La violenza è un fenomeno tanto diffuso quanto subdolo. Esiste una violenza tangibile, visibile, fatta di armi, botte, dolore fisico (oltre che psicologico). Accanto a essa, però, esiste una violenza diversa, non meno grave né meno dolorosa, fatta di devastazione mentale, controllo asfissiante e umiliazioni che portano gradualmente la vittima a isolarsi, spegnersi, in alcuni casi affrontare dolori fisici e psicologici oltre la normale sopportazione umana. Questo tipo di violenza vede una delle sue manifestazioni più concrete nel fenomeno delle sette e delle psicosette, che trovano un terreno fertile nel silenzio delle vittime, nell’indifferenza e nella scarsa conoscenza dell’argomento. Ora, però, c’è una parte delle istituzioni che reagisce e chiede di riconoscere il reato di manipolazione mentale per dare una base legale solida a chi decide di non voltare lo sguardo. C’è un progetto, il disegno di legge (ddl) 1496, promosso dalla senatrice Clotilde Minasi assieme alla Manisco World.
Dall’esigenza di portare in una sede istituzionale la voce delle vittime di un fenomeno che – scrive la Manisco World in una nota – “troppo spesso resta fuori dal linguaggio pubblico, perché difficile da vedere, da provare e perfino da raccontare” e per colmare un “vuoto normativo” che è terreno fertile per i manipolatori, nasce il disegno di legge 1496. Lo scorso 24 giugno il tema è stato al centro della conferenza stampa “Oltre il silenzio delle vittime. Psicosette: allarme sociale e riconoscimento del reato di manipolazione mentale”. L’incontro si è tenuto nella Sala Caduti di Nassiriya del Senato e ha visto la partecipazione delle senatrici Clotilde Minasi ed Erika Stefani, assieme agli avvocati Vincenzo Dionisi e Giorgia Bagnasco, alla professoressa Anna Maria Giannini (Sapienza Università di Roma) e al criminologo Sergio Caruso. A moderare Fabrizia Arcuri, responsabile della comunicazione di Manisco World.
Centrale la testimonianza di Virginia Melissa Adamo, donna, mamma e presidente della Manisco World.
Reato di manipolazione mentale, cos’è il ddl 1496
Il disegno di legge 1496 chiede sostanzialmente l’introduzione del reato di manipolazione mentale, punibile con reclusione da tre a otto anni (minimo sei anni nel caso la vittima sia un minore). Si tratta di – ha dichiarato la senatrice Minasi durante la conferenza – un progetto che nasce “dalla consapevolezza e dalla convinzione profonda che esistono sofferenze che troppo spesso restano invisibili agli occhi della società e delle stesse istituzioni”. Ci sono persone che hanno subìto abusi di ogni tipo – dal “lavaggio del cervello” a soprusi fisici, mentali e talvolta sessuali – e che spesso “non riescono a trovare ascolto e tutele“. Ed è per punire i loro aguzzini, chi si approfitta di un momento di fragilità fisica e/o psicologica, che serve una legge ad hoc.
L’obiettivo: “Rompere un muro di silenzio”
La conferenza stampa “Oltre il silenzio delle vittime” in Senato è stata ideata con uno scopo preciso: “rompere un muro di silenzio” su un fenomeno organizzato ma poco conosciuto che – precisa Minasi – “colpisce la libertà, la dignità e l’autodeterminazione delle persone”. “Quelle delle psicosette – specifica la senatrice – non è un problema marginale, ma un fenomeno in costante evoluzione e che, soprattutto grazie ai social e alle nuove tecnologie, riesce a raggiungere un numero sempre più alto di persone”. Le sette “non sono un fenomeno lontano” e per questo serve un approccio normativo nuovo e attento.
A sostenere il ddl 1496 è anche la presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, che mira a costruire una norma “chiara, solida e costituzionalmente sostenibile” per contrastare i reati di manipolazione psicologica. Tra i firmatari anche la senatrice Erika Stefani.
Dietro un fenomeno complesso
Per ottenere una normativa adatta ad affrontare il fenomeno della manipolazione è necessario comprendere la natura e l’organizzazione delle realtà settarie. Compito tutt’altro che semplice, dato che la manipolazione poggia su tecniche di controllo progressive, generalmente strutturate e solitamente “mascherate” da percorso spirituale che in realtà altro non è che un graduale isolamento e assoggettamento della persona. A spiegarne le dinamiche è l’avvocato Dionisi, che sottolinea come le psicosette siano “un fenomeno che non emerge” finché dei fatti delittuosi non finiscono al centro dei titoli di cronaca.
A causa di un vulnus normativo pluridecennale, le sette hanno avuto “campo libero” per proliferare ma anche per strutturarsi in maniera sempre più subdola e sfuggente. I professori Giannini e Caruso hanno affrontato il tema della manipolazione mentale sotto il profilo psicologico, spiegando come le sette siano “capaci di organizzarsi attorno a logiche di controllo, sopraffazione e dipendenza” e in grado di smembrare l’identità del singolo, e spesso di una comunità, con agilità disarmante.
La testimonianza di Virginia Melissa Adamo e la lotta per riconoscere il reato di manipolazione mentale
Con le vittime, i manipolatori a capo di sette e psicosette distruggono intere famiglie. Un calvario che racconta l’avvocato Giorgia Bagnasco, che con i vari casi seguiti come consulente legale di Manisco World (compreso il recente caso siciliano della comunità del bosco) ha sviluppato una consapevolezza fondamentale: per affrontare il fenomeno, serve capirlo, sentirlo e soprattutto conoscerlo. La formazione e l’informazione – hanno sottolineato nei rispettivi interventi l’avvocato Bagnasco e la giornalista Diletta Riccelli – sono due strumenti indispensabili e fondamentali in questa sfida.
Conoscere il fenomeno è importante, non sottovalutarne le conseguenze essenziale. Dietro il ddl 1496 non ci sono però solo giurisprudenza, psicologia, formazione specialistica. C’è anche un lato umano, quello della sofferenza delle vittime e di chi le vede scivolare in un vortice corrotto e perverso. E questo lato umano è il cuore dell’intervento di Virginia Melissa Adamo, che tra la commozione generale ha raccontato la sua storia. “La mia testimonianza nasce da una sofferenza profonda. ‘Oltre il silenzio delle vittime’ per me non è solo un titolo; è il nostro impegno morale e personalmente rappresenta il mio lungo viaggio nell’oscurità delle psicosette – dice -, dove ho dovuto sfidare con coraggio e con forza il potere manipolatorio di chi con crudeltà mi ha strappato via una figlia”. Una storia difficile da raccontare e da ascoltare, che però è una realtà più diffusa di quanto non si dica solitamente. E che, con la sinergia tra legge, formazione e informazione, può essere compreso e smantellato.
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