Spesa comunitaria della Formazione “Target rispettati” - QdS

Spesa comunitaria della Formazione “Target rispettati”

Michele Giuliano

Spesa comunitaria della Formazione “Target rispettati”

mercoledì 11 Dicembre 2019 - 00:00
Spesa comunitaria della Formazione “Target rispettati”

L’assessore Lagalla difende il suo operato dopo i dubbi sollevati dall’europarlamentare Corrao sull’utilizzo dei fondi. “Entro fine anno la certificazione avrà raggiunto i 189 milioni di euro, garantiti 2.500 lavoratori dell’Albo”

PALERMO – Botta e risposta tra l’europarlamentare Ignazio Corrao e l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale Roberto Lagalla. Dopo le dichiarazioni del rappresentante del Movimento 5 stelle, che ha accusato il governo regionale di mala gestione dei fondi europei per il settore della formazione professionale, Lagalla ha deciso di rispondere con una nota: “Le informazioni divulgate dalla stampa e dalle dichiarazioni dell’europarlamentare Corrao non tengono conto di quanto avvenuto negli ultimi due anni – si legge -. Con una dotazione finanziaria di 125 milioni di euro, di cui 63 milioni a valere sul Fse, l’Avviso 2 del 2018 ha segnato la rinascita del comparto della formazione in Sicilia, consentendo di avviare 850 corsi di formazione e dando l’opportunità ad oltre 12.000 discenti siciliani di conseguire una qualifica professionale. Sul versante delle risorse umane impiegate, si registrano i seguenti dati: 3.200 operatori impiegati, tra formatori e tutor, di cui oltre 2.500 reclutati dall’Albo”.

Ma l’assessore non si ferma qui e segnala anche l’importanza dell’azione di governo a tutela del personale: “Grazie alla legge regionale numero 10 del 18 – evidenzia – è stato garantito agli stessi lavoratori priorità nelle assunzioni da parte degli enti di formazione professionale. Per quanto riguarda l’erogazione dei secondi acconti, questi entro la fine del corrente mese saranno quasi tutti messi in pagamento”.

Ad oggi l’assessorato regionale dell’Istruzione e Formazione professionale ha già certificato 148 milioni di euro del Fse ed entro la fine del corrente anno la spesa certificata ammonterà a 189 milioni di euro. Importi questi che consentono il sereno raggiungimento dei target di spesa comunitaria.

“Si segnala, inoltre, che nei prossimi mesi, ripartirà l’Avviso 8/2016 con una dotazione finanziaria di 136 milioni di euro – aggiunge Lagalla -. In ultimo, a conferma dell’azione di governo in favore dei lavoratori del comparto, si rende noto che dal mese di maggio 2019, l’assessorato all’Istruzione e alla Formazione Professionale, di concerto con quello alla Famiglia, al Lavoro ed alle Politiche Sociali, hanno istituito, presso il competente ministero del Lavoro, un tavolo tecnico straordinario, finalizzato alla individuazione di misure idonee alla risoluzione della crisi del comparto degli operatori della formazione professionale iscritti al predetto Albo, e avanzato una serie di proposte che sono al vaglio tecnico del ministero stesso”.

L’assessore difende in toto il suo lavoro contro la petizione, firmata da quasi 1.400 ex dipendenti di enti che non sono più in attività o che hanno dovuto ridurre il personale, sostenuta in Commissione Peti (commissione per le petizione all’Ue) in presenza dell’avvocato Angela Maria Fasano, in rappresentanza dei formatori siciliani firmatari della petizione. Il Movimento 5 Stelle ha deciso di sostenerla in Parlamento.

La petizione va dritta al punto: la Regione Siciliana, avendo ricevuto i fondi dal Fse, avrebbe dovuto garantire i livelli minimi essenziali di occupazione, così come prescritto dalla normativa di settore. Dall’1 gennaio 2003, infatti, alla realizzazione del piano per la formazione professionale si provvede con le modalità previste per le attività formative cofinanziate dal Fondo sociale europeo.

Dall’analisi combinata delle norme esce fuori che non sono state introdotte modificazioni nei diritti sostanziali dei soggetti che svolgono attività di formazione professionale, ma solo variazioni di natura procedurale. “In tale ottica – dice la petizione – è di tutta evidenza che la Regione Siciliana si sia legittimamente discostata da tale dettato normativo, nel momento in cui permesso che gli Enti hanno proceduto ai licenziamenti del personale, senza tener conto del fondamentale ruolo del dialogo sociale ai fini della salvaguardia dei livelli occupazionali”.

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