Sicilia aggrappata alla terra contro il Virus. Settore primario ossigeno per l’economia - QdS

Sicilia aggrappata alla terra contro il Virus. Settore primario ossigeno per l’economia

Chiara Borzi

Sicilia aggrappata alla terra contro il Virus. Settore primario ossigeno per l’economia

martedì 17 Marzo 2020 - 00:00
Sicilia aggrappata alla terra contro il Virus. Settore primario ossigeno per l’economia

Agricoltori esclusi dallo stop sancito dal Dpcm. Export frenato ma il door to door è linfa vitale. Le opinioni del dirigente generale dell’assessorato Agricoltura, Dario Cartabellotta, e di Alfio Mannino, segretario regionale Cgil Sicilia. Coronavirus, per lo chef stellato Pino Cuttaia, il futuro è nella campagna, "Se mio figlio mi chiedesse cosa fare da grande, gli direi il contadino"

Il decreto della PCDM dell’11 marzo 2020 ha posto l’agricoltura tra le attività produttive destinate a svolgere un ruolo di primo piano nel periodo di stop imposto dal diffondersi della pandemia Covid-19.
Un’agricoltura che da sempre, pur importante, è stata spesso considerata economia di secondo piano, dalla modernizzazione trascurabile, dall’indotto sacrificabile.

In realtà regioni come la Sicilia non possono prescindere dall’agricoltura. Lontana la stagione della “Milano del Sud” (nata a cavallo degli anni ’60 e ’70 per la città di Catania), viva la profonda crisi del comparto petrolchimico (per cui la sola Gela grazie ad Eni sembra prepararsi), il primo settore appare oggi più che mai un’opportunità su cui investire, anche per provare a salvaguardare l’economia regionale dal crollo generato dalla pandemia Covid-19.

In questa fase storica l’agricoltura siciliana si è presentata come un paziente malconcio. A maggio del 2019 l’Istat ha certificato un calo del Pil siciliano del 2,6 per cento e del valore aggiunto del 4,2 per cento, il doppio rispetto quello registrato per l’Italia (dell’1,3 per cento e del 2,7 per cento).

Altri dati recenti sono stati pubblicati nel rapporto Coreras 2017, dove emerge un valore complessivo della produzione agricola in Sicilia da 4 miliardi e 685 milioni di euro ed un primato italiano nel settore biologico per numero di operatori (11.326 aziende pari al 18,9% del dato nazionale) e per Sau – Superficie agricola utilizzata (345.071 ettari pari al 23,1% del dato nazionale). L’Isola si colloca ai primi posti in Italia per numero di industrie per la trasformazione alimentare, 7.321 attive al 2016 pari al 12% del totale nazionale, e ottiene un primato anche per l’occupazione portata dall’agricoltura: 26 milioni di giornate lavorate con 105.000 occupati, numeri che posizionano la Sicilia al secondo posto dopo la Puglia.

È difficile prevedere che impatto avranno le restrizioni o le “opportunità” del Covid-19 sui numeri dell’agricoltura regionale, ma alcune criticità sono emerse già a febbraio.

FUGA DEI LAVORATORI DAI CAMPI SICILIANI?

Alla fine di febbraio Coldiretti ha comunicato la fuoriuscita dal mercato di 370 mila lavoratori agricoli stranieri impiegati nei campi italiani. Per lo più rumeni, bulgari, polacchi, africani sottoposti a cautela dagli stati di provenienza. La stessa Coldiretti ha evidenziato come più di un quarto del Made in Italy sia sostenuto proprio dal loro impiego, dunque, il periodo di isolamento obbligatorio potrebbe in prospettiva limitare la produzione e conseguenzialmente la distribuzione di ortofrutta in tutto il Paese. In Sicilia la riduzione dei lavoratori non sembra sia stata ancora lamentata. Contattate le associazioni degli agricoltori, pare, non siano ancora giunte segnalazioni a riguardo.

È invece tangibile la paura dei lavoratori che sono impiegati nelle imprese che si occupano della lavorazione dopo il raccolto. Dunque per gli occupati dell’indotto a rischio di contagio. Il Governo ha pronto un decalogo anti Covid-19, dedicato alle grandi e medie aziende, che è possibile estendere a tutte le attività in cui la produzione rimane garantita. Viene chiesto l’impegno del lavoratore ad indossare i dispositivi di protezione, a mantenere le distanze e all’azienda di procedere alla sanificazione degli ambienti e garantire le forniture di mascherine e guanti.

Proprio ieri, con il decreto “Cura Italia” è stato deciso di riconoscere agli operai agricoli a tempo determinato un’indennità una tantum pari a 500 euro. Inoltre il termine per la domanda di disoccupazione agricola è prorogato, solo per le domande in competenza 2019, al giorno 1° giugno 2020.

PUNTARE SUL MADE IN ITALY PER L’ITALIA, MA ARRIVEDERCI EXPORT

Confagricoltura Sicilia ha ricordato in questi giorni l’importanza del Made in Italy in Italia. D’altronde è l’unico mercato rimasto, considerato l’isolamento a cui tutto il Paese è stato sottoposta a livello internazionale. Ciò vuol dire, per la Sicilia, stop a piazze importanti come quella americana per il vino, quella cinese per le arance, quella degli Emirati Arabi (Dubai) per l’uva.

L’export agroalimentare regionale è stato un business da 1,2 miliardi di euro, costituiva l’1,4 per cento di Pil regionale, aveva registrato un aumento del 68 per cento (dati Unicredit Forum Economie Agrifood) e al momento non ci sono stime che possono lasciar intendere a quanto ammonteranno le perdite per la chiusura dei mercati esteri. Solo qualche azienda – purtroppo una minoranza – non rimarrà totalmente al palo, ovvero quelle dotate di una piattaforma e-commerce. Secondo i dati del 6° censimento dell’agricoltura (2012) le imprese siciliane che hanno un portale per la vendita online sono 881, mentre le informatizzate (cioè passate ad una gestione computerizzata) appena l’1,70 per cento, cioè 3.709 imprese su 219.677 registrate. In otto anni qualcosa sarà certamente cambiata, quel che è certa oggi è la necessità di attivarsi, come del resto chiede la stessa Regione Sicilia dal 2014. Con il decreto del 4 marzo, pubblicato in Gazzetta del 21 marzo dello stesso anno, è stato disciplinato sulla filiera corta consentendo, tra le altre attività, la promozione dei circuiti innovativi, quali e-commerce, Ho.Re.Ca. e Gruppi Acquisto Solidale.

ARANCIA BOOM, ANCHE GRAZIE ALLA FAKE NEWS

Tra i prodotti Made in Sicily più gettonati, l’arancia è da tenere nella massima considerazione. Già prima dell’emanazione del Dpcm dell’11 marzo, Ismea aveva diffuso stime sull’andamento della campagna 2019/2020. Dopo un biennio ci sono segnali positivi dati dalla qualità del prodotto e prezzi in aumento, ma il potenziale produttivo continua a ridursi. La Tristeza degli agrumi ha ostacolato gli investimenti per la necessità di pensare alla potatura e la riconversione attuata almeno 4 anni fa in Sicilia inizia ora a dare frutti. Nella Regione la superficie in produzione è diminuita del 2 per cento e del 3,5 per cento nel breve periodo 2016-2019.

“La stagione è quasi al termine, ma abbiamo registrato un boom di richieste – spiega Giousuè Arcoria imprenditore agrumicolo e titolare dell’omonima azienda -. Abbiamo registrato un exploit della domanda interna dovuta alla circolazione della fake news che raccomandava il consumo di arance. Personalmente abbiamo registrato anche un boom di richieste tramite e-commerce. È da fare comunque un’importante precisazione – spiega Arcoria – oggi le arance sono vendute anche a 0,70 centesimi, ma non per una speculazione. Il prodotto è poco, la stagione agrumicola quasi al termine, ma la qualità è alta perché cominciano a vedersi i risultati degli innesti fatti negli anni passati”.



Parla il dirigente generale dell’assessorato Agricoltura, Dario Cartabellotta

 

“Il Dipartimento Agricoltura svolge un’attività fondamentale per l’economia della nostra regione, già messa a dura prova dall’emergenza e pertanto deve garantire il servizio pubblico nel migliore dei modi”. È questo l’indirizzo che il dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione Sicilia, Dario Cartabellotta, ha dato agli uffici di viale della Regione Siciliana a Palermo.

“Tutti i dipendenti e gli utenti (agricoltori, CAA, beneficiari PSR, ecc.) sono tenuti ad utilizzare in via generale e diffusa gli strumenti di connessione digitale (Sian, posta elettronica, Pec, Whatsapp, videoconferenza, Skype, Internet, cellulare, ecc.) per evitare l’interruzione del pubblico servizio.

Al fine di favorire la circolazione rapidissima delle informazioni tutti i dirigenti del dipartimento Agricoltura devono obbligatoriamente essere inseriti nel gruppo Whatsapp del Dipartimento e ciascun dirigente dovrà, a sua volta, garantire che venga raggiunto tutto il personale assegnato con modalità a distanza (es. Whatsapp per IPA, ecc.)”. Dunque l’attività del dipartimento rimane garantita, sotto nuove forme, durante questo periodo di dura prova per le amministrazioni di ogni livello.

La necessità d’inserire anche i prodotti siciliani nel grande mercato globale, seguendo le esigenze della grande distribuzione, ha contestualmente portato a trascurare i mercati locali e altri forme di modernizzazione che avrebbero, già prima dell’arrivo di Covid-19, fatto del primo settore regionale un piccolo fiore all’occhiello.

“Veniamo da 20 anni di globalizzazione che hanno osteggiato l’agricoltura – analizza il dirigente generale del Dipartimento Agricoltura (ed ex assessore regionale) – il Dpcm può aprire una nuova stagione di dignità per il settore. Non possiamo stimare come reagirà il comparto agricolo, la pandemia ha dimostrato quanto sono labili le barriere, l’impatto potrebbe non essere positivo o distruttivo, ma di certo c’è un futuro da ripensare non più solo in ottica globale”.

Pensate ad un tavolo di studio?
“Lo faremo perché è necessario tornare a riflettere sulla filiera corta e sulle opportunità date dall’online. Solo chi riesce a portare a domicilio oggi, tra gli esportatori, ha un vantaggio. Del door to door qualcuno rideva mentre oggi è la vita”.

 



La parola ad Alfio Mannino, segretario regionale Cgil Sicilia

Cgil Sicilia ha partecipato all’incontro in Assessorato dedicato alle tutele dei lavoratori ancora impegnati nei posti di lavoro perché appartenenti ad un’attività produttiva esclusa dagli stop del Dpcm dell’11 marzo.

“Abbiamo disposto le linee guida che verranno emanate martedì mattina (oggi, ndr) – spiega il segretario regionale Cgil Alfio Mannino – Interesseranno i lavoratori delle fabbriche, l’edilizia, i servizi, mentre da martedì ci concentreremo anche sui lavoratori dell’agricoltura. In questo momento l’aspetto più preoccupante riguarda gli occupati nei magazzini, dove si ha difficoltà a rispettare il metro di distanza, dove mancano le mascherine ed è necessaria la sanificazione degli ambienti. Per questi addetti sono in arrivo 20 mila mascherine. Secondariamente, discuteremo del decreto sugli ammortizzatori sociali per i lavoratori espulsi dal mondo del lavoro”.

Nella sua esperienza di segretario Flai Cgil a Catania, Mannino ha dato il proprio punto di vista su un ipotetico scenario che interesserà un’agricoltura tornata prioritaria per l’economia Italia.

“In Sicilia dovremo concepire in modo diverso il nostro modello di sviluppo, perché non si può prescindere dal settore primario. L’agricoltura deve avere un ruolo preminente. La politica di oggi pensa all’imminente, ma abbiamo già politiche di green economy che rappresentano un punto da cui partire. La Sicilia vive grosse contraddizioni nel petrolchimico, a Siracusa, Milazzo e parzialmente a Gela avvantaggiata dalle promesse d’investimento fatte da Eni, ma questo denota comunque la necessità di cambiare modello di sviluppo produttivo. Non succederà oggi, ma dovrà accadere col tempo”.

Coronavirus, lo chef stellato, il futuro è nella campagna
“Se mio figlio mi chiedesse cosa fare da grande, direi il contadino”


PALERMO – “In un momento storico in cui tutto è fermo a causa del coronavirus, in cui quasi tutte le professioni si sono dovute arrestare, la terra non si ferma mai. Se domani mio figlio mi chiedesse consiglio su cosa fare da grande, io non avrei alcun dubbio. Gli direi di fare il contadino, perché anche nel corso di una guerra avrebbe la possibilità di portare il pane a casa”.

Lo afferma Pino Cuttaia, presidente dell’associazione Le Soste di Ulisse e chef del ristorante due stelle Michelin “La Madia”, in una intervista con il sito cronachedigusto.it.

“Ecco, io credo che se da tutta questa situazione qualcosa di buono possa venir fuori, è proprio il riappropriarsi di questo concetto primordiale, la riacquisizione del rapporto tra l’uomo e la terra. – aggiunge – Tutti noi dovremmo tornare ad investire sul pezzo di terra, sugli strumenti culturali e materiali per coltivarlo, sia per il piacere di portarne a casa i frutti che saranno il nutrimento per i nostri figli, sia nella prospettiva di una possibile carestia. Perché oggi come non mai abbiamo avuto la dimostrazione che, anche in piena crisi economica, la campagna non ti abbandona”.

“Impossibile non pensare con una certa preoccupazione al futuro – afferma lo chef – Questa è un po’ la nostra guerra. È dura adesso, ma sarà anche più dura dopo, quando usciremo dal tunnel e ci ritroveremo con un’economia totalmente destabilizzata, non solo a livello locale, ma anche globale. È chiaro che la cosa colpirà tutti. Bisogna comprendere e affrontare anche la concreta possibilità che ristoranti come il mio, che sono considerati di lusso, non potranno ripartire subito perché sarà necessario una fase di transizione per far ripartire l’economia”.

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