Rendere trasparenti le procedure per ottenere i propri dati sanitari e far sì che le stesse – specialmente per ciò che concerne i contenuti del Fascicolo elettronico – non prevedano costi. A proporlo è il deputato di Forza Italia Marco Intravaia, firmatario di un disegno di legge depositato all’Ars. Per il l’esponente azzurro, che ha iniziato la legislatura con il gruppo di Fratelli d’Italia, il ddl è necessario per “disciplinare” i servizi sanitari regionali per ciò che riguarda le cartelle cliniche. “Assicurandone la gratuità per il cittadino secondo quanto previsto dalla normativa europea in materia di protezione dei dati personali”, si legge nella relazione che illustra la proposta e in cui fa riferimento a una sentenza della Corte di giustizia dell’Ue del 26 ottobre 2023.
“La documentazione clinica – prosegue Intravaia – costituisce uno strumento essenziale per garantire al cittadino la piena conoscenza delle informazioni relative al proprio percorso sanitario e per consentire l’esercizio consapevole dei diritti connessi alla tutela della salute”.
Iter più semplici
Avere contezza della documentazione sulla propria storia clinica può tornare utili in molte circostanze. Nel documento che accompagna il ddl si fa cenno ai casi di cambiamenti del medico o della struttura sanitaria, di consulti specialistici, di percorsi diagnostici e terapeutici, di richieste di seconde opinioni.
Composto da quattro articoli, tra cui quello sull’invarianza finanziaria in quanto gli oneri a carico delle strutture sanitarie sarebbero da assolvere con le risorse e il personale attualmente in servizio, il ddl punta a rendere omogenee le procedure per le aziende pubbliche e per i soggetti privati. “Il disegno di legge intende garantire che l’esercizio di tale diritto non sia ostacolato da costi non giustificati”, continua la relazione, specificando che le norme Ue vietano di “addebitare all’interessato costi relativi alla prima copia dei dati personali quando tale richiesta rientra nell’esercizio del diritto di accesso previsto dal Gdpr (Regolamento generale sulla protezione dei dati, nda)”.
Richieste via Pec
La sanità in Sicilia è spesso al centro di storie, di gravità diversa, che parlano di inefficienze. Soprattutto sul piano amministrativo, le procedure sono tortuose e la sensazione non di rado è quella di trovarsi ad avere a che fare con una pubblica amministrazione che opera con modalità diverse. Confondersi, specialmente in casi in cui le preoccupazioni per la salute possono prendere il sopravvento sulla lucidità, è facile.
Il disegno di legge, all’articolo 2, prevede che tutti coloro che abbiano usufruito di prestazioni sanitarie presso strutture operanti in Sicilia potranno fare richiesta e ottenere la documentazione tramite Pec. Sarà possibile ottenerla anche in formato cartaceo gratuitamente, ma limitatamente alla prima richiesta.
“La previsione intende favorire in particolare l’utilizzo degli strumenti digitali, che consentono un accesso più rapido e agevole alla documentazione sanitaria, riducendo al contempo gli oneri amministrativi connessi alla gestione delle richieste. Uno degli obiettivi fondamentali – si legge nella relazione – è la semplificazione delle procedure attraverso le quali il cittadino può ottenere la propria documentazione clinica. L’introduzione e la valorizzazione di canali digitali, quali la Pec e il Fascicolo sanitario elettronico, consentono di ridurre la necessità di accesso fisico agli uffici delle strutture sanitarie e di rendere più efficiente il rapporto tra cittadino e amministrazione sanitaria”.
La proposta di Intravaia prevede che le richieste possano essere presentate dai diretti interessati o da un rappresentante legale o altro soggetto legittimato a fare le veci del titolare dei dati.
Obblighi per le aziende
Affinché un’iniziativa del genere, se approvata dall’Ars, risulti davvero efficace sarà necessario far sì che gli utenti ne vengano a conoscenza.
Per questo il ddl prevede che le strutture sanitarie siano “tenute a rendere pubblicamente disponibile l’indirizzo Pec dedicato al rilascio della documentazione clinica, attraverso i propri siti istituzionali, i portali web e i punti informativi presenti nelle strutture. La conoscibilità delle modalità di accesso – conclude Intravaia – costituisce infatti una condizione essenziale per l’effettivo esercizio del diritto. Non è sufficiente riconoscere formalmente il diritto alla documentazione sanitaria: il cittadino deve poter conoscere in modo immediato a chi rivolgersi, quali modalità utilizzare, quali documenti allegare e quali siano i tempi previsti per l’evasione della richiesta”.
A riguardo delle tempistiche – un tema che nella sanità siciliana fa spesso discutere per i cronici ritardi – nella relazione si specifica che “la disponibilità tempestiva della documentazione clinica rappresenta un elemento essenziale per la tutela della salute”. Per questo, la proposta è quella di impegnare le aziende sanitarie e gli istituti di cura a registrare le richieste ricevute e “garantire la loro evasione entro i termini previsti dalla normativa vigente”.

