Schifani: "Burocrazia snella, investimenti e una forte spinta per il Ponte" - QdS

Schifani: “Burocrazia snella, investimenti e una forte spinta per il Ponte”

Giovanna Naccari

Schifani: “Burocrazia snella, investimenti e una forte spinta per il Ponte”

sabato 03 Settembre 2022 - 06:00

Forum con Renato Schifani, candidato alla Presidenza della Regione Siciliana

Intervistato dal direttore Carlo Alberto Tregua e dal vice presidente Filippo Anastasi, il candidato alla Presidenza della Regione Siciliana, Renato Schifani, risponde alle domande del QdS.

Perché ha accettato la candidatura a presidente della Regione Siciliana?
“Mi ritenevo soddisfatto della mia vita in politica. Poi sono stato chiamato a dare un contributo alla mia terra ed eccomi qui. Ho sempre amato la Sicilia. Anche quando ero presidente del Senato vivevo qui, dove ho mantenuto affetti e amici”.

La macchina amministrativa regionale è lenta. Molti progetti sono fermi negli uffici, gli investitori scappano e il Pil non cresce. Da presidente, come interverrebbe sulla Pubblica amministrazione, che per molti imprenditori è il problema dei problemi?
“La legge nazionale Bassanini, che aveva l’obiettivo di semplificare la Pubblica amministrazione, secondo me non è stata accompagnata da una preparazione adeguata per la classe dirigente. Si è fatto l’errore di fondo di spostare il potere decisionale dalla politica all’Amministrazione, senza preparare il destinatario ad assumersi la responsabilità e operare. Lo stesso è accaduto in Sicilia. Oggi, per esempio, tra i tanti punti su cui riflettere, dovremmo capire quali limiti discrezionali dare alle Soprintendenze. Premesso che per me la tutela del territorio e dei beni architettonici è primaria, tutto ha un limite e va inserito in un contesto di razionalità, buonsenso, di tutela dell’ambiente ma anche di crescita e sviluppo del territorio. Un altro aspetto di cui vorrei occuparmi, attinente al settore costruzioni, è quello dell’attrazione degli investimenti. Passi in avanti si sono fatti sulle concessioni con le Legge sull’urbanistica e il silenzio assenso, ma non vi è dubbio che i grossi investimenti che necessitano di pareri come la Via (Valutazione di impatto ambientale, ndr) e altre autorizzazioni a un certo punto fermano e scoraggiano le imprese”.

Come invertire la rotta?
“Rendendo certi e veloci i tempi entro cui dare risposte alle richieste autorizzative. Chi chiede un’autorizzazione deve sapere in tempi brevi se la domanda è stata accolta oppure no. Se dovessi essere eletto, incontrerò l’alta dirigenza della Regione spiegando il mio progetto di attrazione di investimenti, di crescita e velocizzazione dei processi decisionali. Chiederò un contributo perché alcune cose cambino. Non volendo sanzionare nessuno, se dovrò fare valutazioni, le farò. Dobbiamo mettere al primo posto la Sicilia e lo sviluppo. Su molti temi io non scenderò a patti con nessuno”.

Tornando all’economia, ha altre idee per attrarre investimenti?
“Penso a un approccio dialettico con le banche perché i limiti di rischio bancario per il Mezzogiorno e per la Sicilia sono maggiori rispetto ad altre aree del Paese. Occorre comunque un dialogo con l’Abi, per trovare una sintesi. L’altro punto su cui penso di confrontarmi con i responsabili è quello dei fondi d’investimento. Vedo in questi fondi una forte spinta all’economia. Decine e decine di postazioni in Sicilia possono essere valorizzati per creare turismo ed economia”.

Il Ponte sullo Stretto si realizzerà?
“Sì, ma ritengo che occorra anche una spinta forte per realizzarlo. Sono trascorsi anni, credo che il progetto vada rivisitato e rimesso sul mercato, per verificare se ci sono società che si pongono su piani più economici”.

I giovani lasciano la Sicilia per costruire progetti di vita che non vedranno mai la luce senza occupazione. E le famiglie si dividono. Cosa si può fare per frenare i cosiddetti cervelli in fuga?
“Al tema della famiglia va posta molta attenzione. Dobbiamo fare in modo che le famiglie siciliane rimangano unite, evitare l’emigrazione dei nostri giovani in altri territori. Ho ispirato la mia vita e la mia attività professionale alla famiglia: le scelte personali più delicate le ho assunte coinvolgendo prima di tutti moglie e figli nelle decisioni. Dobbiamo fare in modo che la famiglia rimanga unita perché per noi, per la mia formazione culturale e cattolica, è un valore irrinunciabile. Credo che sia un valore condiviso del centrodestra e da tutta la coalizione che rappresento”.

Quando presenterete il programma della coalizione?
“La convention del centrodestra si terrà a Palermo sabato 10 settembre. Interverranno tutti i rappresentanti dei partiti della coalizione e al termine chiuderò la giornata rivolgendomi ai siciliani come candidato alla Presidenza della Regione Siciliana. Per la manifestazione di sabato prossimo ho ricevuto sollecitazioni da tutti i partiti in questa fase di campagna elettorale breve, intensa ed entusiasmante. Sarà un grande momento di partecipazione con tutti gli alleati, anche per parlare pubblicamente del nostro programma”.

Rimettere in funzione le Province regionali. Gestione dei rifiuti, sì ai termovalorizzatori

Le condizioni di strade e autostrade sono un’altra zavorra per gli imprenditori. Come intervenire su questo punto cruciale per lo sviluppo regionale?
“Delle autostrade si occupa l’Anas, perché sono nazionali, ma secondo me la gestione della manutenzione ordinaria è da rivedere. Si dovrebbero fissare con Anas nuove regole, riorganizzando la logica degli interventi da realizzare e fissando un’agenda con i tempi da rispettare. Se dovessi essere eletto presidente della Regione, vorrei per prima cosa incontrare su questo tema il ministro di riferimento e poi l’Anas. E lo stesso farei con gli altri esponenti del Governo nazionale riguardo ad altri temi, per avere tempi e risposte certe. Inoltre, bisognerebbe pensare alle infrastrutture regionali che dipendono dalle ex Province”.

Le ex Province rappresentano un fallimento su tutti i piani, con una riforma mai effettivamente attuata…
“Sono dell’idea che occorre avere il coraggio di reintrodurre le Province. Perché quelle funzioni che avrebbero dovuto essere assorbite dai sindaci delle Città Metropolitane in realtà sono rimaste sulla carta. Delle ex Province sono rimasti costi e strutture, a cui si è aggiunto il problema delle strade abbandonate, perché non più di competenza di questi Enti. Per reintrodurre le Province occorrerà una legge dell’Ars. Ci si dovrà poi confrontare con la Corte Costituzionale, ove dovesse essere impugnata”.

Cosa pensa della realizzazione dei termovalorizzatori per risolvere il problema dei rifiuti che si portano all’estero, facendo lievitare i costi che pesano sui cittadini?
“Sono favorevole alla loro realizzazione. Dove costruirli si vedrà. Mi sono assunto la responsabilità di rilanciare l’idea delle Province e dei termovalorizzatori, perché penso al bene comune dei siciliani. Sempre restando dentro al confronto con gli alleati”.

Cinquanta miliardi di euro da spendere per lo sviluppo

Cosa pensa del voto segreto all’Assemblea regionale siciliana?
“La Sicilia è una delle poche regioni che prevede l’assurdità del voto segreto su tutti gli argomenti. È un vulnus, perché in Senato e alla Camera il voto segreto è chiesto soltanto quando si discute sui diritti della persona e delle minoranze. Ci si rende conto, infatti, che in quei momenti è giusto che prevalga la libertà di coscienza piuttosto che lo schieramento politico. L’abolizione del voto segreto comunque passa da una modifica che deve essere approvata dall’Assemblea regionale siciliana. Sarà quindi il Parlamento regionale a decidere”.

Da qui al 2027 la Sicilia, secondo calcoli da noi pubblicati, avrà a disposizione 50 miliardi da spendere. Occorre però una grossa capacità di spesa. Passi in avanti sono stati fatti dal Governo uscente, ma c’è ancora molto da fare. Come si può agire, secondo lei, su questo tema?
“È un’occasione storica che non possiamo perdere e mi batterò affinché non venga persa. Su questo tema si misurerà la mia capacità di governare e quella della maggioranza che mi sosterrà per raggiungere il risultato. Io sono uomo del dialogo e del confronto. Non sono abituato a scelte immediate, ma a scelte mediate. Se però dovessi capire che ci sono azioni finalizzate a non farmi decidere, deciderò lo stesso correndo anche il rischio di essere impallinato in Aula. In quel caso non pagheranno i siciliani, ma pagherà la politica che è chiamata a dare risposte ai cittadini”.

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