Home » Cronaca » Fatti » “Blocchiamo tutto”, marea umana in protesta contro il caro vita invade le piazze della Sicilia

“Blocchiamo tutto”, marea umana in protesta contro il caro vita invade le piazze della Sicilia

“Blocchiamo tutto”, marea umana in protesta contro il caro vita invade le piazze della Sicilia
Foto della manifestazione nel capoluogo regionale. Da Facebook: USB Scuola Palermo

Un “popolo affamato che non riesce più ad arrivare a fine mese” dice basta a guerra e rincari

“Lo sciopero di USB, tutto suo e di quel popolo affamato che non riesce più ad arrivare a fine mese. 30.000 persone a Palermo, un pezzetto di storia”: questo il post sui social del sindacato USB Scuola del capoluogo regionale, che commenta l’ondata di proteste che – in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre – stanno interessando non solo il territorio siciliano, ma tutta la nazione.

Le manifestazioni odierne fanno seguito alle proteste che da settimane interessano tutta l’Italia, e in particolare il centro-sud, con le immagini dello sciopero degli autotrasportatori e quello degli agricoltori che a distanza di diversi giorni fanno ancora il giro del mondo.

Le ragioni dello sciopero del 30 ottobre, perché anche la Sicilia è scesa in piazza

Da Palermo a Catania, cortei con migliaia e migliaia di persone – tra loro tantissimi giovani – hanno invaso le principali strade delle grandi città siciliane. Il messaggio è chiaro e semplice, ripetuto da mesi: “Basta armi, basta caro vita, basta guerra“. Sono le stesse parole che, in varie declinazioni, si leggono sui cartelli. A Palermo il corteo è partito da piazza Politeama in direzione porto; a Catania è partita dal porto in direzione piazza Stesicoro. Al momento non si hanno notizie di particolari disordini.

Al centro delle rivendicazioni c’è il “no” dei cittadini alla politica del riarmo, soprattutto in un momento in cui perfino fare la spesa è diventato un lusso e in cui settori strategici come la scuola e la sanità manifestano criticità notevoli. Si protesta anche contro i problemi nel campo dell’istruzione e della pubblicazione, il razzismo e la guerra.

Una questione che va oltre l’Isola

Quella di oggi è una manifestazione a tutto tondo, che spazia dall’economia alla geopolitica e si presenta come il riflesso di una società locale, nazionale e perfino internazionale – basta guardare ai fatti di Francia, Spagna e non solo – in piena crisi e desiderosa di un cambiamento radicale. “Né bombe, né carovita con questo sistema dobbiamo farla finita”, recita uno dei cartelli portati tra le strade di Palermo. Ed è questo che chiedono i cittadini alle istituzioni non solo locali, ma anche italiane, europee e mondiali: un cambio di direzione prima che sia troppo tardi.

Significativo è che – caso assai raro – le proteste di oggi non coinvolgano solo la Sicilia e il resto d’Italia. Sono oltre 25 organizzazioni sindacali di 22 Paesi a protestare, per esempio, contro le armi. E lo fanno a partire dai porti strategici. In tutto il mondo oggi si fermano 113 porti: di questi, nove sono in Italia. Un fatto apparentemente piccolo, ma destinato ad avere un importante impatto non solo mediatico ma anche nel commercio (soprattutto in ambito mediterraneo) e sulla società.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram