Trasporto aereo, anche in Sicilia il Pnrr per riprendere quota - QdS

Trasporto aereo, anche in Sicilia il Pnrr per riprendere quota

Pietro Vultaggio

Trasporto aereo, anche in Sicilia il Pnrr per riprendere quota

giovedì 04 Marzo 2021 - 06:00

La Cisl, “il sistema aeroportuale isolano è il quarto del Paese, ma se non sarà sostenuto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, fallirà”. Il presidente di Airgest (Trapani-Birgi) al QdS, “assenza di una politica integrata e di un vettore nazionale competitivo”

TRAPANI – Il trasporto aereo è in ginocchio e attraversa una crisi senza precedenti. Migliaia di lavoratori, della filiera e dell’indotto, sono in cassa integrazione con un futuro incerto. La denuncia arriva da Fit-Cisl Sicilia (Federazione italiana trasporti) con il segretario generale Dionisio Giordano e il segretario regionale – con delega al Trasporto aereo – Antonio Dei Bardi, i quali chiedono al Governo di inserire il comparto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

“Il sistema aeroportuale siciliano, il quarto del Paese per volumi di traffico, che negli ultimi anni ha registrato trend di crescita tra i più significativi nello scenario economico-produttivo, è in ginocchio – dichiarano i segretari – e tutti gli studi di settore proiettano un suo rilancio non prima di 4-5 anni. Ciò può significare il fallimento dell’intero segmento aereo-industriale siciliano se non supportato e sostenuto adeguatamente”.

È essenziale però pensare alla crisi anche in termini di conseguenze che ricadono su ogni singolo lavoratore. “Solitamente si pensa solo alle compagnie aeree – scrivono i vertici Fit-Cisl. In realtà, il sistema aereo è molto più complesso, perché formato da operatori che garantiscono assistenza ai passeggeri, pulizia e manutenzione degli aeromobili, gestori dei terminal aeroportuali e della security ed altri prestatori di servizi come dogane, ristorazione ed autonoleggio, fornitori di carburante ed altri”.

I dati Istat confermano che in Italia, nel 2017, hanno operato nel settore 193 imprese, che hanno realizzato un fatturato di 9,4 miliardi di euro e occupato poco meno di 20mila unità di lavoro, di cui il 99,7% sono lavoratrici e lavoratori dipendenti. “Il trasporto aereo costituisce un asset fondamentale per lo sviluppo e la crescita del Pil regionale, assicura ed afferma il diritto alla mobilità delle persone, garantisce il trasporto delle merci e la competitività alle imprese siciliane – affermano i segretari. Il settore è volano espansivo per il turismo ed il commercio, assorbe direttamente oltre 2.500 lavoratori, la cui totalità è oggi posta in cassa integrazione, con gravi ripercussioni sui loro livelli salariali e ad altissimo rischio occupazionale. Siamo estremamente preoccupati per la sussistenza dell’intero sistema aeroportuale siciliano, che già registrava importanti fragilità negli aeroporti minori, e per il grave rischio occupazionale e sociale che si sta correndo”.

Abbiamo chiesto un parere a Salvatore Ombra, presidente di Airgest (società di gestione dell’aeroporto di Trapani Birgi): “Auspichiamo l’individuazione di una concreta strategia nazionale di riordino del sistema aeroportuale italiano, che tenga conto non solo degli interessi economici dei grandi scali ma anche e soprattutto della funzione di volano di sviluppo di aree periferiche, nonchè della funzione sociale e di servizio degli scali minori”.

“Sarebbe augurabile – prosegue Ombra – prendere spunto dal lavoro fatto sugli aeroporti in Grecia e Spagna, dove la gestione integrata degli aeroporti e l’offerta dei servizi aeronautici a condizioni economiche, attrattive ed incentivanti per i vettori, producono flussi di turismo. Tale politica sta premiando queste nazioni con un notevolissimo afflusso turistico, collegato non solo alle bellezze ed all’ospitalità di quei territori ma anche alla grande capacità di attrarre vettori aerei, e quindi passeggeri”.

“In Italia – conclude Ombra – l’estrema frammentazione delle gestioni aeroportuali, insieme all’assenza di una politica integrata ed un vettore di riferimento nazionale competitivo, rischiano di far perdere al Bel Paese quote importanti di turismo”.

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