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Voto segreto da abolire

Voto segreto da abolire
Camera dei Deputati

Preferenze respinte vigliaccamente

La Camera, col voto segreto del 14 luglio scorso, ha respinto l’emendamento che proponeva l’inserimento delle preferenze nella legge elettorale, da utilizzare per le prossime elezioni del 2027.

L’emendamento è democratico e condivisibile perché consente agli elettori di scegliere tra cittadini e cittadine coloro che dovranno andare nel Parlamento. Avere avuto delle serpi che, nascondendosi vigliaccamente dietro la segretezza del voto, sono andate contro questo principio democratico è deprecabile. I parlamentari infatti dovrebbero avere la dignità di votare secondo scienza e coscienza, ma sempre in modo palese. Così potrebbero essere valutati e giudicati dai propri elettori.

La presenza nei regolamenti parlamentari della facoltà del voto segreto è anacronistica e non democratica. Qualcuno sostiene che esso tuteli la libertà di coscienza: si tratta di una giustificazione falsa, perché il voto palese non vincola la coscienza del parlamentare: più semplicemente lo espone al giudizio dei suoi elettori.

Perché abolire il voto segreto in Parlamento

Il cortocircuito è innestato da sempre: per abolire il voto segreto occorre il voto segreto. Si tratta di un’anomalia che, in qualche modo, dovrebbe essere eliminata definitivamente. Ribadiamo il principio che ogni parlamentare deve rispondere ai suoi elettori senza mascherarsi o nascondersi. Ripetiamo: un atto di vigliaccheria.

Si comprende in questo caso che essa è stata usata strumentalmente contro la maggioranza da una trentina di suoi componenti, appunto vigliacchi, che non hanno avuto il coraggio di dire apertamente che erano contrari all’inserimento nella legge elettorale delle preferenze.

La domanda che ne consegue è: perché contrari alla trasparenza? Perché in questo modo possono essere usati ricatti di vario genere ad usum Delphini, cioè per proprio tornaconto o interesse. Come dire l’uso della politica distorto, perché a vantaggio di pochi e contro l’interesse dei cittadini.

A qualcuno le espressioni che precedono possono sembrare eccessive: a noi sembrano adeguate per sottolineare una scorrettezza che nessuno però vuole eliminare.

L’articolo 67 della Costituzione e il voto palese

A qualche commentatore è venuto in mente di tirare fuori un argomento a favore del voto segreto e precisamente l’art. 67 della Costituzione che recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Ma il vincolo di mandato non significa che le decisioni del parlamentare debbano essere secretate, bensì che egli possa votare secondo la propria sensibilità, tuttavia palesemente. Quindi, tale articolo non ha nulla a che vedere con il nascondersi dietro il voto segreto per esprimere un dissenso anche nei confronti della propria maggioranza.

Il ritorno delle preferenze e la democrazia rappresentativa

Non vogliamo entrare nel merito di tutta la riforma elettorale. Tuttavia, non possiamo nascondere che il ritorno alle preferenze è un ritorno alla democrazia in quanto si restituisce agli elettori un potere che non avevano e si toglie alle segreterie dei partiti, invece, il potere di nominare di fatto persone che saranno elette con l’attribuzione dei seggi e non perché scelti con le preferenze.

Democrazia, rappresentanza e sovranità popolare

 Non è una questione di lana caprina, ma di grande semplicità. La democrazia impone il potere di decidere al Popolo sovrano, i cui cittadini, in base all’art. 3 della Costituzione, sono uguali di fronte alla legge. Ma il Popolo non è sovrano se non può scegliere i propri rappresentanti al massimo livello istituzionale. Sono sovrane le segreterie che impongono i nomi dei loro accoliti utilizzando innominatamente il voto degli elettori. Il che non è democratico.

Non vogliamo girare intorno alla questione, anche perché vi sono opinioni legittimamente diverse da questa espressa oggi. Tuttavia bisogna sempre graduare diritti e doveri, anteponendo i doveri di carattere generale ai diritti di carattere individuale.

Non vi è niente di assoluto nella democrazia. Proprio per questo bisogna tener conto dei principi fondamentali che comunque e in ogni caso hanno prevalenza su qualunque altra considerazione. Il guaio è che i cittadini non riflettono sufficientemente su queste argomentazioni, mentre dovrebbero avere la responsabilità di prendere posizioni nette e inequivocabili.