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In Sicilia le scuole perdono iscritti, l’ombra di “tagli lineari” e il sistema messo in ginocchio dal calo demografico

In Sicilia le scuole perdono iscritti, l’ombra di “tagli lineari” e il sistema messo in ginocchio dal calo demografico

Romano Pesavento, il presidente del Cnddu, l’associazione professionale italiana formata da docenti di ruolo e precari, denuncia una situazione difficile su QdS.it

In Sicilia, ma in generale su tutto il territorio nazionale, sono sempre meno gli alunni iscritti nelle scuole. Un fenomeno in continua crescita (nel suo senso negativo), dovuto soprattutto al peso del calo demografico che, un anno dopo l’altro, incide sensibilmente tra i banchi delle nostre scuole. Ad accendere i riflettori su questa problematica, e su ciò che realmente significa per la scuola, è il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani.

A spiegare la situazione su QdS.it è Romano Pesavento, il presidente del Cnddu, l’associazione professionale italiana formata da docenti di ruolo e precari.

In Sicilia gli iscritti alla scuola primaria sono 37mila: ecco come il calo demografico pesa sul comparto scolastico

Partiamo da un dato. Nell’anno scolastico 2026-2027, quello iniziato da qualche giorno, a frequentare le scuole in Sicilia sono in totale 639.929 studenti, per una somma di 34.864 classi nell’Isola (fonte: Ufficio Scolastico Regionale). E ancora: gli iscritti al primo anno della scuola primaria in Sicilia sono stati poco oltre i 37mila, mentre gli iscritti al primo anno della secondaria di primo grado sono quasi 42.000, oltre 41.000 per la scuola secondaria di secondo grado. Numeri che si interpretano facilmente e che lanciano un segnale molto chiaro: gli ingressi nelle scuole siciliane sono in costante calo, e la pubblica amministrazione è chiamata a intervenire in quello che è un sistema particolarmente complesso.

Solo alla fine del 2024, la Sicilia registrava 4.787.390 residenti, già più di 9mila in meno dell’anno precedente, così come le nascite erano scese a 33.660, con un meno 1.829 sul bilancio in un solo anno. Per non parlare dell’andamento migratorio dalla Sicilia, dove circa 11mila persone hanno lasciato l’Isola per altre zone d’Italia e del mondo (anche se l’andamento è in parte in controtendenza a causa del boom di rientri dall’estero certificato in Sicilia – clicca qui per leggere l’approfondimento di QdS.it).

Il settore in seria difficoltà, c’è lo spettro dei “tagli lineari”

Ed è qui, in questo duro contesto sociale, che entra in gioco il Cnddu, con il suo elaborato che mette alla luce un problema già evidente, ma che col tempo non fa altro che regredire. “Naturalmente dai dati che abbiamo fornito c’è una situazione legata alla riduzione della scuola primaria, ridotta a circa 37mila unità contro i circa 41mila degli altri iscritti. Un fenomeno che va a regredire a causa di un calo demografico che va a incidere sulle scuole”, evidenzia Pesavento.

“La nostra preoccupazione – prosegue il presidente del Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani – è che il sistema, con questi numeri, vada a lavorare su dei tagli lineari. A quel punto, si rischia di indebolire la struttura scolastica”, sostiene il presidente del Cnddu. Ma cosa si intende per tagli lineari? “Quando viene meno lo studente, la quantità in termini di iscrizioni, scattano questi tagli lineari. Attenzione però, non riguardano solo i docenti: parliamo dell’intero comparto scolastico che lavora sulla classe mancante. Quindi pensiamo al docente certo, ma anche al personale in generale. Tutto questo – evidenzia ancora una volta Romano Pesavento – non fa altro che indebolire la scuola e la sua funzione educativa, per cui quello che chiediamo noi è l’intervento, con coraggio, degli enti competenti”.

La Sicilia subisce gli effetti del calo demografico tra i banchi di scuola, ma il problema riguarda tutto il Mezzogiorno

Come evidenza successivamente Pesavento, il fenomeno del calo iscritti non riguarda solo la Sicilia. In linea generale infatti, questo è un problema di tutto il Mezzogiorno.

“La Puglia e la Calabria non navigano nell’oro, la situazione è sulla scia di quella dell’Isola. Tra migrazioni e mancanza di possibilità lavorative in certe zone del nostro Paese, si creano delle voragini dal punto di vista demografico e della natalità. Queste, vanno a incidente sulla quantità di alunni in classe, ma si tratta di una situazione storica, già ampiamente nota a tutti. La faccenda che noi mettiamo in evidenza – osserva Romano Pesavento, presidente del Cnddu – è che si deve concretamente avviare i lavori sulle previsioni, sulle stime, sul capire come arginare o raggirare questo fenomeno a cui andiamo incontro fa sempre. La mancanza di iscrizione dei bimbi alle scuole primarie rende la scuola un sistema fragile. Pensiamo soprattutto a quei plessi in periferie, nei centri più difficili, dove esistono fenomeni di criminalità. Ecco, la scuola serve da funzione sociale, deve essere sempre attivo e funzionare da presidio operativo. Se viene meno, per la società è un problema”.

“Bisogna lavorare sul concetto di scuola, serve coraggio per contrastare l’emergenza iscritti”

“Quando noi parliamo di scuola ci riferiamo ai docenti, ai tanti personale ATA, al personale scolastico, a tutta una serie di componenti troppo importante per essere messa così in difficoltà. Ciò che servirebbe è una programmazione del Mezzogiorno, serve unità di intenti per cercare di tamponare un problema che non è facilmente risolvibile, ma su cui si può creare del contrasto. Bisogna lavorare sulla qualità della scuola – prosegue ancora Pesavento – sulla funzione di ciò che fa una scuola, sull’importanza che ha formazione sulla nostra società. La scuola ha un ruolo importante di inclusione, di formazione ed educativo”.

“Non si deve solo parlare di numeri – conclude il presidente del Cnddu – quindi di diminuzione di iscritti a causa del calo demografico, ma bisogna lavorare tanto sul concetto di scuola, fattore che nel Mezzogiorno viene un po’ meno. Serve anche coraggio da parte della PA, lo ribadisco ancora, ma bisogna trovare delle soluzioni per evitare questi preoccupanti tagli lineari nel comparto scolastico”.

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