Milano, 5 ago. (askanews) – Meno uva ma nessun allarme. Alla vigilia della vendemmia 2026, la prevista flessione delle rese non preoccupa i vignaioli italiani e, nell’attuale fase di mercato, può persino rappresentare un elemento favorevole. Da Nord a Sud, pur con situazioni climatiche e produttive differenti, emerge una priorità condivisa: portare in Cantina uve sane e di qualità, senza rincorrere i volumi. Con i consumi in contrazione e maggiori difficoltà nel collocare la produzione, qualche grappolo in meno può significare anche meno pressione sul mercato e più attenzione alla valorizzazione del vino. Il tema non riguarda soltanto l’Italia. In Champagne il Comité Champagne ha fissato per il 2026 una resa di 8.800 chilogrammi per ettaro, riducendo la produzione per il quarto anno consecutivo in una fase caratterizzata da stock da gestire, condizioni climatiche difficili e un mercato complesso.
In Alto Adige, Cantina Valle Isarco registra un anticipo vegetativo che dovrebbe tradursi in una vendemmia più precoce rispetto alla media. Le temperature elevate hanno accelerato la maturazione, ma lo stato sanitario delle uve viene giudicato molto buono. Sulle rese, invece, è ancora presto per formulare previsioni precise. “Ogni vigneto reagisce in modo diverso e molto dipenderà dall’andamento delle prossime settimane. Sarà fondamentale individuare il momento giusto per la raccolta, con l’obiettivo di portare in Cantina uve sane e di qualità”, spiega Armin Gratl, direttore generale di Cantina Valle Isarco. Le condizioni dell’annata, aggiunge, richiedono ai soci viticoltori una presenza ancora più attenta in vigneto, perché “non esistono più regole valide per tutti, servono esperienza, flessibilità e una presenza costante in vigneto per prendere le decisioni giuste al momento giusto”. Per Gratl la maggiore complessità della stagione si accompagna al cambiamento delle abitudini di consumo. “Proprio per questo riteniamo ancora più importante puntare sulla qualità e rimanere fedeli alla propria identità”, conclude, indicando nella valorizzazione del territorio e del lavoro dei soci viticoltori la linea della Cantina.
In Trentino, Maso Martis ha invece visto ridimensionarsi l’ipotesi iniziale di una vendemmia fortemente anticipata. Il germogliamento era partito circa dieci giorni prima rispetto al 2025 e l’anticipo si era mantenuto fino alla piena fioritura dell’ultima settimana di maggio e alla prechiusura del grappolo. Le alte temperature di giugno e luglio, assieme alla siccità, hanno però rallentato la fotosintesi e l’accumulo degli zuccheri. “Gli sbalzi termici delle ultime settimane hanno permesso alle viti di riprendere il ciclo di maturazione e tra il 20 e il 25 luglio è iniziata l’invaiatura”, spiega l’enologo Matteo Ferrari. La previsione è di cominciare la raccolta intorno al 18 agosto, con uve che Ferrari indica di “ottima qualità”.
Più prudente la lettura della stagione in Toscana. A Bibbona (Livorno), vicino a Bolgheri, Niccolò Marzichi Lenzi, Ad di Tenuta di Biserno, Tenuta Campo di Sasso e Le Crocine, non vede al momento gli elementi per parlare di una raccolta particolarmente anticipata. “Da qualche anno, già ai primi di agosto siamo tutti ai blocchi di partenza, convinti che la vendemmia sarà particolarmente anticipata. Poi, però, per quanto ci riguarda, nella maggior parte dei casi si finisce per raccogliere più o meno nelle date di sempre”, spiega. L’annata si presenta “sicuramente solare”, ma Marzichi Lenzi ritiene ancora prematuro esprimere valutazioni sulla qualità delle uve e sullo stile dei vini.
In Umbria la diminuzione delle rese assume invece un significato più netto. Marco Caprai, presidente e Ad dell’Azienda agricola Arnaldo Caprai, prevede l’avvio della raccolta entro pochi giorni per le basi spumante e le varietà più precoci, salvo l’arrivo delle precipitazioni auspicate. Siccità e temperature dovrebbero determinare una produzione inferiore alla media tra il 5 e il 10%. “Non sarà un male per la qualità dei vini umbri che non ne risentirà, e considerando i problemi del mercato attuale è meglio avere un po’ meno produzione da piazzare, ma valorizzandola ancora meglio” afferma Caprai. La siccità pone però un problema strutturale. “Queste sofferenze agronomiche devono farci riflettere sul rinnovo degli impianti e sulla necessità di realizzarli con strumenti per l’irrigazione”, osserva Caprai. Nella Valle umbra indica come elemento rilevante la condotta appena realizzata per distribuire l’acqua della diga di Valfabbrica, infrastruttura che considera una garanzia per la disponibilità della risorsa e un possibile vantaggio competitivo per gli investimenti agricoli nel territorio. In Umbria la stima prevede un calo delle uve tra il 5 e il 10%.
In Calabria, sulle colline di Ciro (Crotone), l’Azienda agricola biologica Santa Venere prevede una raccolta anticipata soprattutto per le varietà bianche come il Greco Bianco. L’azienda, guidata da Giuseppe Scala assieme al fratello Federico, si estende per circa 150 ettari su terreni appartenenti alla famiglia Scala dal Seicento. “A Cirò conosciamo bene il caldo e la siccità, fanno parte dell’identità del nostro territorio. Tuttavia, la continuità e l’intensità delle temperature elevate viste negli ultimi mesi stanno ponendo sfide inedite” spiega Giuseppe Scala, precisando che gli acini più piccoli per effetto dello stress idrico fanno prevedere una contrazione delle rese, mentre caldo e scarsa umidità hanno ridotto la pressione di peronospora e oidio. Per affrontare queste condizioni Santa Venere ha limitato la sfogliatura e le lavorazioni invasive del terreno, utilizza la pacciamatura verde e, dove necessario, l’irrigazione a goccia. La scelta del momento della raccolta viene definita attraverso il monitoraggio quotidiano dell’acidità titolabile, del pH e della maturità fenolica delle bucce, oltre alla misurazione degli zuccheri. “In un mercato saturo, la risposta non è produrre di più, ma raccontare meglio l’unicità del territorio”, fa sapere, indicando Gaglioppo e Greco Bianco tra le varietà sulle quali costruire questa identità.
In Sicilia, nell’area di Vittoria (Ragusa), Silvio Balloni, Ad di Santa Tresa e Azienda Agricola Cortese, descrive il 2026 come un’annata agronomicamente complessa. Le piogge primaverili hanno creato una riserva idrica nei terreni sabbioso calcarei, mentre le temperature elevate di giugno e luglio hanno accelerato la maturazione. Anche qui viene stimata una leggera contrazione dei volumi. “I primi stacchi prenderanno il via nella prima metà di agosto, a partire dalle basi spumante per poi proseguire con le varietà a bacca bianca”, spiega Balloni, aggiungendo che per le uve autoctone a bacca rossa la raccolta dovrebbe invece concentrarsi dalla metà di settembre. L’azienda lega la risposta alle condizioni climatiche alla conduzione biologica e alla tutela della biodiversità.

