Vino siciliano, oltre diciassette milioni persi per il coronavirus - QdS

Vino siciliano, oltre diciassette milioni persi per il coronavirus

Chiara Borzi

Vino siciliano, oltre diciassette milioni persi per il coronavirus

mercoledì 01 Luglio 2020 - 03:00
Vino siciliano, oltre diciassette milioni persi per il coronavirus

Dati Istat riferiti a marzo 2020 relativi alle esportazioni verso i Paesi Ue: si passa dai 338 mln ai 321 di quest’anno. Ma nella top 15 delle aziende italiane “più forti”, che vede ai primi posti Ferrari, Berlucchi e Fontanafredda, la Sicilia trova il suo spazio con le aziende Donnafugata e Duca di Salaparuta. L'Osservatorio Vinitaly-Nomisma è positivo sugli scenari futuri e spiega: “Superato il periodo più duro di lockdown”

CATANIA – I brand vitivinicoli siciliano hanno risentito dell’impatto economico della pandemia, ma il 2020 rappresenta comunque un successo per diverse etichette isolane.

Nella top 15 delle aziende italiane “più forti” i primi posti sono saldamente in mano a Ferrari, Berlucchi e Fontanafredda ma la Sicilia trova il suo spazio con le aziende Donnafugata e Duca di Salaparuta. L’azienda marsalese scavalca Mionetto e Zonin, mentre Duca è seconda a Sassicaia.

La classifica completa emerge dalla ricerca “Italy Wine Landscape 2020” che incorona i primi 15 brand più forti del mercato italiano, questo il dettaglio: Ferrari Spumanti, Berlucchi, Fontanafredda, Donnafugata, Ca’ del Bosco, Mionetto Italy, Feudi di San Gregorio, Valdo Italy, Sella & Mosca, Antinori, Zonin 1821, Mastroberardino, Sassicaia, Duca di Salaparuta, Marchesi di Barolo.

Il vino siciliano vive di export verso i paesi Ue ma soprattutto extra Ue e le statistiche che tracciano il calo delle vendite sono già disponibili. I dati provenienti da Istat e riferiti a marzo 2020 hanno fatto registrare una diminuzione degli scambi per 17,5 milioni di euro rispetto lo stesso periodo del 2019. Queste le somme in gioco: 338.499.484 euro per il 2019 e 321.030.071 per il 2020.

Il mercato interno, dunque l’esportazione alimentata dai Paesi appartenenti alla comunità europea, è invece cresciuto di volumi. Se a marzo del 2019 l’export ha permesso di guadagnare 193.900.726 di euro, nello stesso periodo del 2020 il guadagno è salito a 228.280.063 di euro per una crescita pari a 34.379.337 euro.

Istat precisa di aver diffuso delle stime provvisorie, le più aggiornate al momento escludono il periodo di aprile, mese di lockdown, che restituirà sicuramente altre indicazioni.

Non tutto sembra perduto in questo travagliato anno 2020 per il settore vitivinicolo siciliano ed infatti il risultato raggiunto rimane importante e “contagioso” per un’economia che in Sicilia rimane un riferimento ormai stabile e affidabile.

Stando alle indicazioni date dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma, le cantine nazionali sembrano aver superato il periodo più duro del lockdown ed hanno retto alla pandemia meglio delle colleghe francesi.

La crisi che è esplosa ad aprile ha provocato pesanti cali di export per i vini fermi italiani ed in particolare nei mese di lockdown più stringente si sono susseguiti un -5,2% a valore del Giappone e un -48% della Cina, passando per il -12,5% degli Usa (dove però gli spumanti crescono del 6,8%). Il calo complessivo per aprile si è attestato sul -7,2%, che rimane poca cosa contro il -22,2% fatto registrare in Francia.

Alla fine del mese di maggio altre buone notizie hanno interessato il settore vitivinicolo siciliano. Il giornalista e critico enologo del New York Times, Eric Asimov, ha premiato tre bianchi siciliani scelti all’interno di una selezione di dieci bianchi italiani che pongono l’accento sulla biodiversità e sulla qualità delle produzioni. Riconoscimenti sono così arrivati per Benanti Etna Bianco 2018, COS Terre Siciliane Ramí 2018 e Feudo Montoni Grillo Timpa 2018.

Twitter: @ChiaraBorzi

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