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Riccardo Luna racconta come i social hanno “tradito” il web

Riccardo Luna racconta come i social hanno “tradito” il web
Da sinistra: Mizzi, Giannone, Luna

L’autore ripercorre con il Quotidiano di Sicilia la storia di una disillusione

CATANIA – La fine dell’illusione tecnologica, l’impatto degli algoritmi della rabbia, la trasformazione da maker a follower, il “peso” dell’assenza di uno sguardo femminile ai vertici della Silicon Valley. Sono stati questi i temi del talk ospitato, nei giorni scorsi, a Isola Catania nell’ambito del Catania Book Festival. A fare gli onori di casa il ceo di Isola. Protagonista dell’evento Riccardo Luna, giornalista e innovatore, autore del saggio “Qualcosa è andato storto” (Solferino Libri), saggio da cui sono partite le riflessioni del dibattito, che ha visto il contributo di Salvo Mizzi, tra i pionieri di internet e delle venture capital in Italia, e che è stato moderato dalla giornalista Santina Giannone. A margine dell’evento il Quotidiano di Sicilia ha intervistato Luna per approfondire questi temi, oggi più che mai cruciali.

Algoritmi della rabbia e fine dell’illusione: quando i social hanno scelto il profitto sulla democrazia

Ai tempi dei Digital Champions eravamo tutti pervasi da un ottimismo contagioso. Nel suo ultimo libro, “Qualcosa è andato storto”, fa i conti proprio con la fine di questa illusione. C’è un punto preciso in cui ha capito che il sogno si stava rompendo? “Penso ancora che internet e il web siano risorse straordinarie, ma i social hanno preso una deriva tossica. Intorno alla metà degli anni ’10, per massimizzare il profitto, le piattaforme hanno modificato gli algoritmi facendo leva sulle nostre emozioni più fragili: rabbia, paura, insicurezza. Mentre ci rassicuravano, sapevano di danneggiare la democrazia e gli adolescenti. I documenti interni emersi oggi dimostrano che i loro ingegneri li avevano avvertiti, ma hanno scelto di andare avanti lo stesso.

Eppure noi abbiamo vissuto gli esordi della rete. Era una finestra che si apriva sfondando i muri, uno spazio non ancora colonizzato. “Il mondo di prima, con l’arrivo del web, era cambiato in meglio. Avevamo accesso a tutta la conoscenza globale con un clic. Anche agli inizi di Facebook vedevi semplicemente quello che facevano i tuoi amici. Gli “algoritmi della rabbia” sono arrivati dopo, progettati appositamente per tenerci lì più a lungo”.

Da Cheope alla Silicon Valley: la curiosità di Riccardo Luna tra misteri e innovazione

C’è un dato della sua ‘biografia professionale’ che in pochi conoscono: negli anni ’90, molto prima del digitale, scriveva e indagava i misteri di Cheope e della Sfinge. “In realtà ero un amico di Roberto Giacobbo agli inizi della sua carriera. Mi chiese una mano per un programma sui misteri per LA7 e, appassionati alla cosa, andammo in Egitto. Ne sono nati due libri, casualmente diventati best-seller, perché quel tipo di letteratura misteriosa e poco scientifica funziona sempre molto bene. Ma la curiosità di allora è la stessa che applico oggi”.

Dalla Maker Faire ai follower: come i social hanno spento la voglia di innovare

Un altro ricordo è la Maker Faire. Oggi però la sensazione è che non ci sia più quella voglia di ‘sporcarsi le mani’ tipica dei maker. “Quando ho portato la Maker Faire in Italia nel 2013, pensavamo che dare a un ragazzo un computer o Arduino potesse cambiare il mondo. Invece di diventare maker, sono diventati tutti follower. I social hanno diffuso l’idea di fare l’influencer per fare soldi facilmente. E premiano l’estremismo: se sei pacato non hai follower. Devi urlare o esagerare perché l’algoritmo ti premi“.

Baricco e Luna: “Giovani, bianchi, maschi, ingegneri americani. Era ovvio che qualcosa sarebbe andato storto”

I ‘ragazzi d’oro’ della tecnologia finiscono spesso per replicare vecchie dinamiche di potere. Quanto ha pesato l’assenza dello sguardo femminile ai vertici di questo sviluppo? “Alessandro Baricco, leggendo il mio libro, mi disse: ‘Era ovvio che qualcosa sarebbe andato storto. Erano giovani, bianchi, maschi, americani, ingegneri. Era ovvio che avrebbero puntato soltanto al profitto’. Questo è l’identikit di chi ha fatto il digitale: quando hanno visto i danni collaterali, hanno deciso che non importava.