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Riesi, Lurt e Summerschool, ad agosto attività per grandi e piccini

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Riesi, Lurt e Summerschool, ad agosto attività per grandi e piccini

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martedì 10 Agosto 2021 - 13:47

La seconda edizione di Summerschool si terrà nei locali di un immobile confiscato alla mafia. Gli appuntamenti

Ci sono luoghi che vanno ripensati. Frammenti di territorio decentrati, isolati dall’insufficienza di infrastrutture e da secolari difficoltà di collegamento. Luoghi condizionati a lungo dalla criminalità organizzata ma che possono diventare laboratori di nuovi modelli di democrazia e consapevolezza civica attraverso iniziative di co-progettazione e coinvolgimento della popolazione locale. A cominciare dai bambini e dai pochi giovani che vi sono rimasti a vivere. 

Uno di questi centri, nel cuore della Sicilia, è Riesi, comune di 10mila abitanti nella provincia di Caltanissetta, già dal feudalesimo identificato tra quelli con l’edilizia più espressiva di povertà nell’entroterra isolano. Al punto da essere descritto nelle missive inviate dai vassalli ai loro ignari baroni, ritrovatisi proprietari di questo territorio per successione o per caso, come ‘squallida et deserta loca’. Il nome originario, Riez, in francese antico significa infatti “nulla, vuoto, deserto”. 

RINNOVAMENTO SOCIALE A RIESI

Anche qui però non mancano esempi di rinnovamento sociale. Solchi già tracciati che attendono di essere consolidati e ramificarsi in più direzioni. A segnarli nell’area urbana del comune nisseno è stato lo scorso anno il Laboratorio umano di rigenerazione territoriale (Lurt), la summerschool organizzata dal Servizio Cristiano dell’Istituto Valdese che si terrà nei locali di un immobile confiscato alla mafia. Un appuntamento che sta per essere riproposto, dal 21 al 29 agosto, con una seconda edizione arricchita nei contenuti.

“COLTIVATORI DI BELLEZZA”, LA SUMMERSCHOOL

Saranno lo spazio, la comunità e la memoria le tematiche guida di quest’anno, al coordinamento delle quali è stata chiamata l’associazione culturale ‘Coltivatori di bellezza’, nata due anni fa a Trapani e attiva, non soltanto nel territorio siciliano, nel campo della multiculturalità, sostenibilità e rigenerazione. È proprio dalla assegnazione nel 2020 di una palazzina su tre livelli (piano terra e due piani) situata nel centro del paese, seguita a un bando a cui si trovò a partecipare solo questo braccio operativo della chiesa Valdese, già presente a Riesi da oltre mezzo secolo, che è nata l’idea di questo momento formativo nel quale “il recupero e la valorizzazione delle architetture esistenti rappresenta l’innesco di un progetto di comunità ben più esteso, che guarda a nuovi modelli di democrazia e cittadinanza consapevole”, spiega Maria Pia Erice, presidente di Coltivatori di Bellezza.

Come l’anno scorso, la summerschool riesina attira allievi anche da diverse regioni italiane: non solo architetti, ma anche professionisti in molteplici ambiti culturali e formativi. Dati, questi, che emergono, informano dall’organizzazione, dalle iscrizioni, già chiuse da metà luglio per gli allievi provenienti da altre regioni e dalle altre province siciliane: “25 in tutto, su oltre 70 domande di ammissione – specifica Erice.- Le attuali norme di sicurezza sanitaria hanno costretto a limitare il numero dei partecipanti che fruiscono dell’ospitalità nel corso della settimana. Le iscrizioni restano però aperte agli abitanti a Riesi e dei centri vicini”.

Nell’edizione del 2020 con questa iniziativa del Servizio Cristiano Valdese si riuscì a rifunzionalizzare il pian terreno del terra-tetto confiscato, coinvolgendo i ragazzini del paese nella trasformazione di una delle stanze in ludoteca e nella sistemazione degli spazi esterni, ridipinditi di blu. Con l’ingresso nel progetto dei Coltivatori di Bellezza la 7 giorni riesina di fine agosto sarà più articolata. Mentre il recupero architettonico riguarderà adesso l’intero primo piano della palazzina, l’attività didattica ruoterà su 4 laboratori, che svilupperanno in contemporanea progetti su altrettanti campi. Più in dettaglio, saranno dedicati al Service Design, con uno studio denominato “Tornare ad abitare luoghi: della memoria e della contemporaneità”, curato da Maria Cristina Lavazza e Luisa Carrada; al Community Building, con un momento formativo intitolato “Costruire reti di comunità e relazioni con il territorio”, a cura di Elisabetta Caruso e dell’Associazione BitMup; e, ancora, al laboratorio di Autocostruzione, finalizzato alla realizzazione delle Stanze dello Scirocco’, spazi di riflessione e immaginazione, a cura di Marco Terranova e al progetto “CivicoCivico!”, in cui lo studio di architettura Orizzontale continuerà il lavoro di rigenerazione del bene confiscato avviato nella scorsa edizione dall’architetto palermitano Flora La Sita che quest’anno guiderà i ragazzini del paese nella progettazione e realizzazione di un sistema meccanico, sorta di struttura rudimentale costruita in legno e rubinetteria, il cui funzionamento – anticipano dall’organizzazione – evocherà la questione della tutela ambientale.

Un piccolo festival di attività creative e sociali diverse tra loro, ma collegate. Pratiche, giochi, ispirazioni, parole, attività di gruppo per imparare a pensare e ad agire da designer, partendo dall’osservazione dell’ambiente circostante, interrogando luoghi e le persone, facendo affiorare ricordi e materializzare opportunità. “L’idea che ci ispira è che gli spazi possono essere recuperati non solo mediante interventi di architettura e di ristrutturazione, bensì stimolando e mettendo sul campo l’entusiasmo della comunità del paese. Il punto nodale è riuscire a coinvolgerla in questo processo, in modo che percepisca senza paura come suo un bene sequestrato alla mafia. Con la consapevolezza che questo passaggio serva a risolvere problemi: per esempio quello della dispersione scolastica”.

IL VILLAGGIO MONTE DEGLI ULIVI

L’iniziativa della summerschool di Riesi ha un retroterra significativo. Quello che dal 1968 viene segnato da una particolare struttura, il Villaggio Monte degli Ulivi: una tenuta di 21 ettari coltivati a uliveti, alberi di agrumi, mandorli, carrubi e tante altre piantagioni, nella quale insieme a una foresteria sorgono tre scuole, un asilo nido, una materna e una scuola elementare paritaria, nonché un centro di riabilitazione dotato di piscina coperta. Un complesso che per questa chiesa riformata, presente da quasi un millennio in Italia, rappresenta un’utopia realizzata nel mezzo di un contesto, al centro della Sicilia, economicamente depresso ma dal grande fascino naturalistico e agreste. 

A idearlo e realizzarlo, tra il 1962 e il 1968 furono il teologo valdese Tullio Vinay, in quegli anni senatore del Partito Comunista e Leonardo Ricci, tra i primi architetti italiani a scardinare la visione tradizionale dell’architettura attraverso spazi in grado di stimolare nuovi rapporti sociali. La loro idea era quella di replicare in Sicilia il progetto Agàpe, il villaggio comunitario concepito dallo stesso Vinay a Torre Pellice, sulle alpi piemontesi, non solo per favorire la formazione spirituale e caratteriale delle nuove generazioni post-belliche aderenti a questa branca del protestantesimo, ma sostanzialmente per aiutare a organizzare la vita della gente del luogo e a migliorarne le condizioni. Una progettualità che a Riesi incontrò tanti problemi e difficoltà legate soprattutto alla desolazione del luogo, alla povertà dei mezzi allora a disposizione e alle interruzioni continue, causate anche dalla mafia locale.

Malgrado tutto, il centro venne realizzato in 6 anni utilizzando la dura ma duttile pietra del territorio e oggi rappresenta una calamita per gli studiosi di architettura in quanto esempio di ‘riconformazione dello spazio del vivere”, come lo definiva Vinay. È dentro questo solco che confluiranno le attività della summerschool che si svolgerà nell’immobile confiscato a neanche 15 minuti di cammino dal Villaggio Monte degli Ulivi. “Con queste seconda edizione vogliamo consolidare il lavoro svolto già lo scorso anno – afferma Gianluca Fiusco, direttore del Servizio Cristiano e ideatore del Lurt – L’ambizione è di estenderlo oltre gli interventi architettonici sui beni confiscati a cosa nostra, attivando un nuovo spazio partecipativo e di buone pratiche”.

Antonio Schembri

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