Transizione ecologica è una questione seria - QdS

Transizione ecologica è una questione seria

Carlo Alberto Tregua

Transizione ecologica è una questione seria

mercoledì 02 Marzo 2022 - 06:30

I parolai fanno ammuina

Come sempre accade, nella vita sociale delle popolazioni avanzate arrivano le mode, di qualunque genere e tipo.
Ora è arrivata quella della “transizione ecologica”. Per la verità non si dovrebbe trattare di moda, ma di un’urgente necessità, che è quella di modificare usi e consuetudini per tentare di iniziare il difficile percorso della decarbonizzazione atmosferica.

Nonostante i diversi accordi di questi ultimi decenni, per ultimo quello di Parigi nel 2015, e le diverse conferenze, l’ultima la COP26 a Glasgow, da questo orecchio i potenti non ci sentono.
Fra essi citiamo gli Stati Uniti che, anziché diminuire la produzione di energia fossile e aumentare quella da fonti rinnovabili, agiscono al contrario. Per non parlare della seconda potenza mondiale, quella cinese, che continua ad attivare la produzione energetica dal carbone, che ha il vantaggio di costare molto poco, ma l’enorme svantaggio di inquinare l’atmosfera in modo esponenziale.


Migliaia di miliardi di tonnellate di anidride carbonica ormai sono depositate nell’atmosfera, con le conseguenze a tutti note come lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento della temperatura media e l’innalzamento del livello dei mari.
La strada per invertire questo deprecabile percorso è molto chiara e si può sintetizzare in sei punti: 1) Neutralità climatica, vale a dire che occorre tendere verso le emissioni zero. 2) Rivoluzione energetica, cioè l’utilizzo di fonti a impatto zero, come quelle solari, eoliche, marine. 3) Conversione ecologica dell’economia, infatti non bisogna dimenticare che tutti i prodotti agricoli con i quali ci nutriamo, nonché quelli industriali e tutti i servizi materiali, producono forte inquinamento. 4) Gestione circolare dei rifiuti, ovvero utilizzarli per produrre energia, prodotti della terra, biocarburante ed altri. 5) Sistema dei trasporti internazionali, nazionali e locali con utilizzo esclusivo di energia pulita. 6) Sistema agroalimentare che elimini le sostanze inquinanti. Questi ultimi due punti rientrano nella politica di Green City.
Come si vede, il quadro è chiaro e le strade sono indicate, ma non vogliono essere intraprese da chi non ha a cuore l’esistenza stessa della vita sulla Terra.

Fra le cause ostative vi sono motivi politici di governanti, che inseguono il consenso giorno per giorno in base ai sondaggi e non attuano piani poliennali che intacchino le tasche dei cittadini. Vi sono interessi economici, che ruotano intorno ai combustibili fossili; vi sono difficoltà sociali e occupazionali e anche l’impreparazione ad affrontare i cambiamenti ostacolati da una pigrizia naturale nelle persone, abituate al loro tran tran e contrarie ai cambiamenti delle loro spesso comode abitudini.

Perché avvenga questa “transizione ecologica” occorre un massiccio bombardamento informativo che spieghi gli enormi danni che subirà il Pianeta fra qualche decina di anni (non molti) e che solo un atto di preveggenza sociale può impedire.
L’Agenzia europea dell’ambiente ha pubblicato nel 2015 un rapporto sugli impatti del cambiamento climatico, il quale mette in linea tutte le cause della grave crisi, che ormai è sotto gli occhi di tutti ed è ampiamente studiata e documentata. Sol che la cecità collettiva non vuole leggere queste cose.


Il rapporto “Emissions gap 2018” dell’Unep (United nations environment programme) documenta che i Paesi non vanno verso la riduzione dell’inquinamento, piuttosto il contrario per i motivi che abbiamo prima descritto, conseguenti, appunto, ad abitudini e a convenienze economiche.

Se tutto va bene, nel fatidico 2030, anno cui tutti puntano, la riduzione delle emissioni sarà di appena, forse, il 30 per cento, col che significa che nella tappa che tutti indicano nel 2050 non si sarà ancora raggiunta la soglia necessaria per mantenere l’aumento medio della temperatura annuale di 2 gradi.
Va ancora sottolineato che l’Agenzia internazionale dell’energia ha indicato il contrario di quello che andrebbe fatto, cioé che i nuovi investimenti nei combustibili fossili dovrebbero diminuire per fare aumentare quelli verso le fonti rinnovabili.
L’umanità corre incontro a un disastro ecologico, ma non intende cambiare; come chi va verso il precipizio e non vuole usare il freno per fermarsi sull’orlo dello stesso.

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