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Referendum, alle Ciminiere le ragioni del Sì

Referendum, alle Ciminiere le ragioni del Sì
Da sinistra: Giuffrida, Giuffrè, il nostro direttore Tregua, Vitale

Il centro fieristico ha ospitato il dibattito organizzato dal comitato favorevole alla riforma della Giustizia Confronto moderato dal direttore Tregua: “I cittadini comprendano l’importanza di andare a votare”

CATANIA – “Con questa riforma avremo finalmente un giudice libero da condizionamenti delle correnti e libero dalle influenze che derivano dal timore di ritorsioni di carriera nel caso in cui non sia disponibile ad accondiscendere alla richiesta formulata dagli organi giudiziari”. Su questo concetto si è tenuto al centro fieristico Le ciminiere l’incontro dibattito “Per un giusto sì” organizzato dal comitato “SìSepara” di ispirazione liberale che mira a divulgare le ragioni di un voto favorevole al Referendum per la riforma della Giustizia del 22-23 marzo.

Comitato SìSepara e Fondazione Einaudi: l’apertura dei lavori con Ciarello

Ad aprire i lavori Andrea Pruiti Ciarello, componente del Cda della Fondazione Einaudi e fondatore del comitato. Ciarello ha puntualizzato come l’Italia sia davanti “a una delle più importanti campagne referendarie della storia della Repubblica” e che per questo sia “quanto mai importante oggi informare correttamente i cittadini sulla riforma perché, come recentemente ha sostenuto Augusto Barbera, presidente emerito della Corte costituzionale, mai come in questi giorni la contrapposizione tra il Sì e il No è stata segnata da un atteggiamento di disinformazione che tende a buttare la questione in politica, confondendo l’opinione pubblica”. Al tavolo dei relatori esponenti di livello del nostro ordinamento giuridico-costituzionale, come Felice Giuffrè, ordinario di Diritto pubblico all’Università di Catania, nonché membro laico del Csm; la giudice del Tribunale minorile di Catania, Carmen Giuffrida, e Aldo Rocco Vitale, docente di Filosofia del diritto all’Università europea di Roma.

Carlo Alberto Tregua e il voto: articolo 48, democrazia e Minocrazia

A moderare i lavori il direttore del Quotidiano di Sicilia Carlo Alberto Tregua che, prima di dare la parola ai relatori, ha ricordato che “l’articolo 48 della Costituzione dice che votare è un dovere. L’unica cosa che posso dire – ha aggiunto il direttore – è che bisogna cercare di far capire ai cittadini disamorati, disattenti, che andare a votare sia assolutamente necessario per una ragione molto semplice. E cioè che la democrazia è il potere del popolo. Se il popolo non esprime questo potere si depotenzia e difatti in questi ultimi decenni si è verificata una discesa continua di percentuale dei cittadini che vanno a votare a tal punto che oggi va a votare la metà degli aventi diritto. Noi abbiamo coniato un termine, quello della Minocrazia, cioè la democrazia della minoranza, perché in atto il Parlamento di oggi e diversi del passato sono stati gestiti da una maggioranza che rappresenta la minoranza dei cittadini”.

Felice Giuffrè e separazione delle carriere: il disallineamento tra processo e ordinamento

Chiaro e articolato il pensiero di Giuffrè: “Credo che questa riforma costituisca l’esito naturale per un percorso avviato con la Costituzione del 1948. È il completamento di una parabola che è partita dall’affermazione dei principi di tutte le liberal democrazie, che si conclude ora con la separazione delle carriere. Nel frattempo ci sono state alcune tappe intermedie, l’abbandono del processo inquisitorio nel 1988, la riforma dell’articolo 111 della Costituzione del 1999, ma a fronte di queste riforme che hanno garantito la parità delle parti, tra accusa e difesa, vi è ancora un disallineamento fra il profilo processuale e quello ordinamentale. Questo comporta che nonostante sia ormai difficile il passaggio dalla carriera requirente a quella giudicante, gli intrecci tra Pm e giudicanti sono continui e tutta la carriera dei magistrati è condizionata da questi intrecci perché, a partire dai consigli giudiziari a finire al Csm, tutte le valutazioni di professionalità, i procedimenti disciplinari e ogni aspetto della carriera del magistrato è passata da valutazioni che fanno i Pm nei confronti del giudicante e del giudicante nei confronti del Pm. E questo è incompatibile con un assetto ordinamentario accusatorio”.

Sorteggio Csm e correnti: la “medicina necessaria” secondo Giuffrè

Giuffrè poi, riferendosi al sorteggio, ha spiegato che “si tratta di una medicina necessaria perché il Csm negli ultimi anni ha subito un processo di trasformazione quale vero organo rappresentativo delle correnti che sul piano politico si muovono all’interno dell’associazione nazionale magistrati. Non sarà un sorteggio condizionato dalla politica e sarà molto meno condizionato dalla politica rispetto a quanto sono condizionate oggi le nomine. Chi afferma il contrario fa affermazioni prive di fondamento giuridico perché sarà un sorteggio, che io auspico quanto più secco possibile, con i sorteggianti che non verranno indicati da nessuno. Nelle bozze si discuterà, dopo l’eventuale approvazione del referendum, sulla soglia di anzianità e si prevederanno delle condizioni escludenti. Tutti i magistrati, quindi, potranno partecipare al sorteggio. Questa è la formula che viene ritenuta prevalente”.

Carmen Giuffrida e il Sì: dissenso tra i colleghi e indipendenza intellettuale

La magistrata minorile Carmen Giuffrida si è invece soffermata sulla scelta di schierarsi a favore del Sì in una maggioranza di colleghi schierata per il No. Decisione che come lei sostiene le ha causato una valanga di accuse di “colpa pubblica di esercizio di indipendenza intellettuale”. “Io mi sono dissociata assolutamente fin dal primo momento – ha aggiunto – e ho detto in numerose interviste che io credo in un giudice silenzioso e non in un giudice che deve essere costretto a scendere in campo come siamo stati costretti io e qualche altro collega perché dovevamo manifestare pubblicamente contro l’associazione nazionale magistrati che prendendo una posizione politica ha costretto noi a dire a voi che non siamo tutti d’accordo. Lo voglio sottolineare perché sappiamo molto bene che il magistrato da un punto di vista dell’immagine davanti al pubblico è accreditato. Io non sono nota come Gratteri anche se purtroppo lo sto diventando, ma credo che non sia questo il modo di agire’”.

Enzo Bianco per il Sì: partecipazione al voto e critica alle correnti

Nel corso dell’incontro c’è stato anche il breve intervento dell’ex senatore ed ex sindaco di Catania Enzo Bianco che, pur essendo esponente del Pd, si è schierato apertamente col fronte del Sì. “Sono attivamente impegnato per il Sì – ha esordito – sino a qualche settimana fa le rilevazioni dei sondaggisti davano un risultato tendenzialmente netto a favore del Sì. La situazione è cambiata e oggi la partita è aperta. Quindi queste settimane che ci separano dal voto sono importanti e decisive. Io parto da una considerazione: noi siamo soddisfatti dal funzionamento della Giustizia nel nostro Paese? Se soddisfatti possiamo disinteressarci del referendum. Io sono al contrario profondamente convinto che il nostro Paese abbia bisogno di una vera e seria riforma del funzionamento della magistratura. Quindi è fondamentale che tanta gente vada a votare. La seconda cosa è che si vota per il referendum. Non facciamo di questa elezione un argomento di accentuata contrapposizione politica. Infine per il sorteggio sono felice che il criterio col quale saranno scelti i magistrati avverrà con un sistema nuovo rispetto a oggi dove tutte le scelte si fanno all’interno delle correnti: oggi si rischia di fare strada solo sulla base dell’appartenenza a una di esse”. A chiudere l’incontro i saluti finali di Ninni Decembrino, coordinatrice del Comitato “Per un giusto Sì Catania”.