Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran, Libano e gli altri Paesi del Golfo di mercoledì 15 luglio 2026.
Guerra in Iran, le notizie in diretta del 15 luglio 2026
Punti chiave
- Idf conferma raid nel sud del Libano
- Annunciati nuovi raid degli USA
- Idf in allerta
- Funerali Ali Khamenei, in migliaia al corteo funebre a Teheran
- Ghalibaf: "Guerra con Usa è esistenziale"
- Continuano i raid statunitensi, l'Iran sospende gli esami scolastici
- Iran, sale il bilancio delle vittime
- Il CENTCOM nega attacchi contro obiettivi civili
- L'Iran frena sui negoziati: "Per ora concentrati sulla difesa"
- USA colpiscono l'isola di Hengam nello Stretto di Hormuz
L’Idf ha reso noto di aver effettuato raid nel sud del Libano. Tre operativi di Hezbollah sarebbero stati uccisi nell’attacco, vicino all’insediamento di Beit Yahoun.
Il Centcom statunitense l’inizio di una nuova ondata di raid contro l’Iran, la seconda di oggi. I raid hanno come obiettivo ridimensionare “le capacità militari usate per minacciare le navi in transito libero nello Stretto di Hormuz”.
“Le Idf stanno monitorando gli sviluppi in Iran e in altri contesti, sono in allerta e pronte ad agire e a colpire con forza qualsiasi nemico che tenti di danneggiare i civili israeliani”. Lo dice il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, durante la cerimonia commemorativa per i membri dell’intelligence caduti durante il conflitto.
Una folla di iraniani è scesa in piazza a Teheran per partecipare al corteo funebre per l’ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran uccisa all’inizio della guerra contro Stati Uniti e Israele. Alcuni partecipanti ai funerali hanno percorso le strade della capitale gridando “Morte agli Stati Uniti” e “Morte a Israele”. Altri avrebbero anche lanciato pietre contro una foto di Donald Trump al grido di “L’America è il Grande Satana”.
“Stiamo affrontando una guerra esistenziale con l’America che mira a rovesciare il nostro regime e dividere il nostro paese”. Lo afferma il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohamed Bagher Ghalibaf.
Nelle scorse ore il Ministero dell’Educazione iraniano ha disposto la sospensione degli esami per gli studenti di 6 province a causa dei nuovi attacchi statunitensi. Lo riporta Al Jazeera.
Secondo l’ultimo bilancio del Ministero della Salute iraniana, il bilancio degli attacchi lanciati dagli Stati Uniti nell’ultimo mese ammonterebbe a 35 morti e 300 feriti.
Il Centcom statunitense nega di aver colpito obiettivi civili in Iran. In una nota postata sui social si legge: “I media iraniani sostengono che le forze USA abbiano colpito un deposito civile di grano a Hoveyzeh lo scorso 14 luglio. La notizia è FALSA”.
E ancora: “Le forze statunitensi hanno colpito obiettivi militari iraniani a Bandar Abbas, Khormuj, Ahvaz, Qeshm, Tunb, Bushehr e Kuh-e Stak” allo scopo di “ridurre la capacità dell’Iran di attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz”. Poi, il Centcom accusa le autorità di Teheran: “Nel frattempo, l’Iran ha preso di mira civili innocenti che transitano nello Stretto e nei Paesi del Golfo”.
L’Iran non ha al momento intenzione di riprendere i negoziati con gli Usa. Lo conferma il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, sottolineando che le forze armate della Repubblica islamica hanno dimostrato che “qualsiasi aggressione contro il territorio iraniano sarà sicuramente seguita da una risposta reciproca”.
“Non abbiamo piani per negoziati al momento e siamo concentrati sulla difesa”, ribadisce Baghaei. “Se l’altra parte viola i suoi obblighi, anche noi ci asteniamo dal rispettare i nostri. Questo è un principio e la stessa linea sarà seguita in futuro”, aggiunge.
Udite due esplosioni al centro dell’isola iraniana di Hengam, situata nello Stretto di Hormuz vicino alla più grande isola di Qeshm. Secondo l’agenzia Mehr, si tratterebbe di “missili statunitensi”. Le autorità affermano che, al termine della valutazione preliminare, verrà pubblicato un rapporto integrativo.
Si è concluso a Roma il sesto round di colloqui tra Israele e Libano, con la mediazione degli Stati Uniti, che un funzionario del Dipartimento di Stato statunitense – citato da Axios – ha definito “produttivi e positivi”.
“Passeremo ora a una fase di colloqui tecnici più ampia, che si concentrerà sull’attuazione di tutti gli aspetti del quadro negoziale trilaterale con l’obiettivo di raggiungere un accordo complessivo tra Israele e Libano”, aggiunge.
“Con lo scoppio del conflitto in Iran l’inflazione è cresciuta” e “se il conflitto dovesse perdurare, realizzeremo altri interventi mirati ed efficaci soprattutto per quanto riguarda il sostegno alle imprese e alle famiglie con redditi più bassi”. Lo dichiara il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo durante il question time alla Camera.
Il presidente statunitense Donald Trump torna a parlare della strage nella scuola di Minab in Iran e afferma che “nessuno potrà mai sapere con certezza” cosa sia accaduto nella scuola elementare femminile Shajareh Tayyiba di Minab colpita da un raid – ritenuto statunitense – che ha provocato la morte di oltre 160 bambine. Intervistato da Fox News e incalzato sul ritrovamento di frammenti di missili da crociera Tomahawk statunitensi sul luogo dell’attacco, Trump non esclude del tutto un errore dell’intelligence, ma mette anche in dubbio l’autenticità delle prove finora emerse. “È possibile ci sia stato un errore, ma è anche possibile che quelle immagini siano state generate dall’intelligenza artificiale. Non credo che si arriverà mai a un rapporto conclusivo”, le sue parole.
Il presidente statunitense Donald Trump ha iniziato a dare ascolto alle richieste del Libano? Ne è convinto il presidente libanese Joseph Aoun. “L’accordo quadro è il migliore possibile e ha iniziato a dare i suoi frutti. Washington ha cominciato ad ascoltarci, con il dossier libanese ora sul tavolo del presidente degli Stati Uniti”, afferma Aoun dopo il secondo e ultimo giorno di colloqui Libano-Israele a Roma.
“I nostri obiettivi sono chiari e non scenderemo a compromessi sulle questioni che riguardano i diritti del Libano”, si legge ancora nel comunicato.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è arrivato a Doha nel mezzo della nuova escalation militare tra Teheran e Washingon. Lo riferiscono i media della Repubblica islamica, precisando che l’obiettivo della visita di Araghchi è esprimere alle autorità qatariote le condoglianze per la morte dell’ex emiro Hamad bin Khalifa, la cui morte è stata annunciata domenica.
Il Centcom, il Comando Centrale degli Stati Uniti, ha annunciato di aver completato l’ultima ondata di attacchi contro obiettivi iraniani, che ha “ulteriormente indebolito la capacità dell’Iran di attaccare il traffico marittimo commerciale nello Stretto di Hormuz”.
Su X, il Centcom ha detto di aver “lanciato munizioni di precisione contro sistemi di difesa costiera e siti di stoccaggio e lancio di missili da crociera sull’isola di Greater Tunb per 90 minuti”.
Il memorandum d’intesa firmato da Iran e Stati Uniti lo scorso 17 giugno è “fallito perché ha nascosto le divergenze strategiche invece di risolverle. L’ambiguità che aveva contribuito a raggiungere l’accordo alla fine ha contribuito al suo collasso”. Lo afferma in un’intervista all’Adnkronos Ali Vaez, direttore del programma Iran dell’International Crisis Group (Icg), analizzando la ripresa delle ostilità tra Iran e Stati Uniti e le prospettive di un nuovo acquisto.
Secondo Vaez, nonostante l’escalation nello Stretto di Hormuz, la diplomazia sul dossier nucleare resta l’unica strada percorribile. “Paradossalmente, i combattimenti a Hormuz rafforzano la necessità della diplomazia nucleare. Nessuna delle due parti probabilmente riuscirà a migliorare la propria posizione negoziale attraverso la guerra in modo significativo o sostenibile”, spiega.
Sul piano politico, l’analista ritiene che né Washington né Teheran abbiano al momento un vantaggio chiaro. “L’Iran – prosegue – ritiene che un aumento dei prezzi dell’energia finirà per erodere il sostegno politico a Trump, mentre Washington pensa che una pressione militare ed economica prolungata finirà per logorare Teheran. Entrambe le parti potrebbero però sopravvalutare la propria capacità di resistenza”.
Questo è un “momento geopolitico complesso” ma ” i fondamentali di diversi Paesi sono solidi” e quindi se si dovesse trovare una soluzione al conflitto in Iran “le prospettive sono molto solide in diversi paesi del mondo”. Così l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina intervistato dall’Adnkronos al termine dell’Assemblea dell’Abi a Roma.
Si è concluso il secondo e ultimo giorno di colloqui a Roma tra Israele e Libano. Lo rende noto l’agenzia libanese Nna. Al centro della discussione tra le parti l’accordo quadro firmato dalle parti a Washington che prevede, tra l’altro, il ritiro delle Forze di Difesa israeliane dalle due “zone pilota” nel sud e il trasferimento del controllo delle stesse all’esercito libanese.
L’esercito statunitense ha dato il via, alle 12 italiane, a “una serie di attacchi contro l’Iran“. Lo rende noto il Comando Centrale (Centcom), secondo cui gli attacchi “mirano a indebolire ulteriormente le capacità militari che le forze iraniane hanno utilizzato per attaccare le navi mercantili nello Stretto di Hormuz“.
Il presidente statunitense Donald Trump dentro una bara, avvolto dalla bandiera degli USA. Questa l’immagine inquietante, accompagnata alla scritta “uccidiamo Trump”, apparsa in un murale in piazza Enghelab, nel centro di Teheran. Si tratta di una una minaccia nei confronti del tycoon, ritenuto responsabile – oltre che del conflitto in corso – dell’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei. Questo è solo un esempio delle tante manifestazioni di odio e sete di vendetta da parte della popolazione iraniana nei confronti degli Stati Uniti (e Israele) degli ultimi tempi.
(foto da Adnkronos)
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, sarà a Washington sabato prossimo per prendere parte ai funerali del senatore repubblicano Lindsey Graham. Lo riferiscono fonti israeliane al Jerusalem Post, precisando che Netanyahu dovrebbe restare nella capitale statunitense fino a martedì. Non è chiaro se Netanyahu incontrerà il presidente statunitense Donald Trump.
Le difese aeree del Bahrain intercettano e distruggono diversi missili e droni presumibilmente lanciati dall’Iran contro il Paese nelle prime ore di oggi. A confermarlo in una nota è la Forza di Difesa del Bahrein, precisando che i sistemi di difesa aerea hanno neutralizzato con successo tutte le minacce in arrivo.
Le autorità militari hanno condannato in una nota gli attacchi iraniani contro i civili, assicurando che le forze armate restano al massimo livello di allerta.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale nella Situation Room della Casa Bianca per discutere una nuova offensiva su larga scala contro l’Iran, destinata ad andare oltre gli attuali attacchi nell’area dello Stretto di Hormuz. Lo riferiscono ad Axios tre fonti informate sulla riunione. Avrebbero partecipato, tra gli altri, il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il presidente dei Capi di Stato Maggiore riuniti Dan Caine, il direttore della Cia John Ratcliffe e l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. La riunione si sarebbe concentrata sui piani per “attacchi devastanti” contro obiettivi strategici in Iran e il controllo dello Stretto di Hormuz.
Più di 30 civili sarebbero morti nei recenti attacchi che hanno preso di mira il sud dell’Iran. Lo rende noto la portavoce del governo di Teheran, Fatemeh Mohajerani, in un post su X nel quale non ha precisato dettagli sulle vittime.
Sono 7 i soldati iraniani uccisi nei nuovi raid statunitensi. Lo riferisce l’esercito iraniano, riferendosi all’attacco alla guarnigione di Bambour a Iranshahr come a una “vile aggressione” degli USA. “A questo crimine verrà data una risposta decisa al momento opportuno”, si legge in una dichiarazione pubblicata dall’agenzia di stampa Tasnim.
Gli attacchi statunitensi avrebbero colpito tre aree di Bushehr, in Iran. Lo riporta l’agenzia di stampa ufficiale Irna, citando il governatore Mohammad Mozafari. Non ci sarebbero vittime.
“L’affermazione secondo cui Ansar Allah agirebbe per conto dell’Iran è completamente infondata”. Lo scrive Amir-Saeid Iravani, rappresentante permanente dell’Iran alle Nazioni Unite, in una lettera ad António Guterres, segretario generale dell’Onu, riferendosi alle operazioni degli Houthi in Yemen.
“Le autorità di Sana’a rappresentano una parte significativa del popolo yemenita e prendono le loro decisioni in modo indipendente e in conformità con ciò che considerano essere gli interessi del popolo yemenita”, scrive l’inviato.
Oltre 260 persone sono state ferite negli ultimi attacchi statunitensi. Lo riferisce su X Hossein Kermanpour, portavoce del Ministero della Salute iraniano, aggiungendo che 222 dei feriti hanno ricevuto cure e sono stati dimessi, mentre due persone sono morte.
“Un’altra esplosione è stata udita nella città portuale di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran”, secondo l’agenzia di stampa Tasnim. “Un’altra località della città – afferma l’agenzia – è stata colpita”, riferendo che ulteriori dettagli saranno resi noti dopo una prima valutazione.
Le Guardie della Rivoluzione islamica, i Pasdaran, annunciano di aver “eseguito un attacco alla Quinta Flotta statunitense in Bahrein”. “Abbiamo distrutto un centro militare statunitense nel porto di Abdullah, in Kuwait”, mentre “lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino alla fine dell’aggressione statunitense”, dicono i Pasdaran
“Il nemico americano – prosegue la dichiarazione – ha preso di mira basi e siti costieri nelle province meridionali con missili cruise e bombe”. Le Guardie della Rivoluzione islamica specificano che “l’America ha chiuso le rotte marittime alle navi schierando i suoi pirati nell’Oceano Indiano con il pretesto di controllare lo Stretto di Hormuz e ha privato il mondo del petrolio e del gas della regione”.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) annuncia di aver completato un’ulteriore serie di attacchi contro l’Iran, colpendo decine di obiettivi militari vicino allo Stretto di Hormuz e nelle aree costiere iraniane.
“Aerei da combattimento, droni e navi militari statunitensi hanno lanciato munizioni di precisione contro siti missilistici e di droni iraniani, capacità navali e sistemi di difesa costiera durante l’ondata di sette ore, al fine di indebolire ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare il traffico marittimo commerciale e gli equipaggi civili. Gli attacchi sono avvenuti lo stesso giorno in cui le forze statunitensi hanno ripreso il blocco navale contro le navi in transito da o verso i porti e le aree costiere iraniane”, si legge in un comunicato su X.
A Roma si attende la seconda e ultima giornata di colloqui diretti Israele-Libano, mediati dagli Stati Uniti. La prima giornata sembra essere stata “produttiva”, ma si sa ancora molto poco di quanto accaduto a porte chiuse.
Nel frattempo tra Iran e Stati Uniti la tensione è massima, tra i nuovi raid e l’annuncio di un nuovo blocco navale statunitense solo nei confronti del traffico iraniano. Una mossa che rischia di distruggere i progressi fatti con il memorandum d’intesa di poche settimane fa e che potrebbe far degenerare ulteriormente la situazione geopolitica nel Golfo.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano: le ultime notizie
A Roma è la giornata conclusiva dei colloqui Israele-Libano iniziati il 14 luglio. Secondo il Dipartimento di Stato israeliano, i colloqui della prima giornata sarebbero stati “produttivi”. Tra i temi discussi il graduale ritiro israeliano dal Sud del Libano. Israele si dice pronto a “portare avanti l’attuazione di due zone pilota”. La speranza di tutti i mediatori – dagli Stati Uniti all’Italia che ospita il sesto round di colloqui – è quello che le due parti questa volta vadano oltre le parole e le fragili tregue.
Non arrivano buone notizie sul fronte della guerra Iran-USA. Il CENTCOM statunitense ha annunciato il ripristino del blocco navale sullo Stretto di Hormuz e nel Golfo, ma “solo per il traffico navale iraniano”. E anche una serie di nuovi raid degli USA per “continuare a degradare le capacità iraniane di attaccare navi commerciali”. E non solo questo. Preoccupa che tra gli obiettivi statunitensi appaiano anche infrastrutture strategice per l’Iran come il sito nucleare di Pickaxe Mountain, un impianto capace – sulla carta – di resistere anche ai “bunker buster” statunitensi e più volte etichettato come centro strategico per il deposito di uranio arricchito. Con il memorandum ormai appeso a un filo, il cessate il fuoco finito e la ripresa dei raid, il timore internazionale è legittimo.
Preoccupa anche lo Yemen, che potrebbe diventare un “nuovo” fronte – ammesso che si possa definire tale – del conflitto. L’escalation di violenza tra gli Houthi – storicamente sostenuti dall’Iran – e l’Arabia Saudita potrebbe essere l’ennesima crisi geopolitica dell’area. Nuove tensioni anche tra Cina e Stati Uniti. Il vice rappresentante permanente della Repubblica Popolare alle Nazioni Unite, Sun Lei, ha lanciato pesanti accuse contro gli USA di Donald Trump, accusati di aver “trascinato il Medio Oriente nel baratro“.
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