Milano, 10 giu. (askanews) – Toyota chiede all’Unione europea di estendere il riconoscimento “Made in Ue” anche a Paesi partner come Regno Unito, Giappone e Turchia nell’ambito del nuovo Industrial Accelerator Act, il pacchetto con cui Bruxelles punta a rafforzare la competitività manifatturiera europea e a ridurre la dipendenza dalle importazioni a basso costo dalla Cina. Lo ha detto Yoshihiro Nakata, Ceo di Toyota Europe, intervenendo all’Automotive News Europe Congress.
Toyota sostiene l’impianto generale del provvedimento, ma avverte che escludere partner industriali chiave rischierebbe di indebolire investimenti futuri, occupazione e trasferimento tecnologico, riducendo anche la scala regionale necessaria per competere a livello globale. Il nodo riguarda i requisiti di contenuto locale che potrebbero definire l’accesso a misure di sostegno, incentivi o criteri preferenziali legati al “Made in Europe”.
Il tema è sensibile per il gruppo giapponese, che ha stabilimenti di assemblaggio nel Regno Unito e in Turchia da cui esporta verso i Paesi Ue e importa in Europa anche modelli prodotti in Giappone, come la Prius. Toyota conta otto stabilimenti in Europa, a cui si aggiungono veicoli prodotti da partner in altri cinque impianti europei, e ha collaborazioni industriali con gruppi come Bmw e Stellantis.
Nakata ha richiamato il principio industriale del gruppo, “costruire dove vendiamo e approvvigionarci dove produciamo”. Nel 2025, secondo Toyota, l’80% dei veicoli venduti in Europa è stato prodotto nella regione. Per il manager, la forza dell’industria automotive europea deriva anche dal contributo di partner internazionali integrati nella filiera.
La richiesta di Toyota si inserisce nel confronto più ampio sull’Industrial Accelerator Act, presentato da Bruxelles come strumento per sostenere la produzione europea in settori strategici e contrastare la pressione competitiva cinese. La Commissione europea ha legato il pacchetto alla strategia “Made in Europe”, ma il settore auto teme criteri troppo rigidi su catene di fornitura già fortemente integrate tra Ue, Regno Unito, Turchia e Asia.
Nakata ha inoltre chiesto una piena attuazione del regolamento Afir sulle infrastrutture per i carburanti alternativi, in particolare per rispettare gli impegni sul rifornimento a idrogeno nel trasporto pesante. Il ceo di Toyota Europe ha indicato anche i carburanti rinnovabili come leva importante per la decarbonizzazione, in grado di ridurre in modo significativo le emissioni, sostenere competenze tecnologiche europee e rafforzare la sicurezza energetica rispetto alle forniture fossili.
Per Toyota, la competitività europea non passa quindi solo da un rafforzamento della produzione interna, ma da una rete industriale più ampia, capace di includere i partner già integrati nel sistema produttivo e commerciale del continente.

