Quello della tenuta economico-finanziaria dei Comuni siciliani è un problema atavico, che abbiamo più volte trattato su queste pagine. Gli Enti locali dell’Isola faticano a reggersi sulle proprie gambe per garantire una gestione efficiente delle risorse e, di conseguenza, assicurare ai cittadini tutti quei servizi essenziali di cui una comunità ha bisogno. Una criticità, quella appena descritta, che non riguarda soltanto i piccoli centri, ma che interessa anche le realtà più popolose dell’Isola.
Comuni siciliani in crisi finanziaria: il quadro della Corte dei Conti
Prima di addentrarci in questo ragionamento occorre però fare un passo indietro, giusto per contestualizzare la situazione e comprendere meglio ciò di cui stiamo parlando. Nei giorni scorsi la Corte dei Conti nazionale, all’interno della “Relazione al Parlamento sui Comuni in situazione di crisi finanziaria” (aggiornata al 31 dicembre 2025) ha parlato senza mezzi termini di “una sequenza di crisi senza soluzione di continuità” per descrivere la situazione nel Sud Italia.
Un dato su tutti: il 60 per cento delle procedure di dissesto o riequilibrio finanziario attivate nel 2025 in Italia ha interessato uno dei Comuni di Sicilia, Calabria e Campania. Se si considerano gli ultimi cinque anni ed esclusivamente i dissesti, il dato sale oltre l’80%.
Tra le criticità strutturali indicate dalla Corte dei Conti nella relazione sui Comuni c’è anche la capacità di riscossione: l’efficacia nell’acquisire i tributi dovuti dalla popolazione rappresenta un elemento fondamentale per garantire la sostenibilità di un Ente pubblico. E come possiamo vedere dalla tabella in basso, su questo fronte le realtà siciliana continuano ad arrancare rispetto a quelle del Nord.
Riscossione dei tributi: il confronto tra Palermo, Catania e Messina con il Nord
Per rendere il confronto quanto più veritiero possibile, abbiamo messo a confronto Palermo, Catania e Messina con città del Settentrione con popolazione simile: il capoluogo siciliano è stato affiancato a Genova, il centro Etneo a Verona e la città dello Stretto a Padova. Per quanto riguarda i tributi, invece, dalla piattaforma Siope abbiamo estrapolato gli incassi per quanto riguarda Imu, Tari e Irpef, mettendo a confronto gli introiti delle differenti realtà nazionali.
Il quadro generale parla chiaro: gli Enti locali del Nord hanno una maggiore capacità di riscossione, che in alcuni casi risulta evidente se non addirittura schiacciante rispetto a quanto avviene in Sicilia. Per quanto riguarda l’Imu, per esempio, Palermo (con una popolazione di circa 626 mila abitanti) viene abbondantemente superata da Genova (567 mila residenti): il capoluogo siciliano ha raccolto, nel 2025, 108 milioni di euro contro i 191 della città ligure (con una differenza di ben 82 milioni di euro). Sul fronte Tari i dati parlano invece di 98 milioni riscossi nell’Isola contro i 146 di Genova (48 milioni di euro di differenza), mentre per quel che riguarda l’Irpef Palermo supera gli 82 milioni di euro, mentre la “gemella” del Nord arriva a 113 milioni (31 milioni di euro di differenza.
Imu, Tari e Irpef: quanto incassano Catania e Verona
Differenze importanti anche per Catania (poco meno di trecentomila residenti) e Verona (con circa 250 mila abitanti), ma con una significativa eccezione. Sul fronte di Imu e Irpef, infatti, il canovaccio è il medesimo: per quanto riguarda l’Imposta municipale propria, il capoluogo etneo ha incassato nel 2025 82 milioni di euro contro i 92 di quello veneto; stessa tendenza anche per quanto riguarda l’Irpef con Catania a quota 28 milioni di euro e Verona a 41. Situazione differente, invece, per quello che riguarda la Tari, per cui la città siciliana ha incassato lo scorso anno 83 milioni di euro e quella del Nord sessanta milioni.
Messina e Padova: il divario nella riscossione delle tasse
L’ultimo confronto, come già anticipato, quello tra Messina, con i suoi 216 mila abitanti e Padova, che ne conta quasi 210 mila. Sul fronte Imu la città dello Stretto ha raccolto nel 2025 più di 44 milioni di euro contro gli 85 del centro veneto. Distanza anche per quello che concerne la Tari, con Messina a quota 42 milioni e Padova oltre i 53 milioni, e l’Irpef con la rappresentante Siciliana a quota 23 milioni e quella del Nord a poco meno di 33 milioni.
Comuni siciliani, oltre 161 milioni di euro di differenza negli incassi
Sommando tutte le differenze che abbiamo messo in evidenza, l’incasso fatto registrare dai Comuni del Nord supera quello dei siciliani di oltre 161 milioni di euro. Una cifra davvero impressionante.
I numeri, come sempre, parlano chiaro: sul fronte della riscossione dei tributi locali per le grandi città siciliane c’è ancora molta strada da fare. Occorre stringere con forza il cerchio su coloro i quali non pagano del tutto o pagano meno del dovuto ed è necessario farlo per una questione ormai irrinunciabile di giustizia sociale. Pagare tutti per pagare meno non deve essere più uno slogan da campagna elettorale, ma un obiettivo concreto che ogni sindaco deve porsi per poter garantire solidità nei conti del proprio Ente e, di conseguenza, i servizi necessari ai propri cittadini.


