Roma, 27 apr. (askanews) – “E’ un arretramento assurdo, in un momento particolarmente improvvido. Il disegno di legge 1552, che modifica la Legge Quadro 157/1992 sulla caccia, rischia di compromettere in modo serio la tutela della fauna selvatica e l’equilibrio degli ecosistemi agricoli. È un passo indietro che il Paese non può permettersi”. Lo dichiara Mario Serpillo, Presidente nazionale dell’UCI – Unione Coltivatori Italiani, commentando la ripresa dell’iter parlamentare del provvedimento attualmente in discussione al Senato.
“La proposta – prosegue Serpillo – introduce elementi fortemente critici: dall’ampliamento delle specie cacciabili alla possibilità di caccia durante la migrazione primaverile, fino alla riduzione delle aree protette e all’indebolimento delle moratorie venatorie. Si tratta di misure che non solo mettono a rischio specie già vulnerabili, gravemente esposte a stress ambientali e climatici, ma alterano un equilibrio delicatissimo che riguarda anche il mondo agricolo”.
Secondo l’UCI, il tema non è ideologico ma strutturale: la biodiversità è una componente essenziale della produttività agricola e della salute dei territori. “Gli agricoltori sono i primi custodi dell’ambiente. Senza biodiversità non c’è agricoltura resiliente, non c’è qualità, non c’è futuro. Pensare di semplificare tutto in chiave venatoria significa ignorare il ruolo strategico degli ecosistemi”, sottolinea Serpillo. Particolarmente preoccupante è il rischio di marginalizzare il contributo scientifico. “Quando si mettono da parte i dati e il lavoro degli organismi indipendenti, si apre la strada a decisioni miopi, dettate da interessi di parte e di breve periodo. È un errore grave: senza scienza non si governa la complessità ambientale”.
Il riferimento di Serpillo intende dare particolare risalto anche ai dati emersi dal progetto LIFE dedicato ad una delle specie più rare al mondo, l’Ibis eremita che attraversa ogni anno l’Italia lungo le rotte migratorie europee. “Parliamo di una specie simbolo, monitorata con tecnologie avanzate, che ci restituisce una fotografia chiara: il bracconaggio incide ancora in modo pesante, arrivando a rappresentare circa il 30% delle perdite. Davanti a numeri così allarmanti, allentare le tutele è semplicemente irresponsabile”.
Il Presidente dell’UCI evidenzia, inoltre, la discrepanza tra queste misure e le politiche europee: “la Commissione europea va nella direzione opposta, chiedendo maggiore protezione proprio nei periodi più delicati, come la migrazione pre-riproduttiva. L’Italia non può permettersi di disallinearsi, né di indebolire il proprio ruolo sul piano internazionale. Serve una visione – conclude Serpillo – che tenga insieme tutela ambientale, agricoltura e sviluppo. Il disegno di legge, così com’è, rompe un delicato ma fondamentale equilibrio. Per questo chiediamo che venga fatto un passo indietro e che si proceda ad un confronto serio, fondato sulla scienza e sulla responsabilità. La biodiversità non è un vincolo: è un asset strategico del Paese”.

