Il settore dell’olio di oliva in grande difficoltà - QdS

Il settore dell’olio di oliva in grande difficoltà

Pietro Vultaggio

Il settore dell’olio di oliva in grande difficoltà

sabato 23 Maggio 2020 - 00:00
Il settore dell’olio di oliva in grande difficoltà

Allarme Coldiretti: crollo della domanda per gli oli di qualità e aumento delle vendite per quelli extracomunitari a basso prezzo. La nota positiva è che gli oliveti mostrano già i segni di una buona annata ma le eccellenze restano invendute

PALERMO – L’uscita dal periodo emergenziale non rappresenta una ripresa per l’economia. Infatti, si sta verificando quello che tutti i produttori di olio di oliva di qualità hanno sempre temuto e cioè un drastico crollo della domanda di olio di qualità ed un aumento delle vendite di oli comunitari ed extracomunitari in offerta a pochi euro.

A lanciare l’allarme è Coldiretti Sicilia con riferimento alla chiusura della “fase 1” che ha registrato una diminuzione di oltre l’ottanta per cento della richiesta di prodotti extravergine Dop e Igp Sicilia. Da un lato lo stop alla ristorazione e dall’altro l’aumento della preparazione di piatti in casa con l’utilizzo di olio a basso prezzo ha determinato il blocco delle vendite di quello fatto in Sicilia, con la conseguenza che i magazzini sono pieni.

“C’è una nota positiva – fa sapere Coldiretti, continuando a leggere la nota – gli oliveti mostrano già i segni di una buona annata anche se bisognerà aspettare un altro mese per verificare il reale e buono andamento”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è l’umore di Gino Catania, presidente della cooperativa agricola di produttori olivicoli Apo di Catania, denunciando una perdita sostanziale dall’inizio del lockdown. “L’olio di qualità – afferma Gino Catania -, le eccellenze a Denominazione Origine Protetta, Biologiche, Monocultivar e Indicazione Geografica Protetta, che sono la ricchezza del nostro territorio, non vengono vendute proprio nel periodo più importante dell’anno. Pensando che tutto si risolva presto – continua -, quindi in modo ottimistico, perderemo come minimo il quaranta per cento”.

“La spiegazione della crisi – prosegue il presidente della cooperativa agricola di produttori olivicoli Apo di Catania -, che non ha eguali nel settore agroalimentare, in leggera crescita nel suo complesso dagli ultimi dati Istat, è non solo legata alla mancanza degli acquisti nel mondo della ristorazione, ma anche alle diverse e nuove abitudini delle famiglie, che si sono approvvigionate nei supermercati dove sono in vendita oli meno pregiati (commerciali e prevalentemente non siciliani), spinti anche dai prezzi e dai marchi famosi”.

Tutto chiaramente condito dallo spettro della crisi, che ha costretto gli italiani ad avere attenzione per il proprio portafogli e, di conseguenza, comprare lo stretto necessario e a basso costo, ma di dubbia provenienza. Ma la vera sfida, quella su cui si fonderà la ripresa, non è sui mercati locali, ma esteri.

“La Spagna, maggiore produttore di olio d’oliva, può in questo momento rubarci gli spazi commerciali internazionali – insiste Gino Catania. Dobbiamo subito ripartire per non perdere i contratti con i grossi buyer e importatori”. Catania si riferisce, in particolare, all’annullamento di importanti eventi fieristici come Sol & Agrifood di Verona, Cibus a Parma o il premio Sirena d’oro di Sorrento, nei quali le ditte locali speravano di concludere contratti.

“Senza considerare tutto questo, la fase 2 o la fase 3 non può esistere – conclude. Si devono recuperare necessariamente i mercati”. L’olio extravergine non può mai competere con l’offerta commerciale a 2,99 euro al litro, ma in questo modo si determina la crisi profonda dei produttori. Il comparto olivicolo dell’Isola è uno dei più importanti con una produzione che, nel 2019, ha raggiunto circa 35 mila tonnellate (dati Coldiretti Sicilia). Bisogna diffidare del low cost perché quello venduto a pochi euro non può essere un vero extravergine.

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