Roma, 29 apr. (askanews) – Non è solo l’energia: tra instabilità geopolitica e carenza di personale, il 70% delle imprese italiane mostra segni di preoccupazione. Secondo i dati di Unioncamere, con il contributo del Centro Studi Tagliacarne, presentati oggi dal presidente Andrea Prete, quasi una impresa su due prevede un calo del fatturato tra il 5% e il 10%.
“Le nostre aziende affrontano grandi sfide: costi dell’energia, investimenti, credito, carenza di competenze professionali, burocrazia, sostenibilità ambientale, nuove rotte della globalizzazione”, ha dichiarato Prete nel corso dell’Assemblea di Unioncamere. “Le Camere di commercio stanno dando il proprio supporto in tutti questi ambiti e potrebbero sviluppare anche ulteriori linee di attività in grado di aiutare le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni. Diverse norme, però, riducono l’agilità e l’efficacia dell’azione del sistema camerale. Chiediamo perciò interventi di modifica normativa che rendano possibile liberare risorse da destinare a servizi davvero utili alle imprese”.
Nell’ultimo anno, i costi dell’energia per le imprese sono aumentati, secondo i dati di Unioncamere. Il prezzo del petrolio in pochi mesi è raddoppiato, passando da 52 dollari al barile a inizio anno ad oltre 100 dollari. Le fonti rinnovabili contribuiscono solo al 19,4% dei consumi totali di energia (secondo Eurostat), al 19° posto nella UE e al di sotto della media UE (25,2%). L’aumento dei costi energetici colpisce la produttività del lavoro, che, secondo le stime di Unioncamere, potrebbe calare di quasi un punto percentuale (-0,7%). Serve quindi far crescere le fonti di approvvigionamento alternative al fossile. Come le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), al cui supporto si dedicano le Camere di commercio.
Per la loro dimensione, le piccole imprese, sebbene molto flessibili e adattabili al contesto, faticano a investire in innovazione: solo il 19% delle piccole aziende ha messo in programma di investire in Ricerca&Sviluppo nel 2025-27 contro il 51% delle medio-grandi; solo il 24% è a conoscenza dei finanziamenti offerti dall’UE su Ricerca e Innovazione (contro il 44% delle medio-grandi), ma il 28% delle piccole imprese, pur non conoscendoli, sarebbe interessata a cogliere questa opportunità. La mancata innovazione è un freno alla produttività. Per Eurostat, l’Italia è l’unico grande Paese UE che registra un calo della produttività del lavoro dell’1,2% in dieci anni, contro una media UE del +6,9%. “Le Camere di commercio sono molto impegnate su questo fronte – spiega l’organizzazione – attraverso la rete dei Punti impresa digitale hanno accompagnato circa 900mila imprese nei processi di trasformazione; il recente accordo con il CNR prevede il potenziamento della rete territoriale camerale per avvicinare le imprese alla ricerca”.
Solo il 3% delle PMI utilizza capitale non bancario (Venture Capital, Private Equity) e appena lo 0,4% ricorre a strumenti come il crowdfunding o i business angels. Inoltre, secondo Banca d’Italia, meno del 40% delle micro imprese possiede competenze finanziarie adeguate. Le Camere di commercio sono un valido nodo di raccordo tra soggetti della finanza alternativa (Fondi di private equity e venture capital, ecc.) e piccole imprese e per questo si sono candidate a realizzare una rete di Centri della finanza.
Il sistema informativo Excelsior, di Unioncamere e Ministero del Lavoro, mostra che ad aprile le imprese programmano circa 500mila entrate mensili di cui però il 44,6% farà fatica ad essere coperto. Anche questo è un costo: lo skill mismatch può produrre una riduzione della produttività del lavoro fino al -11% secondo le stime del sistema camerale.
“Unioncamere – aggiunge l’organizzazione – ha costanti rapporti con le principali Associazioni imprenditoriali, con le Reti di Scuole e ha avviato una collaborazione con la Fondazione Imprese e Competenze per il made in Italy, che vede il MIMIT tra i fondatori, per promuovere l’orientamento, le competenze professionali richieste dalle imprese e favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il Registro delle imprese è una potente infrastruttura che facilita i processi di semplificazione, rende più veloci le tempistiche, abbatte gli oneri burocratici per le imprese. Questa competenza può essere messa a disposizione per il Wallet digitale per le imprese (il cosiddetto IT Business Wallet), che consentirà l’interazione fluida e legalmente certa tra le imprese con le istituzioni e il mercato”.
Il PNRR ha prodotto effetti importanti anche sul fronte della sostenibilità: tra il 2021 ed il 2024 l’Italia registra un incremento del 25% dei brevetti green ed è nei primi tre paesi europei per numero di brevetti “verdi”. La sostenibilità ambientale sta insomma diventando una vera una strategia aziendale. Ma per molte piccole imprese il percorso va accompagnato con un adeguato supporto formativo, informativo e finanziario.
Presenza nei mercati esteri in uno scenario in trasformazione Lo scenario globale sta cambiando e le rotte della globalizzazione si stanno ridisegnando per grandi aree di influenza.
“Il Sistema camerale – aggiunge l’organizzazione nelle conclusioni – lavora per aiutare le PMI a modificare le aree di presenza sui mercati esteri grazie a piattaforme che connettono le Camere italiane con le 86 Camere Italiane all’estero (CCIE), presenti in 63 Paesi. La rete delle Camere italiane all’estero va potenziata anche in termini di supporto finanziario pubblico. Le Camere italiane all’estero sono anche snodi per favorire l’attrazione degli investimenti esteri. Per questo, Unioncamere ha firmato l’accordo operativo con l’Unità di Missione del MIMIT per attrarre operatori stranieri”. (fonte immagine: Unioncamere)

