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Barcellona PdG, dopo le morti si parla di prevenzione

Lina Bruno

Barcellona PdG, dopo le morti si parla di prevenzione

venerdì 22 Novembre 2019 - 00:01
Barcellona PdG, dopo le morti si parla di prevenzione

Istituzioni e sindacati concordi: non si può morire di lavoro. Ma bisogna avviare azioni concrete. Procura già al lavoro per scoprire le cause delle esplosioni che hanno ucciso cinque persone

BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) – La scintilla di una saldatrice, il mancato rispetto delle norme di sicurezza o locali non concepiti per ospitare materiale esplosivo? Le cause dell’esplosione della fabbrica di fuochi d’artificio, che ha causato la morte di cinque persone e il ferimento di altre due, sono ancora tutte da accertare, ma si fanno già molte ipotesi e si cercano riscontri, mentre il procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto, Emanuele Crescenti, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo e incendio.

Sarà un’indagine complessa, come hanno ribadito gli inquirenti, perché ci sono diversi profili da approfondire, tra cui l’accertamento del rispetto delle misure di sicurezza. Paradossalmente, l’incidente si è verificato mentre si effettuavano lavori per rendere i locali più sicuri, con installazione di cancelli e porte in ferro, prescritti dopo un controllo fatto dalla Prefettura. Adesso si dovrà fare chiarezza sulla sicurezza della fabbrica, ma anche sulla regolarità della ditta esterna che stava eseguendo gli interventi. Per questo, a dare un supporto per le indagini ci sono anche gli specialisti del nucleo investigativo antincendi del Comando dei Vigili del fuoco di Palermo e gli ispettori dell’Inail.

“Non si può ancora morire di lavoro” ha detto Crescenti durante il sopralluogo in contrada Femminamorta, davanti ad uno scenario drammatico. Della fabbrica di fuochi d’artificio Vito Costa resta ben poco: intorno solo macerie di casotti in cemento armato andati in frantumi dopo le due esplosioni e resti del materiale pirotecnico accumulato in vista dei grossi ordinativi che sarebbero arrivati per le feste di fine anno.

Le vittime sono la moglie del titolare Venera Mazzeo e quattro operai, tre dei quali dipendenti della Bagnato. Mohamed Taeher Mannai, 39 anni, tunisino che viveva in Italia da dieci anni, Fortunato Porcino, 36 anni, Vito Mazzeo, 23 anni, Giovanni Testaverde, 34 anni. Resta in condizioni critiche Nino Costa, figlio del titolare della fabbrica ricoverato al Centro grandi ustioni di Palermo.

“La tragedia di Barcellona – ha affermato Ivan Tripodi, segretario generale Uil Messina – si deve considerare una strage che colpisce tutto il mondo del lavoro. La Uil esprime cordoglio ai familiari delle vittime che giustamente, a gran voce, chiedono la verità su quanto è avvenuto. Nel contare questi nuovi caduti sul lavoro emerge nella sua drammaticità il tema della sicurezza. A quante altre tragedie dovremo assistere prima di vedere applicate le norme in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro con annessa formazione dei lavoratori? Quando si deciderà di rafforzare gli organici degli ispettorati del lavoro? Le parole di circostanza espresse da chi ha ruoli di primaria responsabilità politica e di governo non bastano più e minano la credibilità delle istituzioni. Ci vogliono atti e azioni concrete finalizzate a garantire realmente la sicurezza dei lavoratori”.

E mentre il sindaco Roberto Materia ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino, che coinciderà con la data dei funerali delle vittime, dell’incidente di Barcellona si discuterà anche stamattina a Messina, durante una riunione straordinaria di Commissione a Palazzo Zanca. “L’VII Commissione – ha sottolineato il presidente Dino Bramanti – ha una delega importante che riguarda proprio la sicurezza sui luoghi di lavoro ed è opportuno avviare una ricognizione nell’area metropolitana di Messina per fare una seria disamina su prevenzione e sicurezza. Avvieremo presto un tavolo di confronto con le istituzioni preposte alla sicurezza sul lavoro, i sindacati e i rappresentanti delle associazioni vittime e famiglie di vittime dei caduti sul lavoro”.

Il Codacons ha fatto un elenco delle vittime per esplosioni in fabbriche di giochi pirotecnici dal 2000 a oggi. Il bilancio è di 68 vittime. “Una vera e propria strage – ha detto il presidente Carlo Rienzi – che riporta la questione della sicurezza in primo piano. Servono più controlli e occorre verificare costantemente il rispetto delle norme di sicurezza”.

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