scorsi avevano dato la propria disponibilità ad andare avanti con l’assistenza, soprattutto tecnica, data alla Regione e agli enti pubblici che si sono avvalsi dei professionisti esterni per portare avanti la progettazione legata al Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma non solo.
Ultima proroga… forse
“Visto il contratto sottoscritto tra la Regione e l’esperto e relativi addendum avente a oggetto il supporto tecnico-operativo all’amministrazione committente nell’attività di gestione delle procedure complesse, in funzione dell’implementazione delle attività di semplificazione nel Pnrr da parte del dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, in qualità di amministrazione titolare dell’investimento Task force digitalizzazione, monitoraggio e performance”.
È questa la premessa che viene riportata in tutti i decreti con cui la Regione ha deciso di allungare fino al 30 giugno i rapporti di lavoro con i professionisti che sono stati selezionati per garantire in tutta Italia il raggiungimento dei target connessi al Pnrr.
Il Piano in Sicilia, così come nelle altre Regioni, ha previsto l’arrivo di una pioggia di soldi per finanziare una moltitudine di opere che, da qui a poco, dovranno essere rendicontate. Lo spauracchio fin dal primo momento è stato quello di non riuscire a usare i finanziamenti entro i termini fissati dall’Ue.
Scadenza a fine giugno, ma si vuole andare oltre il Piano
Il 30 giugno dovrebbe essere la data che sancirà l’interruzione del rapporto tra esperti e Regioni. Tuttavia, tanto tra gli esperti quanto nella pubblica amministrazione c’è chi ritiene che la partita non sia chiusa.
A marzo, per esempio, è stata la Conferenza delle Regioni, nel corso di una audizione in commissione Bilancio alla Camera dei deputati, a far presente la necessità di trovare un modo per andare avanti e non disperdere le competenze.
Il giudizio del governo
A livello nazionale a considerare positiva l’esperienza degli esperti arruolati con il Pnrr è stato lo stesso dipartimento della Funzione pubblica, che fa riferimento alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
In un recente report si legge che “il progetto Mille Esperti ha dimostrato che il rafforzamento della capacità amministrativa nel Mezzogiorno non è un obiettivo astratto, ma un risultato concretamente perseguibile quando l’investimento in competenze è mirato, qualificato e integrato nei processi organizzativi.
I dati – prosegue il dipartimento – evidenziano un recupero sensibile del divario territoriale in termini di riduzione dell’arretrato, accelerazione dei procedimenti e miglioramento della capacità di risposta amministrativa. Tale recupero, tuttavia, si colloca in un contesto strutturale ancora fragile, caratterizzato da riduzione degli organici, invecchiamento del personale e limitata capacità di investimento organizzativo autonomo”.
Sta proprio nella consapevolezza delle carenze della macchina amministrativa che caratterizzano molte Regioni – a partire dalla Sicilia – che si ritiene che “la prosecuzione dell’intervento non rappresenta una mera estensione di un’esperienza positiva, ma una condizione strategica per consolidare gli effetti già prodotti e trasformare un miglioramento congiunturale in una convergenza strutturale e duratura”.
Le sei giornate
In Sicilia, sin dal principio l’utilizzo degli esperti non ha riguardato soltanto i progetti da finanziare con il Pnrr, ma anche la normale attività ordinaria degli uffici. Spesso i professionisti si sono ritrovati a portare avanti le pratiche che altrimenti sarebbero rimaste arenate, per mancanza di figure adeguate nelle piante organiche delle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche.
L’ultima proroga, definita un “addendum” al contratto, prevede un’integrazione di sei giornate per un totale – considerata la paga di circa 500 euro giornaliere a esperto – di quasi tremila euro.
La sensazione però è che si tratti di una storia che potrebbe ancora andare avanti, seguendo il principio per cui come alcuni progetti in principio finanziati con il Pnrr sono stati poi spostati su altre fonti di finanziamento così gli esperti chiamati per il Piano potranno tornare utile – come dimostrato in questi anni – anche per altre cause.
“Un secondo ciclo di investimento orientato al consolidamento della standardizzazione e alla preparazione della digitalizzazione integrata consentirebbe di stabilizzare le competenze acquisite, diffondere le pratiche organizzative più efficaci e rafforzare in modo permanente la resilienza amministrativa dei territori”, è il pensiero del dipartimento nazionale della Funzione pubblica.
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