“Regionali 2022, candidate una donna”, proposta che scuote i partiti all’Ars - QdS

“Regionali 2022, candidate una donna”, proposta che scuote i partiti all’Ars

redazione

“Regionali 2022, candidate una donna”, proposta che scuote i partiti all’Ars

giovedì 13 Maggio 2021 - 09:00

Appello bipartisan di Marano (M5s): “Immagino competizione tutta al femminile ma senza prescindere dalle capacità”. Il Quotidiano di Sicilia ha raccolto le prime reazioni dei capigruppo

Ha scelto le colonne del Quotidiano di Sicilia la deputata regionale del Movimento Cinquestelle, per lanciare un appello trasversale a tutti i partiti siciliani: “Alle Regionali del 2022 candidate una donna”.

A dispetto dell’emergenza pandemica, è un fatto che i partiti in Sicilia stiano già ragionando a un “dopo-Musumeci”. I segnali di questo fermento si avvertono e Marano li ha colti, approfittandone per lanciare una proposta che ha tutto il sapore di una provocazione.
“Solo quando avremo alla guida della Regione siciliana una donna, potremo cominciare a parlare di cambiamento della nostra isola”, ha spiegato Marano al QdS.

La proposta della parlamentare grillina nasce dalla constatazione che “gli ultimi quattro Presidenti della Regione hanno fallito miseramente. (…) La Sicilia è ferma da vent’anni, se non oltre, è solo il coraggio, la forza e la determinazione di una donna può far invertire rotta ed intraprendere un processo virtuoso e prosperoso di sviluppo economico, sociale, culturale ed ambientale, d’altronde, diverse ricerche scientifiche hanno evidenziato come le capacità di leadership e le competenze delle donne siano superiori a quelle degli uomini e conducono a risultati positivi in tempi minori rispetto ad essi”.

Il Quotidiano di Sicilia ha “girato” ai partiti la proposta di Marano. In questa prima puntata daremo spazio alle prime reazioni di cinque gruppi parlamentari cosicché lettori ed elettori siciliani potranno toccare con mano la sensibilità e l’attenzione che i partiti riservano a un tema così importante come il contributo che donne di esperienza e competenti potranno offrire al futuro della “nostra” Sicilia.

Giovanni Di Caro (M5s)

“Non sono in condizioni di darle un nome e un cognome per una candidata alla presidenza della Regione. Le posso dire che se ci sarà qualcuno che avrà l’onore e l’onere di rappresentare il gruppo dei Cinquestelle come candidato alle elezioni del prossimo anno, questo nome dovrà essere discusso sia dal gruppo parlamentare stesso che in seno ad un ambito di coalizione, ambito in cui questa volta ci auguriamo di trovarci, a differenza delle ultime consultazioni regionali che ci hanno visto correre da soli. Sull’auspicio di convergere per una candidatura di genere femminile, ritengo che non debba essere una condizione necessaria. Se ci sarà una candidata donna che ben venga, ma se il candidato sarà un uomo andrà bene lo stesso. Per noi il genere non è una condizione che implica o non implica una candidatura. Nello specifico, dunque, secondo me non si devono operare forzature. All’interno del M5s le donne le abbiamo sempre candidate e sono state sempre elette al pari degli uomini e non hanno mai avuto corsie preferenziali, hanno semplicemente preso i voti necessari per entrare a far parte del Parlamento siciliano esattamente così come gli uomini. Tant’è che alle origini del nostro gruppo parlamentare (eravamo 20 oggi 15) le quote per genere erano, se non sbaglio, perfettamente equilibrate. Voglio dire che abbiamo dimostrato che ci limitiamo ad espletare il dovere di candidare entrambi i generi, sono poi i candidati stessi che prendono i voti, siano essi uomini o donne”.

Sergio Tancredi (Attiva Sicilia)

“È chiaro che quello di presidente della Regione è un ruolo molto importante ma sono convinto che tendenzialmente le donne fanno le cose meglio degli uomini. Con me si sfonda una porta aperta, è ovvio però che vi sono inevitabilmente altre dinamiche che influenzano e determinano la scelta del candidato presidente. Sicuramente potrebbe essere una bella opzione a prescindere dell’appartenenza politica e sotto questo profilo debbo dire che sono abbastanza tranquillo nella prossima legislatura perché abbiamo approvato una norma con questo governo che prevede che almeno quattro componenti della giunta siano di sesso femminile, quindi un terzo. Tornando alla proposta della collega Marano resto convinto che i tempi siano ormai maturi ma ribadisco ancora una volta che resta sempre l’aspetto delle logiche di partito: le coalizioni hanno il dovere di selezionale un candidato ideale, deve essere una figura vincente e in quel caso si entra in un altro tipo di gioco. Certo, sarebbe comunque una bella iniziativa per la Sicilia e in questo concordo con la collega in Parlamento Marano. Se facessi un nome oggi probabilmente finirei col fare torto a qualcun altro che è altrettanto preparato e che sarebbe in grado di sostenere le responsabilità che questo importante ruolo richiede”.

Giorgio Assenza (#DiventeràBellissima)

Impossibilitati a raggiungere telefonicamente il capogruppo di #DiventeràBellissima, Alessandro Aricò, abbiamo interpellato Giorgio Assenza.
“Sono sicuramente d’accordo. Per la Regione siciliana stanno maturando le condizioni che la porteranno prima o poi ad aver una presidentessa a palazzo d’Orléans, una volta però che verrà rieletto Musumeci per ulteriori cinque anni, dopo questo mandato in cui ha dimostrato indubbie qualità politiche e amministrative. Poi, sarò probabilmente fra quanti si impegneranno per la proposizione di candidate donne alla carica di governatore della Sicilia e, fin dalla prossima tornata alle urne, perché le nostre liste siano ricche dell’altra parte del cielo. Un qualcosa in più in quanto a sensibilità, a empatia, plausibilmente è sul serio appannaggio del genere femminile più che di quello maschile. Ed è valore che può anche incidere positivamente nel governo dell’Isola, dell’intero arcipelago siciliano. Ma è fuor di dubbio che accanto a ciò non possano mancare esperienza, capacità palesi di governo e di organizzazione, senso della logica e dell’equilibrio: tutte qualità che fanno di una persona un buon politico. Ed è per questo che mi sono battuto in più di una occasione al fianco di una donna, raggiungendo in entrambe le occasioni l’obiettivo perseguito: l’elezione di Maria Rita Schembari a sindaco di Comiso e quello di Emanuela Tumino a presidente dell’Ordine degli avvocati della provincia di Ragusa, che è succeduta al mio mandato durante il quale proprio la stessa avvocato Tumino è stata mia vicepresidente”.

Giuseppe Lupo (Pd)

“È una questione prematura, quindi non abbiamo affrontato alcun dibattito, penso che il nostro impegno debba rivolgersi prima di tutto alla lotta alla pandemia, più vaccini e sostegno alle imprese e al lavoro. La proposta che possa essere una donna sarebbe bellissimo. Siamo sempre stati favorevoli alla parità di genere in politica e peraltro il segretario Enrico Letta ha voluto dare un segnale importante in questo senso nominando due capigruppo donna sia alla Camera che al Senato (Debora Serracchiani e Simona Malpezzi). A livello regionale non abbiamo ancora preso in esame la questione perché, ripeto, vogliamo dare priorità alla lotta al Coronavirus”.

Eleonora Lo Curto (Udc)

“Indubbiamente da donna impegnata nelle istituzioni valuto più che buona la proposta, più che valida. Quello che rilevo è che dovrebbe essere considerata normale la proposta di candidare una donna ai vertici del governo regionale. A prescindere dai colori e dagli schieramenti è l’idea in sé che è positiva e dovrebbe rientrare nella normalità, ma questo purtroppo non avviene perché c’è una parola che non si coniuga al femminile ed è: il potere, che ai vertici viene esercitato per lo più dagli uomini. Eppure le donne in politica sono più autonome ed anche più inclini a condividere in toto le logiche di partito, sono più empatiche, e fanno scelte spesso coraggiose. Noi non possiamo che essere orgogliose di questa nostra capacità di essere trasversali. Ancora oggi, invece, il governo dei partiti in Italia è affidato agli uomini, lo dimostra il fatto che tra tutti i partiti italiani uno solo è guidato da una donna. E ancora oggi tutto è più difficile per noi donne. Quando sono arrivata in Parlamento regionale nel 2000 eravamo solo tre donne, tutte e tre nel centrodestra su 90 deputati eppure le forze del centrosinistra, che avrebbero dovuto essere più progressiste nel pensiero comune, non avevano eletto donne. Ed è stata nostra la forza , quella di sole tre donne, a portare e a far approvare in parlamento una legge che permette ancora oggi l’alternanza nelle liste elettorali tra uomini e donne. Pur apprezzando le esternazioni della collega grillina Marano però devo sottolineare che è proprio il Movimento Cinquestelle che critica le riserve di genere. Personalmente non ho mai pensato a essere candidata alla Presidenza della Regione perché ritengo non vi siano le condizioni oggettive, ma un progetto ce l’ho e non devo realizzarlo necessariamente da presidente della Regione: il mio progetto è proprio quello di vedere finalmente la Sicilia tirare fuori le sue risorse, le sue potenzialità e che troppo spesso la politica non ha promosso perché soggiace ad altre logiche ed interessi”.

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