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Ue, nessuna difesa senza l’apparato Usa

Ue, nessuna difesa senza l’apparato Usa
Mark Rutte, foto da Imagoeconomica

Serve un progetto di autodifesa

Nella riunione della Nato a Istanbul del 7 e 8 luglio – nella quale erano presenti trentadue soci, compreso il presidente degli Usa, Donald Trump – si sono messe in evidenza alcune linee su cui l’Alleanza dovrebbe condurre la propria attività nei prossimi anni. Tuttavia, non è stato stilato un programma chiaro, se non il generico riferimento allo Statuto e all’attività della stessa Organizzazione.

Una cosa appare subito evidente: la Nato senza gli Usa non ha alcuna capacità operativa né gli strumenti e gli armamenti difensivi idonei a resistere a un’eventuale aggressione da parte di Paesi terzi. Per cui ci sembra del tutto risibile il balletto che gira attorno alla questione di fondo, e cioè che gli Usa sono il dominus della stessa Nato; il resto sono chiacchiere da comari, che mettono in evidenza un’incapacità di tutti gli altri trentuno membri di prescindere dal dominio dell’armata americana.

Unione europea e difesa comune: le criticità del sistema

L’Unione europea dei Ventisette ha una gravissima responsabilità in questo quadro e cioè non avere mai pensato a crearsi gli strumenti difensivi e offensivi necessari per resistere a eventuali aggressioni di Paesi terzi. Si è sempre cullata sul fatto che sarebbero stati i cosiddetti “Gendarmi del mondo” a pensarci, vale a dire gli americani.

Ora che è arrivato alla quarantasettesima Presidenza degli Usa Donald Trump, i nodi sono venuti al pettine e rimangono difficili da sciogliere, perché chi non è previdente si accorge delle conseguenze del suo agire troppo tardi.

Questa è la fotografia dello stato dei fatti a prova di smentita. E questi fatti si aggravano per l’inconcludenza e inattività della Commissione europea, presieduta dalla von der Leyen, la quale non prende alcuna iniziativa per costruire un progetto di autodifesa degli aderenti all’Ue.

Spese militari, tecnologia e armamenti nella strategia Nato

Quando si continua a blaterare che i trentadue associati alla Nato devono apportare risorse finanziarie pari al cinque per cento del loro Pil, non ci si rende conto che questo obbiettivo è praticamente irraggiungibile. Nel caso del nostro Paese – che in atto fra armamenti e sicurezza ha stanziato circa il 2,8 per cento del Pil – la differenza del 2,2 per cento significa oltre cinquanta miliardi, impossibili da recuperare.

Vi è un’altra questione che vogliamo sottolinearvi e riguarda il fatto che le spese per acquisto di armamenti vanno verso l’altra riva dell’Atlantico, perché colà ci sono le industrie più avanzate tecnologicamente, che quindi stanno facendo affari d’oro con le vendite sempre più cospicue dei loro mezzi.

Vi è da rilevare anche una certa arretratezza tecnologica delle industrie europee in quel settore digitale dei puntamenti di missili e droni e della difesa, con altrettanti sistemi digitali contro i missili e droni lanciati da terzi. Queste sono le armi più micidiali e più precise (nonché le più terribili), a causa delle quali Kiev, capitale dell’Ucraina, sta subendo gravi conseguenze. Gli apparati ucraini non sono stati in condizione, anche dal punto di vista tecnologico, di fronteggiare questi attrezzi mortali partiti dalla Russia.

La guerra, quindi, oggi si combatte soprattutto con mezzi tecnologici. Ma ancora di più con mezzi economici.

Il futuro della Nato tra Europa, Stati Uniti e sicurezza internazionale

Ovviamente la riunione di Istanbul è interlocutoria perché nulla si è concluso, con la conseguenza che la Nato continua a galleggiare sotto la guida ondivaga di Donald Trump, cui è venuto il vezzo di volere vilipendere e danneggiare tutti gli altri associati per affermare ancora una volta la forza del suo apparato, senza il quale, sostiene il presidente Usa, la Nato non vale nulla.

Vera o non vera questa affermazione resta il fatto che non si vede una linea costruttiva per passare dalle interlocuzioni a, come prima si scriveva, un progetto concreto da realizzarsi da qui a dieci anni, il che è una grave lacuna perché comunque l’Alleanza è indispensabile in caso di aggressione, anche se al momento non c’è alcun segnale al riguardo.

Infatti, non riteniamo che la Russia possa avere interesse ad allargare il conflitto dall’Ucraina ad altre nazioni europee. Ricordiamo ancora una volta che la vera guerra si fa con l’economia e non con le armi, di qualunque genere.