Strage Licata, la lite per la proprietà. Parla il sindaco: "Città sconvolta" - QdS

Strage Licata, la lite per la proprietà. Parla il sindaco: “Città sconvolta”

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Strage Licata, la lite per la proprietà. Parla il sindaco: “Città sconvolta”

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mercoledì 26 Gennaio 2022 - 11:10

Il sindaco della città agrigentina commenta la tragedia ai nostri microfoni: "Un evento drammatico. Non solo ha sterminato la famiglia del fratello, ma ha rovinato anche la sua"

Di Antonino Lo Re

Dissapori e diverbi sui terreni di proprietà alla base della strage di Licata. Angelo Tardino ha ucciso il fratello, la moglie e i due figli di 11 e 15 anni e poi si è sparato.

Il sindaco Galanti: “Evento drammatico”

Il sindaco della città di agrigentina, Pino Galanti, è intervenuto ai microfoni di QdS.it: “Una tragedia difficile da commentare -spiega -. Ha perso il senso della ragione. Un evento drammatico perché ha sterminato non solo la famiglia del fratello, ma ha rovinato anche la sua. Nessuna motivazione può giustificare quanto accaduto. Da quello che mi risulta anche l’assassino ha dei bambini della stessa età dei nipoti. Famiglie di agricoltori che non avevano problemi economici, ma pare che vi fossero diatribe legate ai confini delle loro proprietà, che riguardano l’agricoltura”.

Il rapporto tra i due fratelli

I due fratelli da quanto raccolto pare non andassero d’accordo e avevano continui litigi. Ma secondo il primo cittadino di Licata, nessuno in città si aspettava un epilogo del genere. Angelo Tardino era conosciuto, frequentava bar, pizzerie, accompagnava uno dei figli agli allenamenti di basket.

Proclamazione del lutto cittadino

Nelle prossime ore a Licata verrà proclamato il lutto cittadino, lo conferma il primo cittadino licatese: “Quando rientro in città incontrerò il presidente del consiglio comunale e insieme decideremo. E’ opportuno farlo”.

La ricostruzione

Angelo Tardino, 48 anni, ha ucciso quattro familiari, tra cui due minori di 15 e 11 anni, e poi si è sparato l’autore della strage avvenuta in via Riesi, a Licata. Arrivato in fin di vita in elisoccorso all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, è stato in un primo momento intubato e sottoposto a Tac. In seguito è deceduto dopo un disperato tentativo dei sanitari di rianimarlo. Dieci carabinieri hanno presidiando il pronto soccorso dell’ospedale dove era ricoverato.

L’uomo, come si apprende, aveva deciso di costituirsi e mentre era al telefono con i militari ha cambiato idea e si è sparato un colpo di pistola in testa. In un primo momento si pensava che fosse morto sul colpo, ma i sanitari che lo hanno soccorso hanno parlato di “morte cerebrale”.

I nomi delle vittime

E’ Diego Tardino la prima vittima, 45 anni della follia omicida di Angelo Tardino. Oltre al fratello, uccisa la cognata Alexandra Ballacchino, classe 40 anni, e i due nipoti di 11 e 15 anni, Alessia e Vincenzo.

Il porto d’armi e i vicini

Secondo l’Adnkronos, i vicini di casa avrebbero sentito prima la lite e poi gli spari. La pistola usata per la strage è una calibro 9 regolarmente detenuta da Tardino. L’arma è stata sequestrata. L’uomo aveva anche un fucile da caccia e alcune pistole.

Disposta l’autopsia sui corpi delle vittime

Il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha disposto l’autopsia sui quattro corpi delle vittime della strage di Licata. Le salme di Diego Tardino, della moglie Alessandra Ballacchino e dei figli Vincenzo di 11 anni e Alessia di 15 anni, verrano trasferite da Licata a Agrigento. Angelo Tardino ha sparato ai quattro uccidendoli sul colpo. Il bambino è stato trovato a letto.

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