Politiche urbanistiche e sostenibilità ambientale - QdS

Politiche urbanistiche e sostenibilità ambientale

Dario Immordino

Politiche urbanistiche e sostenibilità ambientale

venerdì 05 Febbraio 2021 - 00:00

La Sicilia è tra le prime regioni in Italia per consumo di suolo

In una fase di grave carenza di risorse pubbliche diventa essenziale la gestione efficiente delle politiche pubbliche, come quelle urbanistiche, che consentono di incidere sui fattori strategici dello sviluppo socio – economico: diritto all’abitazione, grandi infrastrutture, politica agricola, servizi pubblici locali, sistema dei beni culturali e del paesaggio, tutela dell’ambiente, localizzazione di opere pubbliche, impianti, attività. Si tratta, peraltro, di ambiti centrali nella “nuova” strategia europea, destinatari delle ingenti risorse del cd Recovery plan e dei fondi strutturali 2021 – 2026.

La Sicilia dispone di un’ampia competenza legislativa ed amministrativa in materia, che le consentirebbe di adattare la disciplina normativa e l’assetto urbanistico alle specifiche esigenze territoriali, attraverso norme e provvedimenti in grado di conciliare sviluppo economico, solidarietà sociale e repressione degli abusi, garantendo al contempo il fondamentale diritto all’abitazione e la salvaguardia delle esigenze di tutela e valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche e di infrastrutturazione razionale.

Ed infatti da anni i disegni di legge e i documenti di programmazione in materia proclamano obiettivi impegnativi ed ambiziosi: riqualificazione delle aree metropolitane, strutturazione di un sistema urbano equilibrato e policentrico, gestione oculata e sviluppo del patrimonio naturale e culturale, promozione di politiche di rigenerazione urbana e di politiche territoriali integrate e trasversali in grado di coniugare competitività, sostenibilità ambientale e qualità della vita, valorizzazione delle risorse socio-economiche, culturali e identitarie delle aree interne, riduzione degli squilibri territoriali e incremento della capacità attrattiva del territorio regionale, integrazione tra zone urbane e peri-urbane e rurali in un’ottica metropolitana.

Tuttavia i recente rapporti dell’Istituto nazionale di urbanistica sul territorio siciliano documentano il crescente consumo di suolo, l’inadeguatezza cronica delle infrastrutture e del sistema dei trasporti, la cura insufficiente delle parti più pregiate del territorio come quelle costiere, il dilagare dell’abusivismo, la difficoltà di pianificazione dei territori comunali e dell’area vasta, le rilevanti lacune delle politiche di gestione dei rischi (sismico e idrogeologico innanzitutto) e di tutela del paesaggio, la sostanziale inefficacia del sistema di pianificazione urbanistica.

La Sicilia è tra le prime regioni in Italia per consumo di suolo, è l’unica grande regione priva di una disciplina organica di governo del territorio, non riesce a sfruttare le potenzialità di un invidiabile patrimonio culturale e di un territorio rurale che conserva ambienti incontaminati e una notevole biodiversità.

Ciò è in parte dovuto alle lacune della legislazione regionale, che risulta per lo più incentrata su misure di sanatoria e condono e interventi contingenti, spesso occasionati da eventi calamitosi, trascurando invece rilevanti profili quali l’aggiornamento degli strumenti urbanistici comunali, l’identificazione di strategie e programmi a lungo termine, la razionalizzazione del consumo di suolo, la salvaguardia della sicurezza degli ambienti urbani da fattori di rischio idrogeologico e sismico, l’introduzione di strumenti di flessibilità in grado di adeguare tempestivamente la pianificazione ai mutamenti socio-economici del territorio.

All’insuccesso della politica urbanistica regionale hanno contribuito anche la separazione in compartimenti stagni delle competenze in materia urbanistica e ambientale e le difficoltà di coordinamento tra la pianificazione paesistica e quella territoriale, la divaricazione tra le prescrizioni normative e le pratiche di trasformazione urbana, la lentezza e farraginosità delle procedure, l’inefficienza delle attività di controllo sulla pianificazione comunale e sugli adempimenti rimessi ad altri enti, organismi ed amministrazioni.

Il concorso di questi fattori ha determinato un quadro territoriale frammentato “in tante strategie di pianificazione quanti sono i Comuni siciliani”, l’utilizzo diffuso di strumenti urbanistici comunali datati e non adeguati al nuovo contesto economico-sociale, il proliferare incontrollato del fenomeno dell’abusivismo, l’urbanizzazione disordinata di ampie del territorio regionale, l’accumulo di consistenti ritardi nella definizione delle istanze di sanatoria (presso gli uffici comunali giacciono inevase migliaia di pratiche alcune relative a istanze inoltrate da parecchi anni), grandi opere incompiute, la dissennata gestione dell’ambiente, il degrado urbanistico sociale delle grandi città l’uso disinvolto della normativa in materia da parte di parecchi enti locali dell’Isola, su cui la magistratura contabile ha avviato un’indagine.

Di recente l’Assemblea regionale ha varato una legge in materia che proclama obiettivi ambiziosi quali la promozione della “bellezza delle città e dei territori”, un “consumo di suolo tendente a zero” e la “promozione dell’architettura contemporanea e della qualità dell’edilizia pubblica e privata”, da conseguirsi incanalando la pianificazione e l’attività edilizia in una prospettiva incentrata sulla rigenerazione piuttosto che sulla espansione del patrimonio immobiliare (riuso di edifici, aree e infrastrutture e la rigenerazione del territorio urbanizzato), nonché attraverso la ristrutturazione e l’aggiornamento degli strumenti urbanistici, delle politiche di pianificazione dei diversi livelli di governo e delle regole di perequazione e compensazione dei diritti d’uso dei suoli, “l’incentivazione degli interventi finalizzati alla riqualificazione urbanistico-ambientale”, la semplificazione delle procedure di formazione e approvazione dei nuovi Piani urbanistici (che sostituiscono i “vecchi” piani regolatori generali), l’espansione delle prerogative di partecipazione dei portatori di interessi. A tal fine la legge prevede l’introduzione di nuovi strumenti urbanistici finalizzati a “dare una linea di sviluppo ed una sana e corretta programmazione del territorio” (Piano urbanistico regionale, Piano territoriale di coordinamento consortile, Piano urbanistico comunale e Piano attuativo comunale) e di un nuovo modello di governo del territorio incentrato sulle società miste di trasformazione urbana incaricate “della progettazione e realizzazione di interventi di trasformazione urbana”, sulla Conferenza e sull’Accordo di pianificazione, concepiti per accrescere la conoscenza del territorio e del suo sviluppo urbanistico e favorire l’espressione di scelte comuni tra gli enti interessati.

Si tratta del primo vero tentativo di elaborazione di una disciplina organica da diversi anni a questa parte, ma l’esperienza di questi decenni insegna che per realizzare gli obiettivi attesi le riforme devono essere necessariamente accompagnate da idonee formule organizzative e percorsi procedimentali, dall’approntamento delle risorse economiche necessarie, da una razionale distribuzione delle funzioni e delle risorse tra le amministrazioni coinvolte, dall’elaborazione di tecniche appropriate di verifica dei risultati e da adeguati strumenti atti a garantire la responsabilizzazione dei soggetti istituzionali e degli amministratori.

Dario Immordino

Componente del gruppo di lavoro sulla riforma della contabilità regionale istituito presso la Regione siciliana

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