Reddito di cittadinanza, in Sicilia in quindicimila hanno trovato un posto - QdS

Reddito di cittadinanza, in Sicilia in quindicimila hanno trovato un posto

Patrizia Penna

Reddito di cittadinanza, in Sicilia in quindicimila hanno trovato un posto

venerdì 01 Maggio 2020 - 00:00
Reddito di cittadinanza, in Sicilia in quindicimila hanno trovato un posto

Primo maggio, festa del lavoro dal sapore amaro ma ricorrenza oggi più che mai importante. I sindacati: "Lavoro e sicurezza siano priorità nell'agenda istituzionale". Dati Anpal aggiornati all’1 marzo. A livello nazionale sono stati in tutto 65.302

PALERMO – In Italia la cosiddetta Fase 2 è diventata una vera e propria ossessione. Le Regioni con un quadro epidemiologico meno critico e più rassicurante scalpitano e chiedono a gran voce di ripartire perché a rischio c’è la tenuta sociale di interi territori.

A rendere ancora più infuocato il clima è la festa del Lavoro del Primo maggio che quest’anno avrà certamente un sapore diverso, forse più amaro ma sarà al contempo una ricorrenza oggi più che mai importante per il nostro Paese.

“Solo con la garanzia della sicurezza può ripartire il nostro territorio”, scrivono i segretari generali di Cgil Trapani Filippo Cutrona, Cisl Palermo Trapani Leonardo La Piana e Uil Trapani Eugenio Tumbarello. La provincia di Trapani sta pagando un prezzo altissimo legato alla crisi economica a cui si è aggiunto anche il lockdown. “Bisogna attivare tutte le misure di sostegno possibili – hanno chiesto i tre segretari – per sostenere le piccole e medie imprese, che compongono buona parte del nostro tessuto economico. I costi della ripresa saranno senza dubbio altissimi e di certo non possono ricadere sui lavoratori”.

Da Trapani a Palermo, da Messina a Catania tutti d’accordo sul fatto che lavoro e sicurezza in vista della fase 2 dovranno essere le priorità nell’agenda delle istituzioni, oggi più che mai.

Proprio ieri, Luca Bianchi, direttore Svimez, dalle colonne di questo giornale metteva in guardia dai rischi dell’assistenzialismo, che in Sicilia ha prodotto soltanto disastri. “I più deboli vanno tutelati – ha spiegato Bianchi al QdS – se li facciamo rientrare nell’area assistenziale del reddito di cittadinanza, il rischio è che non ne usciranno più”.

E a proposito di assistenzialismo, l’Anpal ieri ha fatto sapere che nel nostro Paese sono 65.302 i percettori del reddito di cittadinanza che hanno trovato lavoro fino al 1 marzo del 2020. Si tratta del 20% di coloro che hanno firmato il Patto di servizio presso i centri per l’impiego. Le famiglie che hanno il reddito secondo gli ultimi dati Inps sono 1,07 milioni.
Il 61,8% dei contratti sottoscritti è a tempo determinato e il 18,3% a tempo indeterminato (che include gli apprendisti). Il resto sono “altri contratti” nei quali rientrano la somministrazione, le collaborazioni ed altre fattispecie di breve durata.

A livello territoriale il numero più alto di contratti sottoscritti si registra in Sicilia con 14.984, seguita da Campania (14.244), Puglia (5.895), Piemonte (4.211), Toscana (3.645) e Calabria (3.501).

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