La trasformazione digitale corre in Italia, ma la Sicilia continua a inseguire. Nell’Isola poco più di un cittadino su tre sopra i 15 anni ha utilizzato negli ultimi 12 mesi lo Spid, il servizio d’identità digitale delle Poste, o la Cie, la carta d’identità elettronica, per accedere ai servizi online della pubblica amministrazione, dei gestori di servizi pubblici o di aziende e organizzazioni. Un dato che fotografa un divario ancora evidente rispetto alla media delle regioni più avanzate del Paese e che riporta al centro il tema dell’inclusione digitale. Secondo la rilevazione fatta dall’Istat in riferimento al 2025, in Sicilia ha utilizzato un’identità digitale il 36,7% della popolazione con almeno 15 anni. Tradotto in numeri assoluti, significa che circa 1 milione e 521 mila persone hanno effettuato almeno un accesso attraverso Spid o Cie su una platea complessiva di 4 milioni e 143 mila residenti over 15.
Un gap evidente
Il confronto con il resto d’Italia evidenzia una distanza significativa. L’Emilia-Romagna guida la classifica nazionale con il 58,2% di utenti, seguita dalla Lombardia con il 55% e dal Lazio con il 53,6%. Anche le regioni del Nord-Est e del Nord-Ovest mostrano livelli di utilizzo superiori al 52%, mentre la Sicilia rimane nella parte bassa della graduatoria. L’Isola si colloca comunque leggermente al di sopra di alcune regioni del Mezzogiorno. Il dato siciliano supera infatti quello della Calabria, ferma al 33,8%, del Molise con il 36,6% e della Basilicata con il 36,8%. Resta invece al di sotto della Campania, che raggiunge il 37,5%, della Puglia con il 40% e soprattutto della Sardegna, che tocca il 47%, avvicinandosi ai livelli di diverse regioni del Centro-Nord.
L’identità digitale è necessaria
I numeri raccontano una realtà che va oltre la semplice diffusione di uno strumento tecnologico. L’identità digitale rappresenta, infatti, la chiave d’accesso a un numero crescente di servizi: dalla consultazione dei documenti sanitari alle pratiche previdenziali, dai servizi comunali ai rapporti con enti pubblici e soggetti privati. Un utilizzo ancora limitato significa quindi che una parte consistente della popolazione continua a non sfruttare appieno le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Le ragioni possono essere molteplici. Incidono certamente il diverso livello di alfabetizzazione digitale, la disponibilità di connessioni efficienti, la familiarità con gli strumenti informatici e, in alcuni casi, una minore propensione a sostituire gli sportelli fisici con quelli virtuali. A questo si aggiunge il fattore anagrafico: proprio tra le fasce più anziane della popolazione persistono maggiori difficoltà nell’utilizzo delle piattaforme online.
Si rischia di restare tagliati fuori
Il dato siciliano assume particolare rilievo perché arriva in una fase in cui la pubblica amministrazione sta accelerando il processo di digitalizzazione dei servizi. Sempre più procedure richiedono, infatti, l’autenticazione tramite Spid o carta d’identità elettronica, rendendo questi strumenti indispensabili nella vita quotidiana di cittadini e imprese. Il quadro del 2025 mostra quindi una Sicilia che sta partecipando alla trasformazione digitale, ma con una velocità inferiore rispetto alle aree più dinamiche del Paese. Oltre un milione e mezzo di siciliani utilizza ormai regolarmente l’identità digitale, ma restano ancora milioni di persone che non hanno compiuto questo passo. Ridurre questa distanza non significa soltanto aumentare una percentuale statistica: significa rendere più semplice l’accesso ai servizi, ridurre tempi e burocrazia e garantire che la rivoluzione digitale coinvolga davvero tutti i cittadini, senza lasciare indietro nessuno.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

