Scontro totale sulla piscina Cappuccini, Comune e Asd Waterpolo ai ferri corti - QdS

Scontro totale sulla piscina Cappuccini, Comune e Asd Waterpolo ai ferri corti

Lina Bruno

Scontro totale sulla piscina Cappuccini, Comune e Asd Waterpolo ai ferri corti

venerdì 28 Giugno 2019 - 00:01
Scontro totale sulla piscina Cappuccini, Comune e Asd Waterpolo ai ferri corti

Presa di posizione dell’Amministrazione De Luca dopo una relazione stilata dagli uffici del Municipio. Un impianto dal passato glorioso che fa i conti con un presente a dir poco desolante

MESSINA – Ristrutturato e integrato con nuovi impianti e tecnologie per le Universiadi del 1997, riaperto nel 2009 dopo i lavori di manutenzione e scenario di manifestazioni valide per le qualificazioni a competizioni internazionali. Questo il passato glorioso dell’impianto natatorio Cappuccini, che fa a pugni con un presente che vede il complesso sportivo chiuso e un tetto crollato, mentre infuria la lite tra il gestore Felice Genovese, presidente Asd Waterpolo, e l’Amministrazione comunale.

Va fatta prima di tutto una premessa. Genovese, in questi anni, è stato anche presidente dei revisori dei Conti dell’Atm, senza che nessuno ponesse problemi d’incompatibilità. Un ruolo confermato dall’ex sindaco Renato Accorinti e non messo in discussione neppure dall’attuale primo cittadino Cateno De Luca, almeno fino alla nascita della nuova Spa.

Per la piscina adesso si dovrebbe andare verso una nuova gara per la concessione. “Acquisita la prova delle gravi inadempienze della Asd Waterpolo – ha scritto De Luca – si conferma la volontà dell’Amministrazione comunale di revocare ogni delibera avente a oggetto l’affidamento della gestione e il successivo accordo transattivo. Al contempo si preannuncia che di tutti i precedenti atti di gestione verrà trasmessa copia alla Corte dei Conti per l’accertamento delle evidenti responsabilità contabili”.

La presa di posizione del sindaco è arrivata dopo la relazione predisposta dagli uffici comunali e i pareri dell’Ufficio legale. Una settimana è crollata una parte del tetto in legno dell’impianto che era stato già da una decina di giorni chiuso al pubblico per criticità strutturali. Il complesso natatorio venne affidato alla Waterpolo già nel 2009 e la gestione confermata nel 2012 quando la società si aggiudicò la concessione per sette anni, dopo una gara di evidenza pubblica. Il contratto stipulato obbligava al pagamento di un canone di 2 mila euro mensili più la partecipazione alle utenze e la realizzazione di un progetto migliorativo per il risparmio energetico.

“Fin da subito – si legge nella relazione del Comune – la Waterpolo si rendeva inadempiente accampando pretestuose doglianze sull’inadeguatezza dell’impianto. Pur continuando a utilizzarlo, traendone profitto, si rifiutava di corrispondere i canoni accumulando un ingente debito”. Debito oggi quantificato in oltre 490 mila euro.

La precedente Amministrazione decise in via sostitutiva di consentire alla società di eseguire alcuni interventi, senza però nessun piano né un preventivo di spese. “Con la Giunta Accorinti – ha sottolineato De Luca – invece di rescindere il contratto si scelse un accordo transattivo, firmato nel 2018, che prolungava la gestione di due anni consentendo alla società di non pagare il canone e porre in compensazione la spesa per altri interventi di manutenzione che avrebbe dovuto eseguire”.

Per i Dipartimenti comunali e per l’Ufficio legale la società, che ha continuato a non pagare il canone e le quote di consumo luce e gas, non avrebbe rispettato i termini contrattuali. Per il sindaco, l’Asd “ha volutamente sospeso il completamento degli interventi strutturali nella convinzione di barattare tali opere con un’ulteriore rimodulazione dell’accordo transattivo decidendo l’esecuzione di altri lavori solo per giustificare le inadempienze”.

Per il presidente Genovese, però, la Waterpolo non è responsabile per le manutenzioni, che comunque ritiene di aver effettuato in questi anni interventi per oltre 400 mila euro. “Dal 2012 – ha affermato – non ci siamo mai tirati indietro e in virtù della transazione non abbiamo lesinato in migliorie, che abbiamo sempre comunicato all’Amministrazione”.

In realtà, che qualcosa non andasse era chiaro da tempo: bastava guardare le condizioni in cui si trovava l’impianto malgrado i tanti interventi effettuati, “in compensazione”, senza però un puntuale controllo del Comune. L’aumento delle tariffe per le società che utilizzavano il complesso da tre a 18 euro l’ora ha poi sancito il definitivo crollo dell’appeal della struttura e la fuga degli atleti verso altri impianti, anche della provincia.

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