È Buttanissima, diventerà Serenissima? Non è una provocazione, semmai un auspicio, di sicuro una suggestione. Che Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, consegna alla penna di Antonello Caporale sul Fatto Quotidiano di ieri. Nell’intervista, lo scrittore e giornalista siciliano – passata (forse) la burrasca scatenata dal fuoco amico – parla a tutto spiano, senza sorvolare sul rapporto con il ministro Giuli, ma il passaggio più interessante è quello sul suo futuro. Su cui non ha dubbi: “La Sicilia è la mia terra e unico destino. La mia casa è tra Agira e Leonforte“. Inevitabile l’interrogativo successivo. Non è che “vuol fare il governatore?”, chiede Caporale.
Buttafuoco sogna Zaia governatore della Sicilia
Buttafuoco, ripercorrendo un’idea già battuta in passato, non spreca l’occasione: “Il mio proposito sarebbe di aviotrasportare Luca Zaia (l’ex Presidente della Regione Veneto, nda) nell’Isola e dargli carta bianca. Governa tu. È l’unica possibilità di ridare senso e forza all’autonomia“. E lui, che dell’indipendenza di Palazzo Ca’ Giustinian (e dell’arte in generale) ne ha fatto un vessillo contro indebite pressioni, non può essere certo accusato di ascarismo verso chicchessia. Ma è ovvio che la pensata fa subito volare l’immaginazione.
Papa straniero alla guida della Sicilia
Altro che Russia e martellate sui padiglioni, nell’Isola – c’è da scommetterci – sarebbero pronti, di fronte al rischio di un papa straniero, a far saltare finanche il Ponte sullo Stretto e a costruire barricate. Sulle macerie, si capisce.

