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Walter Sabatini si racconta dopo il coma: “Ero convinto che gli infermieri mi avrebbero ucciso”

Walter Sabatini si racconta dopo il coma: “Ero convinto che gli infermieri mi avrebbero ucciso”

L’ex dirigente di Roma, Lazio, Palermo e di altri club è stato ospite al podcast One More Time e ha parlato della sua attuale situazione di salute e dei momenti difficili vissuti durante il coma farmacologico

Walter Sabatini è stato ospite del podcast One More Time, in modo inedito. Come ha spiegato Luca Casadei all’inizio del video, a differenza del classico format, stavolta è stato il conduttore ad andare a casa dell’ospite. In questo caso a Roma visto che il dirigente sportivo qualche giorno fa “ha comunicato che non se la sentiva di venire a Milano”.

Sabatini ha poi spiegato la sua attuale difficoltà a uscire di casa, raccontando come la sua vita sia cambiata dopo il coma di 25 giorni durante il quale era sicuro che gli infermieri lo “avrebbero ucciso” dopo aver fatto un accordo con le pompe funebri.

Le allucinazioni durante il coma

Uno degli aspetti più drammatici dell’esperienza vissuta riguarda, dunque, le allucinazioni avute durante il coma farmacologico. Sabatini era convinto di essere morto e racconta di aver vissuto visioni che gli sembravano assolutamente reali. Oltre a quella appena accennata sugli infermieri ve ne sono altre.

“Finii in terapia intensiva, 25 giorni in coma farmacologico. Ero altrove, io ho pensato di essere morto. Io mi credevo morto, perché vedevo troppe cose. Vedevo troppe cose che mi facevano un po’ paura, ma non definitivamente. Le pensavo sempre come transitorie. Vedevo Madre Teresa di Calcutta, la vedevo e mi intrattenevo con lei, che non voleva farsi toccare”.

E ancora: “È stata dura, soprattutto è stata dura dopo, perché non è che quando ti risvegliano sei tutto tarallucci e vino. Quando ti risvegliano, sei un ebete preoccupato. Io ero un ebete preoccupato. A parte il fatto che non sapevo bene se stavo vivendo o no, però è stata un’esperienza brutta”.

Walter Sabatini non esce di casa e ha difficoltà a camminare

Il 71enne ex direttore sportivo anche del Palermo racconta la sua attuale situazione di salute. Una vita ben diversa da quella in gran parte vissuta prima di stare male: “Io non esco più di casa, sto anche un mese senza uscire di casa. Andare al ristorante per me è un sacrificio enorme. Non mi sento al sicuro, ma soprattutto non mi va di espormi di fronte alla gente, mi rende insicuro il fatto che qualcuno mi veda, per esempio, non riuscire ad alzarmi da solo. È una cosa che mi devasta. Perché la mia vita non è stata questa. La mia vita è stata tutt’altro e il ricordo di come ero e di quello che ho fatto mi ferisce”.

L’ex dirigente anche di Lazio e Roma continua: “Mi ferisce perché poi devo far per forza il confronto. Oggi è diventata un’altra vita e ti dico la verità, non è una vita che mi piace. La vita così è una vita inutile e non mi ci abituerò. O ritorno a essere un po’ simile a quello che ero, non penso di poter tornare, ma oppure è veramente una vita non mia, è di qualcun altro”.

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